Una messe di profitti a metà anno ma nuvoloni neri all’orizzonte
di Vittoria Puledda , Carlotta Scozzari , di Vittoria Puledda, Carlotta ScozzariCosa succede nell'Eurozona
Il record di Enel
Persino maggiore il fatturato di Enel, che ha superato quota 67 miliardi da 36,3 dello stesso periodo dell'anno prima, spinto dall'aumento dei volumi prodotti e dei prezzi applicati nell'area "generazione termoelettrica e trading" così come dalle "maggiori quantità di energia elettrica e di gas vendute a prezzi medi crescenti" nei mercati finali. L'utile, sceso da 1,78 a 1,69 miliardi, è stato frenato dai maggiori costi di approvvigionamento sugli stessi mercati finali e dalla riduzione di produzione idroelettrica, causata dalla siccità. "Nel 2023 ci aspettiamo che i mercati restino difficili, a meno che non ci sia un accordo europeo sul tetto dei prezzi al gas che non vediamo nel 2022, e ci attendiamo che i prezzi dell'elettricità rimangano tesi e alti" ha previsto l'ad di Enel, Francesco Starace. Intanto, trainati dal segmento "energia" che beneficia della transizione ecologica e della decarbonizzazione, i ricavi di Prysmian sono passati da 6 a quasi 8 miliardi.
Chi aiuta il super dollaro
Il super dollaro ha, invece, dato una mano a società che vendono prodotti negli Stati Uniti come Essilor Luxottica, Stellantis e Campari, i cui ricavi semestrali sono saliti rispettivamente a 12, 88 e 1,26 miliardi. Mentre gli utili di Unicredit sono cresciuti a 2,28 miliardi (1,92 nella prima metà del 2021) beneficiando anche della forza del rublo, essendo la banca italiana ancora attiva in Russia. La concorrente Intesa Sanpaolo, pure operativa a Mosca, ha annunciato profitti semestrali a 2,35 miliardi (3 l'anno prima), dopo rettifiche legate a Russia e Ucraina. E le Assicurazioni Generali hanno realizzato utili per 1,4 miliardi (1,54 nel primo semestre 2021), tenendo conto di svalutazioni su investimenti russi per 138 milioni.
Guardando ai risultati di Poste Italiane, azienda che ormai guadagna più dall'area finanziaria che dai pacchi, i margini sugli acquisti di Superbonus al 110% e di altri crediti fiscali hanno favorito la complessiva crescita del 25% dei profitti, a 964 milioni. "Le trimestrali - nota Matteo Ramenghi, direttore investimenti di Ubs Wm Italia - complessivamente sono andate meglio di quanto previsto dagli analisti. In Europa ciò non stupisce perché anche il Pil ha registrato una migliore performance, mentre negli Stati Uniti il buon andamento dei profitti ha superato quello dell'economia, in recessione tecnica". Anche il futuro sembra essere a due direzioni: se da molte società giungono segnali rassicuranti che non paiono anticipare forti temporali all'orizzonte, non manca chi, ragionando sullo scenario macroeconomico, formula previsioni cupe. "Al momento non vediamo una forte recessione o scenari estremi" ha dichiarato l'ad di Unicredit, Andrea Orcel, aggiungendo che però "le imprese e le famiglie sono spaventate dalle notizie dalla guerra e dalle conseguenze economiche". "Ora - ha ribadito il concetto il suo omologo in Intesa, Carlo Messina - ci sono zero segnali di una potenziale recessione. Un rallentamento è possibile, ma parlando con i protagonisti dell'economia reale la recessione non sembra essere lo scenario principale del Paese".
Le aziende italiane che migliorano
Parole che aiutano a comprendere perché, nel frattempo, stia continuando ad allungarsi la lista di aziende italiane che migliorano le previsioni per l'anno in corso. Lo hanno fatto, solo per citare alcuni esempi, Buzzi Unicem, Diasorin, Ferrari e persino Tim: quest'ultima, nonostante il peggioramento della perdita nel semestre (483 milioni), ha corretto al rialzo le stime sulla redditività per fine anno. "Le prospettive per il 2022 - spiega Alberto Villa, responsabile della ricerca azionaria di Intermonte - sono ancora positive, anche se si cominciano a vedere segnali di rallentamento. Ovviamente fanno da traino le società del settore dell'energia e delle utility. Più sfumata ma comunque positiva la dinamica delle società industriali, che scontano difficoltà per la mancanza di componenti, e ancor più complessa la traiettoria dei titoli finanziari. Più difficile, per tutti, sarà il 2023, ma il rallentamento è già scontato nei prezzi di Borsa".
Appare ottimista Domenico Ghilotti, co-responsabile dell'Ufficio studi Equita: "Le nostre stime sono per un incremento dell'utile netto rettificato del 15% per Piazza Affari nel 2022 e poi per un ulteriore miglioramento, ma limitato al 3,5%, nel 2023. E già così si tratta di un traguardo sfidante". Mentre Ramenghi vede in arrivo "un rallentamento per via dei tassi più alti che frenano anche la domanda di immobili e il volano che essa genera", quadro a cui si aggiunge "l'incognita del gas russo". Una situazione che potrebbe avere pesanti ripercussioni sulle imprese. Spingendo così, per tornare a "Stranger Things", il mondo degli umani e quello del Sottosopra a entrare in contatto.