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La cinghia stretta dei tedeschi

La pressione sulla Bce è destinata a crescere e lo scudo antispread potrebbe non essere sufficiente per proteggere l’Italia
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Mentre in Italia ricorre il centesimo anno dalla marcia su Roma, in Germania si ricorda l'anniversario secolare di un altro evento, l'iperinflazione, che ha avuto implicazioni profonde e durature sul bagaglio emotivo della popolazione tedesca. L'esperienza di aver perso ogni risparmio e ogni riferimento monetario si è depositata infatti stabilmente nella memoria collettiva. Come la ricorrenza del fascismo è materia di riflessione politica attuale in Italia, quella sull'iperinflazione si innesta in Germania su un'attualità che ha colto di sorpresa quasi tutti gli osservatori. Nell'ultimo bollettino mensile pubblicato dalla Bundesbank, la banca centrale tedesca ha previsto che in Germania il livello dei prezzi crescerà quest'autunno al 10%, nonostante un'incombente recessione.

Ansia da inflazione

Secondo un sondaggio realizzato da Allensbach Institut, l'aumento dell'inflazione sta creando enorme ansia tra la popolazio…

Mentre in Italia ricorre il centesimo anno dalla marcia su Roma, in Germania si ricorda l'anniversario secolare di un altro evento, l'iperinflazione, che ha avuto implicazioni profonde e durature sul bagaglio emotivo della popolazione tedesca. L'esperienza di aver perso ogni risparmio e ogni riferimento monetario si è depositata infatti stabilmente nella memoria collettiva. Come la ricorrenza del fascismo è materia di riflessione politica attuale in Italia, quella sull'iperinflazione si innesta in Germania su un'attualità che ha colto di sorpresa quasi tutti gli osservatori. Nell'ultimo bollettino mensile pubblicato dalla Bundesbank, la banca centrale tedesca ha previsto che in Germania il livello dei prezzi crescerà quest'autunno al 10%, nonostante un'incombente recessione.

Ansia da inflazione

Secondo un sondaggio realizzato da Allensbach Institut, l'aumento dell'inflazione sta creando enorme ansia tra la popolazione, più di quanta ne provochi il conflitto in Ucraina non distante da Berlino. Questo tipo di reazione emotiva è destinato a influenzare l'agenda politica tedesca. L'opposizione sta sollecitando il cancelliere Olaf Scholz a contrastare l'aumento dei prezzi. La risposta finora è stata quella di compensare le famiglie per il costo accresciuto delle bollette e di ridurre le imposte sui prodotti energetici, in un difficile equilibrio tra rischi di recessione e rischi di inflazione, ma senza finora moderare i timori della popolazione.
Tanto più il sistema politico tedesco rifletterà l'ansia dei cittadini, tanto più crescerà la pressione "ambientale" sulla Banca centrale europea perché reagisca con maggiore intransigenza nel controllare le condizioni monetarie dell'area-euro. E questo si ripercuoterà sul livello dei tassi d'interesse e sul costo del debito pubblico italiano.

È poco utile discutere della psiche dei tedeschi. I loro timori saranno giustificati se gli aumenti dei prezzi si dimostreranno permanenti, cioè non passeggeri, ma oggi nessuno è ancora in grado di prevederlo. D'altronde, l'Europa è fatta dall'interazione delle diverse mentalità, sedimentate da esperienze storiche secolari che, prima dell'integrazione europea, non sono mai state pacifiche. Il timore dell'inflazione tra i tedeschi emergeva anche dalle rilevazioni demoscopiche svolte in anni di bassissimo incremento dei prezzi. Anche la guerra ha depositato nella memoria traumi indelebili, infatti l'80% dei tedeschi è preoccupato per la guerra in Ucraina, tuttavia la percentuale di coloro che temono l'inflazione è addirittura maggiore (83%). Una percentuale doppia rispetto al timore di ondate migratorie o di ripresa incontrollata del contagio da coronavirus.

I timori più diffusi

Un tedesco su due dichiara di temere di non poter pagare i costi per il riscaldamento della casa nel prossimo inverno e il 70% si ripromette di ridurre gli altri consumi per compensare i costi del riscaldamento e della benzina. In tal modo l'inflazione - che in gran parte ha origine esogena, cioè da prezzi dell'energia che non dipendono direttamente dalla quantità domandata dai tedeschi o dagli italiani - finisce per accompagnarsi a una recessione. Quella dei tedeschi inclini alla parsimonia non è una percentuale anomala. In passato era stata anche più alta, tanto da giustificare la definizione di uno storico tedesco di "un rapporto erotico dei cittadini con i surplus di bilancio privati e pubblici, interni ed esterni".
Tuttavia, durante la traumatica esperienza del lockdown la volontà di risparmio era molto meno marcata, riguardando solo un tedesco su due. Da un punto di vista politico, l'impatto dell'Angst non potrà essere sottovalutato e i partiti dovranno tenerne conto. Per ora la maggioranza relativa dei tedeschi - il 40% - dichiara che nonostante il rincaro dei prodotti energetici bisogna mantenere una posizione negoziale intransigente nei confronti di Mosca. Questa maggioranza riflette la posizione prevalente tra gli elettori dei partiti tradizionali, mentre quelli più radicali sono molto sbilanciati a favore di Putin. La coerenza dei partiti di governo viene dunque premiata in politica estera. Tuttavia, dal punto di vista delle relazioni economiche tra i Paesi europei, la situazione è inedita e completamente diversa rispetto a quella della crisi finanziaria del 2009 a cui fece seguito la crisi dell'euro. Nel 2009 solo il 6% dei tedeschi riteneva che la crisi avrebbe avuto un forte impatto sulla loro vita e un altro 20% temeva conseguenze negative. Ora due tedeschi su tre temono impatti negativi dall'inflazione.

La pressione sulla Bce è destinata a crescere. Chi segue le dinamiche interne al consiglio della banca centrale sta rilevando un grado inedito di conflittualità. Il modo in cui è stato disegnato lo scudo anti-spread (TPI, che viene ironicamente definito "To Protect Italy") ne è un riflesso e indica che gli interventi della Bce non dovranno modificare l'orientamento restrittivo della politica monetaria. Per le sue caratteristiche, lo scudo potrebbe non essere sufficiente a proteggere l'Italia. Resterebbero altre opzioni (una linea precauzionale da parte del Mes) temporanee, ma interventi strutturali più ampi della Bce non sarebbero approvati per motivi solidi di necessità di controllo della quantità di moneta. Infine, altri generosi aiuti, come al tempo del Covid (il Fondo di Ripresa che alimenta il Pnrr) sono improbabili. Ora che il 70% dei cittadini del maggior Paese europeo sono preoccupati più di tutto dall'eccesso di inflazione e sono pronti a stringere la cinghia per farvi fronte, è difficile che accetterebbero di stringere la cinghia ancora di più per favorire gli italiani.