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Perché le sanzioni alla Russia sono efficaci

(reuters)
L’economia russa in sofferenza e questo non è l’unico effetto delle sanzioni occidentali
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"Già che la Lega delle nazioni vuol regalarci le sanzioni/ già che la Lega contro noi s’ostina/sopporteremo con disciplina/cantando allegramente una canzon”. Il motivetto fascista contro le sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni all’Italia per punire la brutale aggressione all’Etiopia potrebbe, a più di 85 anni di distanza, essere tranquillamente fischiettato dalle truppe di invasione russe che calpestano il suolo ucraino. Attenzione però. Oggi si levano alcune voci che pongono dubbi sull’efficacia delle sanzioni contro la Russia. Vediamo di capirci qualcosa.

Il motivo per cui si mettono le sanzioni

Due questioni prelimi…

"Già che la Lega delle nazioni vuol regalarci le sanzioni/ già che la Lega contro noi s’ostina/sopporteremo con disciplina/cantando allegramente una canzon”. Il motivetto fascista contro le sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni all’Italia per punire la brutale aggressione all’Etiopia potrebbe, a più di 85 anni di distanza, essere tranquillamente fischiettato dalle truppe di invasione russe che calpestano il suolo ucraino. Attenzione però. Oggi si levano alcune voci che pongono dubbi sull’efficacia delle sanzioni contro la Russia. Vediamo di capirci qualcosa.

Il motivo per cui si mettono le sanzioni

Due questioni preliminari. A cosa servono le sanzioni? Sperare che l’economia russa sarebbe collassata sotto il peso delle misure occidentali era illusorio. Pur tra molte difficoltà, ma senza rinunciare alla loro aggressività, sopravvivono Stati iper-boicottati come l’Iran o la Corea del Nord, ben più piccoli ed arretrati della Russia. Il ruolo delle sanzioni è quindi misto. Prima di tutto è un segnale di disapprovazione morale e politica: gli Stati che si comportano come canaglie pagano delle conseguenze. Siccome non è pensabile né auspicabile una risposta militare l’unica alternativa, oltre alle risoluzioni dell’Onu e l’aiuto agli ucraini, sono le sanzioni economiche. In secondo luogo esse sono certamente utili per indebolire l’economia russa. Una diminuzione del Pil nel 2022-3 seguita da una stagnazione protratta lascerà meno risorse disponibili per finanziare la guerra e, nel medio periodo, potrebbe provocare generale malcontento. La coesione e la perseveranza dei Paesi occidentali serve anche da monito e freno futuri. Putin, già indebolito, prima di aprire un altro fronte dovrebbe pensarci due volte: andrebbe incontro a ulteriori inasprimenti o, nel caso di una nazione Nato, a una risposta militare.Infine c’è l’aspetto di “prevenzione generale”: sappia la Cina che invadere Taiwan avrebbe un costo molto alto. È molto probabilmente in grado di farlo lo stesso, ma ne vale la pena?

La seconda questione preliminare riguarda l’affidabilità dei dati economici sui quali ci basiamo per valutare l’effetto del boicottaggio. Gli economisti dell’Institute of International Finance di Washington ricordano che, dopo l’inizio dell’ostilità, Rosstat, l’istituto di statistica nazionale, ha smesso di fornire informazioni, per riprendere alcuni mesi dopo in modo molto selettivo e senza svelare i dati sottostanti. Quando si tratta della disoccupazione, ad esempio, in Russia vige la possibilità per le imprese di mettere in congedo i dipendenti senza stipendio per mesi, ma questi risultano ancora occupati. In passato questo artifizio ha nascosto fino al 2,5% di disoccupati reali in più. Le imprese che hanno chiuso o si sono ritirate dal mercato russo ne rappresentavano il 40% del Pil. Qualcuna si è riciclata, tipo i ristoranti ex McDonald (ora “Vkusno & tochka”), molte altre no, ma non ci sono dati attendibili sull’impatto sul Pil.

Esaminando poi i problemi, il primo è che circa un centinaio di Paesi non aderiscono alle sanzioni e quindi l’economia russa non è completamente tagliata fuori e alcuni prodotti entrano ed escono illegalmente, così come le proprietà degli oligarchi sanzionati scompaiono sotto fitte coltri di società fantasma o prestanomi. L’altro intoppo è che per ora le esportazioni di materie prime, petrolio e gas, beneficiano degli alti prezzi mantenendo la bilancia commerciale in attivo. Peraltro, alcune sanzioni sembrano bislacche. Perché impedire il pagamento degli interessi sul debito estero delle entità private o pubbliche russe?

L'economia russa sta soffrendo

Passiamo infine agli effetti di breve e lungo termine. Secondo lo studio più approfondito, effettuato dalla Yale School of Management, l’economia russa sta soffrendo. Il bilancio dello Stato è andato in deficit per la prima volta dopo anni, la Borsa di Mosca ha la peggior performance al mondo da inizio anno, l’inflazione continua ad aggirarsi sul 15% e i ricavi da petrolio, gas e materie prime, nonostante i rincari, sono probabilmente in diminuzione. Le ultime statistiche disponibili, in maggio, indicavano un -50% mese su mese per gli idrocarburi. I settori manifatturiero e dei trasporti aerei, dipendenti dalla tecnologia occidentale, sono in caduta libera anche secondo le rare statistiche russe (ad esempio le vendite di automobili). Più di 500 mila cittadini, in buona parte lavoratori qualificati, hanno lasciato la madrepatria e la fuga di capitali ha raggiunto 70 miliardi di dollari nel primo trimestre 2022. A picco anche le riserve in valuta estera. E il Pil? Nel secondo trimestre è sceso del 4% secondo le statistiche ufficiali e ci si aspetta un ulteriore -7% nel terzo trimestre: il Fondo Monetario stima un -6% per il 2022 e un altro -3,5% nel 2023. Nel lungo termine, le economie occidentali hanno intrapreso un gigantesco processo di autosufficienza dalle materie prime russe tale da togliere l’unica vera arma di ricatto a Mosca; inoltre se la fuga di cervelli dovesse continuare a questo ritmo l’economia russa perderà chi può farla funzionare. In altre parole: le sanzioni hanno scopi molteplici, sono già molto efficaci (d’altronde perché Putin ne chiede in continuazione la revoca?) anche se la Russia è resiliente e nel medio-lungo periodo saranno molto dannose. Purtroppo la guerra potrebbe andare avanti, ma la colpa non sarà delle sanzioni.