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La forza silenziosa delle medie imprese, che da 26 anni surclassano le grandi

Tra il '96 e il 2021 hanno aumentato gli organici e il valore aggiunto molto più delle grandi, eppure vengono sistematicamente ignorate da partiti e governi
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Cosa farai da grande? Quando si sentono rivolgere questa domanda, per fortuna i bambini volano alto. L'attrice, il calciatore, l'astronauta, il pilota sono risposte certamente più gettonate di quella che, invece, sarebbe realistica: voglio fare il lavoratore in somministrazione.

L'analisi che Affari&Finanza pubblica questa settimana mostra i fattori in chiaroscuro della crescita del mercato del lavoro che l'Italia aveva vissuto fino allo scorso mese di giugno, quando il numero degli occupati - 23,19 milioni di persone - aveva sfiorato il record del 2019. Tra le imprese con più di 50 addetti, calcola Infocamere, ben due terzi avevano aumentato il personale rispetto a un anno prima. E ancora: un terzo dello stesso campione non si era limitato a qualche ritocchino ma aveva incrementato il numero dei dipendenti di più del 10%. Sull'altro piatto della bilancia c'è un fenomeno consolidato: se si guardano i numeri assoluti delle assunz…

Cosa farai da grande? Quando si sentono rivolgere questa domanda, per fortuna i bambini volano alto. L'attrice, il calciatore, l'astronauta, il pilota sono risposte certamente più gettonate di quella che, invece, sarebbe realistica: voglio fare il lavoratore in somministrazione.

L'analisi che Affari&Finanza pubblica questa settimana mostra i fattori in chiaroscuro della crescita del mercato del lavoro che l'Italia aveva vissuto fino allo scorso mese di giugno, quando il numero degli occupati - 23,19 milioni di persone - aveva sfiorato il record del 2019. Tra le imprese con più di 50 addetti, calcola Infocamere, ben due terzi avevano aumentato il personale rispetto a un anno prima. E ancora: un terzo dello stesso campione non si era limitato a qualche ritocchino ma aveva incrementato il numero dei dipendenti di più del 10%. Sull'altro piatto della bilancia c'è un fenomeno consolidato: se si guardano i numeri assoluti delle assunzioni, gli aumenti più consistenti provengono dalle agenzie per il lavoro.

La crescita del fatturato delle medie imprese e delle grandi, dal 1996 al 2021 

La fotografia delle Pmi

Tra le ragioni di questi andamenti ce n'è una che raramente finisce all'ordine del giorno del dibattito politico. Per portare avanti piani di sviluppo che coinvolgano molti lavoratori, ci vogliono imprese strutturate capaci di mettere a punto grandi progetti di sviluppo. Nelle sue prime settimane di vita, il governo di Giorgia Meloni si è ritrovato subito a occuparsi di due crisi ricorrenti. La prima è l'ex Ilva di Taranto. L'altra si intravede dietro lo stop alla vendita della compagnia di bandiera Ita. Due imprese che erano grandi, in un'Italia dove a venir meno negli ultimi decenni sono stati proprio i maggiori gruppi industriali.

L'estate scorsa l'Area Studi di Mediobanca ha presentato un'analisi realizzata con altre istituzioni, che mette a fuoco il comportamento delle medie imprese italiane - una forza lavoro tra 50 e 499 persone, vendite tra 17 e 370 milioni - negli anni dal 1996 al 2020. Nel grafico riportato qui sopra vengono presentati alcuni dei dati, aggiornati ora al 2021. Si vede che dalla metà degli anni Novanta le medie imprese hanno surclassato le grandi in termini di crescita del fatturato e hanno resistito meglio a tre shock come il fallimento di Lehman Brothers, la crisi dei debiti sovrani, la pandemia. In 26 anni hanno subito una flessione del fatturato solo tre volte, le grandi in otto. Tra il 1996 e il 2021 le medie imprese hanno aumentato gli addetti del 41,6%, le grandi li hanno ridotti del 12%. E poi: se dal 1996 in poi il Pil dell'Italia fosse cresciuto al ritmo del valore aggiunto delle medie imprese, nel 2021 sarebbe stato del 48,9% superiore a quello effettivamente segnato. Addio stagnazione, addio debito pubblico, addio emigrazione in cerca uno stipendio decente.

Una forza silenziosa poco curata dai governi

A dispetto dei numeri, questa forza silenziosa solo occasionalmente finisce al centro dell'attenzione dei governi e dei partiti, pronti a evocare politiche industriali soltanto quando una multinazionale licenzia centinaia di lavoratori o un'impresa d'interesse pubblico va in panne. Eppure anche le medie affrontano difficoltà che non sono in grado di gestire e che spesso finiscono per travolgerle. La ricerca dell'Area Studi Mediobanca ne analizza alcune. In parte si tratta di problemi per i quali la politica può poco: in quelle familiari a volte non c'è un erede designato, a volte ce ne sono troppi; se il passaggio generazionale è difficile l'innovazione è rallentata; se la guida è affidata a un membro della famiglia invece che a un manager esterno, cala la propensione a investire nella transizione digitale e in quella ambientale.

In altri casi però l'azione delle istituzioni sarebbe fondamentale per aiutarle a crescere verso maggiori dimensioni, decisive per accelerare la produttività. Quasi metà delle medie imprese, ad esempio, ha investito nella robotica, nell'ottimizzazione dei processi, nei big data, mentre ancora poche l'hanno fatto nella realtà aumentata, nell'intelligenza artificiale, nel machine learning. Ecco, per tutte queste aree servirebbero persone qualificate, quindi investimenti nell'università, nella scuola, nella ricerca. Invece, dice l'ultima ricerca Excelsior Unioncamere, le aziende italiane in questo novembre fanno fatica a trovare quasi la metà dei 382 mila profili professionali che cercano. Non sono astronaute o calciatori ma matematici, ingegneri, tecnici, persino addetti alla segreteria. Forse si sogna meno ma, insomma, si può fare.