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Sei mesi ancora con il fiato sospeso poi i mercati torneranno a respirare

Malgrado le incertezze legate agli sviluppi della situazione in Ucraina, le banche d'affari prevedono la possibilità di una svolta a metà anno. Ma l'inflazione frenerà la crescita e renderà necessari nuovi interventi di Fed e Bce
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Usciamo da un anno tra i più complicati della storia per il quadro macroeconomico e gli investimenti finanziari. Dopo aver visto gli indici azionari e obbligazionari crescere quasi ininterrottamente per più di dodici anni, dal marzo 2009 al dicembre 2021, all'improvviso tutti i nodi sono venuti al pettine quasi contemporaneamente. Un inedito mix esplosivo, fatto di aumenti dei costi delle materie prime, crescita dei prezzi, impennata dei tassi di interesse, allargamento degli spread creditizi, ha fatto sì che nel 2022 scendessero parallelamente sia gli indici dei mercati azionari sia i prezzi delle obbligazioni, rendendo assai difficile per un investitore trovare aree protette in cui nascondersi.

Quale trend nel 2023

Fatta questa doverosa premessa la prima domanda è se nel 2023 questo trend si interromperà oppure se si continuerà nella stessa direzione. Prendendo spunto d…

Usciamo da un anno tra i più complicati della storia per il quadro macroeconomico e gli investimenti finanziari. Dopo aver visto gli indici azionari e obbligazionari crescere quasi ininterrottamente per più di dodici anni, dal marzo 2009 al dicembre 2021, all'improvviso tutti i nodi sono venuti al pettine quasi contemporaneamente. Un inedito mix esplosivo, fatto di aumenti dei costi delle materie prime, crescita dei prezzi, impennata dei tassi di interesse, allargamento degli spread creditizi, ha fatto sì che nel 2022 scendessero parallelamente sia gli indici dei mercati azionari sia i prezzi delle obbligazioni, rendendo assai difficile per un investitore trovare aree protette in cui nascondersi.

Quale trend nel 2023

Fatta questa doverosa premessa la prima domanda è se nel 2023 questo trend si interromperà oppure se si continuerà nella stessa direzione. Prendendo spunto da molteplici report pubblicati nelle ultime settimane con le previsioni per l'anno entrante, si può dire che le nuvole all'orizzonte potrebbero diradarsi nella seconda parte del 2023 dopo i primi sei mesi ancora difficili. Una svolta dunque è possibile, anche se le variabili esogene sono lì per smentire le previsioni. Nessuno sa, per esempio, quanto durerà ancora la guerra tra Russia e Ucraina, e dunque quanto incideranno ancora i suoi effetti sull'economia. Il Covid sembra debellato in Europa ma la recrudescenza che sta investendo la popolazione cinese induce a molta prudenza e a mettere in conto ulteriori varianti pericolose per la salute degli abitanti della terra.

Lo spettro della recessione

Cominciamo dunque a esporre le previsioni per le principali variabili macroeconomiche sulle quali si innestano le decisioni di investimento. La crescita del prodotto interno lordo reale mondiale subirà un ulteriore rallentamento nel corso del 2023, scivolando nell'intorno dell'1,3%, in base all'elaborazione effettuata dal nuovo EY Italian Macroeconomic Bullettin che prende in esame le stime di Ocse, Fmi, Commissione europea e Oxford economics. Per capire l'intensità del rallentamento si ricorda che negli ultimi dieci anni la media del Pil mondiale è stata del 2,7% mentre nel 2022 è salita al 3,1%. In base alle stesse statistiche avremo sia gli Stati Uniti che l'Europa che correranno sul filo della recessione, con un più 0,1% di Pil 2023 i primi e meno 0,1% la seconda.

La tassa dell'inflazione

A incidere su questo rallentamento saranno ancora i costi delle materie prime che andranno a impattare sulla crescita dei prezzi. Come insegnano i manuali di macroeconomia, e come segnala Mario Rocco, partner di EY, nel suo Bulletin, "l'inflazione pesa sulle prospettive economiche perché corrisponde a costi di produzione più elevati per le imprese, a una riduzione del reddito reale per le famiglie, e perché costringe le banche centrali a politiche monetarie restrittive". In pratica la crescita dell'inflazione innesca una spirale: i costi dell'energia più alti provocati da Covid e guerra determinano un aumento generalizzato dei prezzi per combattere il quale le banche centrali alzano i tassi di interesse che hanno l'effetto di rallentare l'attività economica.

Dove si fermeranno le banche centrali

Le banche d'affari internazionali, Credit Suisse, Jp Morgan, Bofa, Deutsche Bank, Goldman Sachs stanno dunque cercando di prevedere dove si fermeranno le banche centrali nella loro corsa a rialzare i tassi. Il punto di svolta dovrebbe arrivare nel 2023 e si baserà sul rallentamento del Pil e dell'inflazione che negli Stati Uniti è già in atto e sta arrivando all'Europa. Facendo una sintesi dei vari studi, il tasso terminale della Fed dovrebbe collocarsi intorno al 5-5,25% e quello della Bce intorno al 3,5%-4%, da raggiungere nella prima parte del 2023. Le dichiarazioni dei banchieri centrali, che hanno già moderato i singoli rialzi da 0,75% a 0,5%, sono ancora dure perché vogliono incidere sulle aspettative degli operatori di mercato, ma andranno via via ammorbidendosi. Grazie anche a costi dell'energia in calo e alla fluidificazione dei colli di bottiglia negli approvvigionamenti che hanno dominatola fase post Covid, le previsioni di inflazione per il 2023 sono in discesa al 4,7% per gli Stati Uniti (dall'8,1% del 2022), al 5% per l'Europa (dall'8,4%) e al 5,4% per il mondo (dal 7,9%).

Il ritorno dell'obligazionario

La scommessa del 2023 è che si riesca a evitare la stagflazione (stagnazione economica con prezzi ancora alti), cioé che il rialzo dei tassi si fermi prima di provocare troppi danni alla crescita. Il dato positivo, rispetto agli anni passati in cui il costo del denaro è stato per diverso tempo vicino allo zero e anche negativo, è il ritorno di rendimenti interessanti per le obbligazioni, in alternativa o in aggiunta alle azioni. Quel rifugio sicuro che per tanto tempo è stato cercato e non trovato, ora sembra tornato. Karem Ward, chief market strategist di Jp Morgan, scrive: "Siamo più positivi sulle obbligazioni di quanto non lo fossimo da oltre un decennio. Dopo il periodo difficile del 2022 la capacità degli investitori di costruire portafogli diversificati è ora la più forte da oltre un decennio. Il reddito fisso offre ora sia rendimento sia diversificazione e può quindi costituire nuovamente una solida base per i portafogli multi-asset".

L'incognita delle azioni

Dopo anni di crescita tumultuosa e il brusco stop del 2022 (al momento in cui scriviamo la performance dello S&P 500 è meno 18,63% da inizio anno), risulta difficile capire come si comporteranno le azioni nel 2023. Difficile che già il prossimo anno possa verificarsi una nuova discesa dei tassi per stimolare la ripresa, la prima mossa di questo tipo è prevista non prima del giugno 2024. La prospettiva peggiore per l'azionario è la stagnazione, meglio qualche mese di recessione e poi il rimbalzo verso una ripresa stabile. I gestori consigliano di concentrarsi sui settori che garantiscono buoni utili, alti dividendi e che utilizzano una bassa leva finanziaria.

Il caso Italia

L'Italia è come spesso accade un caso a parte, vista la pericolosità del suo debito pubblico a cui si aggiunge la variabile Pnrr, essendo il Paese che più beneficia dei soldi messi a disposizione dal Recovery plan europeo. Ma questi 200 miliardi di investimenti devono essere messi a terra, cosa non facile per un Paese pervaso dalla burocrazia come l'Italia. La realizzazione del Pnrr sarà determinante per la crescita del Pil italiano nei prossimi tre anni, il più 0,6% previsto nel 2023 dal governo e istituti di ricerca implica una forte spinta dal Pnrr. Una spinta alla crescita in grado di controbilanciare la maggior spesa per interessi sul debito pubblico. Ma se i miliardi del Pnrr restassero sulla carta, allora i guai dell'Italia potrebbero aggravarsi seriamente e rappresentare una zavorra per l'intera Europa.