Le Borse non hanno fatto i conti con l’arrivo della recessione
di Flavio Bini e Raffaele Ricciardi , di Flavio Bini e Raffaele RicciardiLa crisi geopolitica innescata dall'invasione russa in Ucraina, la fiammata dell'inflazione, l'irrigidimento della politica monetaria da parte delle banche centrali. Quello che il mercato azionario si lascia alle spalle in questo 2022 è molto chiaro, certificato dal calo a doppia cifra dell'indice globale di riferimento Msci arrivato a ottobre a segnare un meno 26% da inizio anno, riducendo poi le perdite sul finale d'anno. Davanti, invece, si presentano ancora molte incognite e una sola certezza: la discesa non è ancora finita.
Pur con sfumature diverse, il giudizio degli analisti su questo punto sembra concordare: il mercato azionario non sembra ancora avere pienamente fatto i conti con la recessione che bussa ormai alle porte dell'economia mondiale. "Il mercato "intelligente", quello che ha già preso atto delle dinamiche macro è quello obbligazionario. L'azionario è invece il "bambino monello della …
La crisi geopolitica innescata dall'invasione russa in Ucraina, la fiammata dell'inflazione, l'irrigidimento della politica monetaria da parte delle banche centrali. Quello che il mercato azionario si lascia alle spalle in questo 2022 è molto chiaro, certificato dal calo a doppia cifra dell'indice globale di riferimento Msci arrivato a ottobre a segnare un meno 26% da inizio anno, riducendo poi le perdite sul finale d'anno. Davanti, invece, si presentano ancora molte incognite e una sola certezza: la discesa non è ancora finita.
Pur con sfumature diverse, il giudizio degli analisti su questo punto sembra concordare: il mercato azionario non sembra ancora avere pienamente fatto i conti con la recessione che bussa ormai alle porte dell'economia mondiale. "Il mercato "intelligente", quello che ha già preso atto delle dinamiche macro è quello obbligazionario. L'azionario è invece il "bambino monello della famiglia"", ragiona Luca Simoncelli, Investment strategist di Invesco. "Nel primo caso, se osserviamo l'obbligazionario Usa notiamo che la curva forward sconta i primi tagli ai tassi da parte della Fed a fine 2023. E se estendiamo lo sguardo al 2024-2025 - prosegue Simoncelli - parliamo di tagli nell'ordine di 150-200 punti base, consistenti con l'arrivo di una recessione: il mercato obbligazionario se l'aspetta. L'azionario no".
La "certezza" recessione
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Bruno Rovelli, chief investment strategist di BlackRock, che presentando l'outlook sul 2023 ha spiegato che una recessione è "praticamente certa in Europa e molto probabile negli Usa". Questo scenario, ha aggiunto, "non è ancora prezzato nelle valutazioni dei mercati azionari", che sono "troppo ottimisti sui futuri tagli dei tassi" e sulla crescita degli utili delle imprese.
Certo le mosse delle banche centrali restano determinanti per definire le possibili traiettorie del mercato azionario nel 2023. "Un aumento così forte e veloce del tasso di sconto ha alterato le valutazioni sui flussi di cassa delle aziende, quindi delle relative quotazioni azionarie", sottolinea ancora Simoncelli. "È stato particolarmente sensibile per le cosiddette azioni growth, in particolare il segmento tech, dei servizi, delle comunicazioni. In sintesi direi che abbiamo vissuto il "grande reset". Tutto il sistema finanziario si è riallineato a un contesto di valutazioni, che ha riguardato tutte le asset class, completamente diverso. Ma la performance negativa dei mercati azionari - registra ancora Simoncelli - non si è generata per una recessione degli utili o per una forte contrazione della domanda: è stato lo spostamento della componente finanziaria così rapido, la sensibilità ai tassi, a determinare l'andamento negativo".
I bllanci delle aziende
Ma se recessione sarà è solo questione di tempo prima che anche i bilanci delle aziende comincino a risentirne. Aggiungendo ulteriori elementi di debolezza. "I mercati azionari guardano sempre in avanti e di solito scontano un calo degli utili con sei-nove mesi di anticipo rispetto al calo effettivo", annota Alex Tedder, Head and Cio of Global and Us Equities di Schroders, in un focus dedicato al mercato azionario. "Ciò suggerisce che il recente rimbalzo dei mercati azionari globali non era privo di logica, anche se riteniamo che il recente rally sia una sorta di falsa alba. Nel brevissimo termine, potrebbero verificarsi ulteriori delusioni, via via che le pressioni sulla redditività diventano più evidenti".
L'incognita tech
Dove puntare i riflettori in questo 2023? "In questo difficile contesto macroeconomico, ci orientiamo verso titoli di qualità, ossia società con utili stabili e business model solidi, che a nostro avviso sono sufficientemente resistenti per affrontare le pressioni sui prezzi", ha spiegato Gaurav Mallik, chief investment strategist di State Street presentando il Global Market Outlook 2023 della banca Usa. "Il grosso punto interrogativo riguarda il tech", sottolinea ancora Simoncelli di Invesco. La mia visione è che - alla luce di quanto questi titoli hanno sofferto e sono stati "odiati" dal mercato - sia difficile immaginare un altro anno così negativo per loro. I soldi degli investitori tradizionali sono allocati in modo ancora molto difensivo, sono in cassaforte. Molti hanno scaricato i titoli tech, che ormai in molti casi sono a buone valutazioni. Se i tassi si dovessero stabilizzare, sarei davvero sorpreso se il tech vivesse ancora un anno così brutto". A livello di mercati di riferimento, nonostante la guerra in Ucraina e le forti ripercussioni sul fronte dei prezzi delle materie prime, c'è chi continua a guardare con moderato ottimismo all'Europa. Per Deutsche Bank il mercato azionario europeo si è dimostrato "resiliente" malgrado la prossimità con il conflitto e la crisi del gas che ne è seguita. "Dal punto di vista tattico, siamo piuttosto rialzisti sulle azioni europee", sottolineano invece da Dws.
Più severo il giudizio di BlackRock, che assegna un rating underweight, cioè guarda con pessimismo, a Stati Uniti, Europa e Regno Unito, con una valutazione neutrale su Asia e mercati emergenti. Un'area, questa, da tenere sotto osservazione anche per Generali Investments, che vede "i mercati emergenti come un obiettivo su cui posizionarsi in anticipo per il contesto post-recessione". La Cina invece resta ancora un'incognita, con il fallimento della politica zero Covid che sta pesantemente danneggiando l'economia di Pechino. "Considerando che l'investimento nella sola Cina è diventata ad alto rischio - e l'azionario cinese non può essere una componente importante o non diversificata in un portafoglio - preferiamo parlare di regione asiatica nel suo complesso. E crediamo che rimanga molto interessante", sottolinea Simoncelli di Invesco.
La speranza della ripresa
Attenzione però a non dare il 2023 per perso. Se il giudizio degli analisti è abbastanza unanime sul quadro di generale fragilità, la ripresa potrebbe essere non lontana. L'anno che verrà - ragionano da Kairos - "inteso come un anno di accumulazione graduale, da concentrare soprattutto nelle fasi di debolezza che la recessione, se ci sarà, non mancherà di provocare. Per l'azionario, insomma, occorrerà ancora un po' di pazienza, ma la luce in fondo al tunnel comincia a essere visibile".