Il mito di Elon Musk anti sistema: è stato un anno terribile?
di Mario Platero , di Mario PlateroLa caduta degli dei è stata improvvisa e trasversale. A partire da Elon Musk, il più idolatrato dalle masse digitali predisposte - anche ora - all'adorazione di un mito. La caduta ha riguardato tutto, la parte finanziaria, con capitalizzazioni da capogiro bruciate, ma anche quel nuovo modello capitalistico irriverente, sregolato, spavaldo, ribelle, antipatico che abbiamo osservato negli ultimi tre anni. Una resa dei conti che ha toccato giovani - arrivati al miliardo in un anno a 26 anni - e personaggi più stagionati, come Musk, 51 anni, con un lungo passato sulle barricate delle avanguardie digitali. Ha colpito social media, motori di ricerca, vendite elettroniche, criptovalute, simboli di un periodo, come Peloton o Netflix. O movimenti, come i daily trader agganciati a Reddit WallStreetBets, decisi a sconfiggere gli speculatori degli hedge funds: le masse contro il potere del grande capitale. Ricordate? Hanno gonfiato titoli come Amc Entertainment o GameStop…
La caduta degli dei è stata improvvisa e trasversale. A partire da Elon Musk, il più idolatrato dalle masse digitali predisposte - anche ora - all'adorazione di un mito. La caduta ha riguardato tutto, la parte finanziaria, con capitalizzazioni da capogiro bruciate, ma anche quel nuovo modello capitalistico irriverente, sregolato, spavaldo, ribelle, antipatico che abbiamo osservato negli ultimi tre anni. Una resa dei conti che ha toccato giovani - arrivati al miliardo in un anno a 26 anni - e personaggi più stagionati, come Musk, 51 anni, con un lungo passato sulle barricate delle avanguardie digitali. Ha colpito social media, motori di ricerca, vendite elettroniche, criptovalute, simboli di un periodo, come Peloton o Netflix. O movimenti, come i daily trader agganciati a Reddit WallStreetBets, decisi a sconfiggere gli speculatori degli hedge funds: le masse contro il potere del grande capitale. Ricordate? Hanno gonfiato titoli come Amc Entertainment o GameStop, ne hanno portato i valori su livelli incomprensibili per chi analizza i fondamentali di un gruppo; e hanno massacrato hedge fund come Melvin, che osavano scommettere "razionalmente" contro di loro. Per dare un'idea dell'improvvisa forza delle "masse", Amc ha toccato senza alcun riferimento reale i 32 dollari, oggi ne vale 4,96. GameStop sfiorava gli 82 dollari, oggi ne vale 20. E i ribelli di Reddit si aggirano con la coda fra le gambe, la loro era una rivoluzione d'argilla.
La tempesta perfetta
Le prime avvisaglie per la correzione nel digitale partono nel 2021. Ma è dai primi di marzo dell'anno scorso che si verifica la tempesta perfetta: la Russia invade l'Ucraina il 24 febbraio, un giovedì. Già il 1° marzo, martedì, si capisce che la guerra sarà brutta e lunga. Soprattutto si sconta una crisi energetica che avrebbe impattato prezzi già al rialzo. Il 10 marzo l'inflazione esplode al 7,9% su base annua. È chiaro che la Fed agirà sui tassi. E difatti il 14 marzo il Federal Open Market Committee annuncia un aumento di 25 punti base, il primo dal 2018. In pochi mesi si vedono aumenti dei tassi che non si registravano da 40 anni, da Volcker e Reagan. Il sentimento del mercato precipita in modo verticale con forti accelerazioni successive e si passa dalla passione per i titoli ad alto tasso di crescita, dominante per anni, alla passione per retrovie e conservatorismo.
Nessuno sfugge alla nemesi. Il problematico Mark Zuckerberg, che insegue l'araba fenice del metaverso, registra per Meta perdite di capitalizzazione di 700 miliardi alla fine del 2022, con una perdita record per un solo giorno di 220 miliardi in febbraio. Il titolo passa dai massimi di 379 dollari a un minimo di 93 lo scorso ottobre. Alphabet/Google, assediata dal nuovo motore di ricerca ChatGtp che poggia sull'intelligenza artificiale, abbandonata dagli inserzionisti ha visto il suo titolo crollare dai massimi a quota 198 a 91. Amazon passa da 175 dollari a 84, con Jeff Bezos che perde 80 miliardi sul piano personale nel 2022. Pochi mesi prima Forbes calcolava la sua ricchezza in 150 miliardi. Poi ci sono i minori. Cade Peter Thiel, amico di Trump e compagno di avventure di Musk. Con Palantir ha perso il 20%, poteva andar peggio. Infine il buco nelle criptovalute. L'eroe Sam Bankman-Fried di Ftx, 30 anni, ha semplicemente truccato i libri per coprire ammanchi. Gli è andata male, ha fatto un buco da 40 miliardi e ha trascinato in rovina un intero settore che peraltro da tempo faceva alzare più di un sopracciglio. Microsoft e Apple sono andate meglio, le perdite sono in linea con correzioni fisiologiche dovute a fragilità sistemiche, ma hanno pure avuto i loro problemi. Insomma i nodi sono venuti al pettine. E si calcola che i grandi del settore in questo tragico 2022 abbiano perso fra 700 e 900 miliardi di patrimoni personali.
Il visionario irrispettoso
Su tutti prevale proprio lui, Elon Musk, il visionario che ha fatto baruffa con la Sec per aver annunciato accordi che non esistevano su Tesla. Che ha sfoggiato senza vergogna quel suo essere sovversivo, maleducato, aggressivo, anche dopo aver comprato Twitter al prezzo strabiliante di 44 miliardi di dollari. Poi ha fatto di peggio, si è impossessato del titolo di Ceo, ha licenziato metà del personale del social media e ha reinserito spacciatori di fake news. Inevitabilmente ha trascurato Tesla - crollata da 381 dollari per azione a 123 - e i programmi spaziali, per i quali doveva fare grandi cose proprio nel 2022. Fino a un certo punto Musk era stato l'equivalente di Trump in materia di presa sul pubblico. Il candidato Presidente diceva in campagna: "Posso anche sparare a qualcuno per strada e non perderò un voto". Musk ha applicato lo stesso modello, nel suo caso sfidando il mercato. E in effetti, fino a Twitter, sparava su tutto, continuando a guadagnare pur fra le mille irriverenze che avrebbero cancellato altri all'istante. Ma oggi? La stampa e lo stesso popolo di Twitter lo trattano male. Eppure molti a Silicon Valley, soprattutto executive e fondatori, dicono di continuare ad ammirarlo per il suo stile che, predicando l'opposto della correttezza politica, attaccando la cultura Woke, sbaraccando gruppi di lavoro di attiviste omosessuali, gli ha consentito di fare ciò che molti "capi" non osano più: usare il pugno di ferro. Ha dimostrato che dopo aver licenziato metà del personale a Twitter l'azienda non è morta né crollata.
Red Hastings di Netflix lo definisce pubblicamente la persona più coraggiosa e creativa nel pianeta. Un venture capitalist come Roy Bahat recentemente ha aggiunto che Musk è "un esperimento naturale vivente". Sul New York Times Kevin Roose ha scritto: "Sa e capisce molto, dice cose che altri Ceo vorrebbero dire ma non dicono e poi lui le fa sul serio". Insomma il Musk rivoluzionario, il portatore di messaggi nuovi e di rottura ancora resiste, in certi ambienti. I più fedeli dicono che il suo modello per Twitter è il WeChat cinese, servire un miliardo di persone in modo integrato su informazione, ricerca, social media e intermediazione di acquisti, quello che oggi in America in effetti non è ancora riuscito a fare nessuno. E se ce la farà lascerà tutti con un palmo di naso. Insomma, la caduta c'è stata, ma il mito Musk, la sua ruvidità resistono. Cosa che la dice lunga, nel bene e nel male, sulla volontà dei "techies" di cambiare modello sistemico.