Energia: il business dei biocarburanti cresce in Europa con le tecnologie italiane
di Luca Pagni , di Luca PagniSarà uno dei progetti di punta nell’ambito della transizione energetica a livello europeo. E parla anche italiano. Nell’area del porto di Rotterdam, verrà costruito uno dei più grandi impianti per la produzione di biocarburanti, che guarda allo sviluppo del biodiesel nel mondo dei trasporti, con un’ attenzione particolare alla domanda crescente per il settore dell’aviazione. La parte tecnologica è affidata al colosso francese Technip per una inaugurazione prevista per la prima parte del 2025, ma tutte le opere civili e infrastrutturali portano la firma di Rizzani de Eccher. Società friulana attiva in oltre 50 Paesi nelle opere di ingegneria da ponti a metropolitane, ha sviluppato negli ultimi anni una competenza a supporto dei progetti legati alla transizione energetica, scommettendo sulla crescente domanda della green economy e in particolare sulla transizione dei combustibili verso la completa decarbonizzazione.
Sarà uno dei progetti di punta nell’ambito della transizione energetica a livello europeo. E parla anche italiano. Nell’area del porto di Rotterdam, verrà costruito uno dei più grandi impianti per la produzione di biocarburanti, che guarda allo sviluppo del biodiesel nel mondo dei trasporti, con un’ attenzione particolare alla domanda crescente per il settore dell’aviazione. La parte tecnologica è affidata al colosso francese Technip per una inaugurazione prevista per la prima parte del 2025, ma tutte le opere civili e infrastrutturali portano la firma di Rizzani de Eccher. Società friulana attiva in oltre 50 Paesi nelle opere di ingegneria da ponti a metropolitane, ha sviluppato negli ultimi anni una competenza a supporto dei progetti legati alla transizione energetica, scommettendo sulla crescente domanda della green economy e in particolare sulla transizione dei combustibili verso la completa decarbonizzazione.
Non è un caso che il progetto di Rotterdam parta da Neste, società finlandese quotata alla Borsa di Helsinki ma con una quota di maggioranza in mano allo Stato scandinavo: il suo nuovo impianto sarà localizzato nel porto più grande dell’Unione europea, snodo fondamentale delle merci da e per tutto il continente. Neste è uno degli esempio di come stia cambiando il settore dell’energia: nasce storicamente come società petrolifera attiva nella raffinazione, ma nell’ultimo decennio si è specializzata in biocarburanti. Fino a diventare il principale player a livello mondiale per diesel “rinnovabili” e carburante “sostenibile” per l’aviazione. Con progetti di crescita rilevanti, come dimostra l’investimento di Rotterdam: già entro la fine del primo trimestre vuole passare da una produzione a bassa carbonizzazione pari a 3,25 milioni di tonnellate all’anno a una di 4,50 milioni.
A guardare i numeri del settore appare come una scommessa con buone possibilità di essere intascata. Secondo uno studio della società di consulenze e ricerche Precedence Research il giro d’affari dei biocarburanti è destinato a raddoppiare nel decennio, passando da 109 miliardi di dollari del 2021 ai 201 miliardi previsti entro il 2030. E per gli addetti ai lavori si tratta di stime ancora prudenziali. Secondo la Iea (Agenzia internazionale dell’energia il 2022 dovrebbe concludersi con una domanda globale di biocarburanti «superiore del 6%, pari a 90-100 milioni di litri all’anno rispetto al 2021». E sempre nelle previsioni della Iea «il diesel rinnovabile rappresenta la quota maggiore di questa espansione annua, grazie a politiche interessanti negli Stati Uniti e in Europa. I requisiti di miscelazione e gli incentivi finanziari sostengono la crescita della domanda in India e in Brasile, mentre l’obbligo di miscelazione del 30% di biodiesel in Indonesia ne incrementa l’uso».
Sul futuro dei biofuel, del resto, scommette anche Eni. Il leader italiano degli idrocarburi è a sua volta impegnato nel suo processo di decarbonizzazione. Un percorso che ruota attorno alla riconversione delle sue raffinerie, a partire da Porto Marghera. Con una serie di nuovi prodotti già in commercio, come il carburante per aerei contenente il 20% di componente bio, realizzato nella raffineria di Livorno distillando le componenti prodotte nella bioraffineria di Gela. Nel 2024, la società ha previsto l’avvio della produzione di “Eni Biojet” sia a Gela che a Venezia, dove sono in attesa delle autorizzazioni due progetti che consentiranno di produrre fino a 500 mila tonnellate all’anno, a partire da materie prime rinnovabili, in grado di soddisfare gli obblighi previsti per la decarbonizzazione del settore del mercato italiano per il 2025.
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Se questo è il contesto in prospettiva, si capisce ancora meglio perché Rizzani De Eccher ha sviluppato la collaborazione con Technip Energies da una parte e con Neste dall’altra. Sfruttando anche la conoscenza del settore maturata in carriera dal suo amministratore delegato Giovanni Cerchiarini, che prima di approdare nella società friulana ha lavorato per Saipem, General Electrics e Terna. «Il Nord Europa - spiega il manager - è sicuramente più avanti nello sviluppo di progetti per la decarbonizzazione, ma si tratta di un processo in corso che ci accompagnerà nei prossimi decenni e che sarà un volano importante per l’occupazione non appena verranno sbloccati investimenti importanti anche in altri Paesi. Da questo punto di vista le imprese italiane sono avvantaggiate: la mancanza di materie prima e i costi dell’energia più alti ci hanno abituato a essere più efficienti e a sviluppare maggiore versatilità nelle soluzioni tecnologiche. Caratteristiche che ora ci portano a essere all’avanguardia».