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Pensioni in Francia, la rivoluzione che agita i lavoratori

Sempre rinviata, bocciata e osteggiata da sindacati e opposizioni, la riforma del sistema previdenziale che nessun governo è riuscita a far approvare e che prevede l’aumento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni, arriva in Parlamento tra gli scioperi
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E' la " madre di tutte le riforme ". Emmanuel Macron l'aveva già inserita nel programma per farsi eleggere nel 2017 ma poi, tra movimento dei gilet gialli e pandemia, era stato costretto ad accantonarla. Rieletto per un secondo mandato, il capo dello Stato ha messo la rivoluzione del sistema previdenziale francese al centro dell'azione del governo di Elisabeth Borne che la settimana scorsa ha annunciato i capisaldi di un progetto il cui obiettivo è "salvaguardare l'equilibrio dei conti".

La svolta

Sempre rinviata, bocciata e osteggiata da sindacati e opposizioni, la riforma delle pensioni, che mai nessun governo francese è riuscito a far approvare, ha cominciato il suo iter in Fra…

E' la " madre di tutte le riforme ". Emmanuel Macron l'aveva già inserita nel programma per farsi eleggere nel 2017 ma poi, tra movimento dei gilet gialli e pandemia, era stato costretto ad accantonarla. Rieletto per un secondo mandato, il capo dello Stato ha messo la rivoluzione del sistema previdenziale francese al centro dell'azione del governo di Elisabeth Borne che la settimana scorsa ha annunciato i capisaldi di un progetto il cui obiettivo è "salvaguardare l'equilibrio dei conti".

La svolta

Sempre rinviata, bocciata e osteggiata da sindacati e opposizioni, la riforma delle pensioni, che mai nessun governo francese è riuscito a far approvare, ha cominciato il suo iter in Francia. Presentata in consiglio dei ministri, arriverà in Parlamento il 6 febbraio. In base alla nuova normativa si potrà andare in pensione solo a 64 anni nel 2030, con un aumento graduale da subito di 3 mesi per ogni anno. È una svolta per uno dei pochi Paesi in cui l'età pensionabile è ancora a 62 anni e durante l'ultima campagna presidenziale tanti leader proponevano addirittura di anticiparla a 60 anni. Le opposizioni - dalla sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon all'estrema destra di Marine Le Pen - gareggiano nel proporsi come leader della protesta. I sindacati annunciano una mobilitazione senza precedenti per giovedì prossimo, con manifestazioni e scioperi. La Cgt, la sigla più radicale, è già sulle barricate, raggiunta ora dalla moderata Cfdt. Macron sta coalizzando contro di lui un'unità sindacale che non si vedeva più da tempo.

Nonostante i venti di rabbia sociale, il governo tira dritto e punta a far approvare la riforma con l'appoggio della destra moderata dei Républicains che da tempo chiede di allungare l'età pensionabile. In cambio dell'appoggio in Parlamento, la destra ha ottenuto uno "sconto" dai 65 anni, inizialmente previsti da Macron a 64, con entrata in vigore della riforma nel prossimo autunno. Se nessun governo è riuscito a riformare il sistema pensionistico francese, soprattutto quello dei "regimi speciali" - a metà degli anni Novanta il governo di Alain Juppé si dimise per le polemiche su un progetto di riforma, spingendo l'allora presidente Jacques Chirac a sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni - Macron si è mostrato molto deciso fin dal primo mandato. L'emergenza Covid convinse il presidente a rinviare la riforma, che adesso - anche se in Parlamento i macroniani non hanno più la maggioranza assoluta dei primi 5 anni - sembra arrivata in porto.
"Garantire il futuro delle nostre pensioni" è l'obiettivo, come ha spiegato la prima ministra in conferenza stampa, con atteggiamento deciso. "Il numero di coloro che versano contributi per le pensioni diminuisce rispetto al numero dei pensionati. Questo è un fatto, non un argomento politico. Bisogna trovare soluzioni per conservare il nostro modello sociale", ha esordito. "Quello che vogliamo - ha continuato - è che che chi ha versato contributi tutta la vita, lasci il lavoro con una pensione migliore". D'altra parte, ha aggiunto, "vogliamo tenere conto della differenza fra i lavori e le carriere".

L'altra stretta

Altra stretta prevista dalla riforma, i 43 anni di contributi previsti dalla legge Touraine del 2014 come necessari a partire dal 2035 per andare in pensione, saranno ora necessari dal 2027. Resta invece a 67 anni l'età alla quale si potrà andare in pensione senza decurtazioni per i contributi mancanti e a 62 quella per i lavoratori in situazione di invalidità o incapacità. La riforma delle pensioni prevede la cancellazione dei principali regimi speciali nei settori quali le industrie elettriche e del gas (a cominciare dal gruppo Edf), nella società di trasporto parigino Ratp, per i notai e i dipendenti della Banca di Francia. Tuttavia questo provvedimento riguarderà solo chi verrà assunto dal 1 settembre 2023 in poi, in quanto alla fine il governo ha optato per la cosiddetta "clausola del nonno", la stessa che fu varata nel 2018 in occasione della riforma della compagnia ferroviaria Sncf. In questa cancellazione non rientrano invece i regimi autonomi, ovvero le professionali liberali, gli avvocati e quelle categorie soggette a regimi specifici quali marinai, dipendenti dell'Opera di Parigi e della Comédie Française. Il governo ha poi annunciato un'iniziativa a favore dell'occupazione degli anziani: la creazione di un indice "sul posto dei dipendenti a fine carriera". Una sorta di indice delle buone pratiche per i senior nelle imprese che diventerà obbligatorio per le aziende con più di 1.000 dipendenti da quest'anno, e nel 2024 per quelle con più di 300 dipendenti.

Secondo il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, la riforma porterà 17,7 miliardi nelle casse della previdenza entro il 2030. "Con uno Stato che ha 3.000 miliardi di euro di debito pubblico - ha detto Le Maire - non si può avere solidarietà a credito". Oltre alla sostenibilità del sistema pensionistico, che con questa riforma raggiungerà il punto di equilibrio nel 2030, Borne si è impegnata a non aumentare il costo del lavoro e delle tasse, con l'obiettivo di arrivare alla piena occupazione, "proprio in un momento in cui il futuro appare davvero incerto".

Maggioranza dei francesi contraria

Nonostante Macron parli di "riforma vitale" per mettere la Francia al passo con gli altri sistemi previdenziali europei, una maggioranza dei francesi osteggia il cambiamento: il 59 per cento è contrario al testo e il 60 per cento è pronto a sostenere la mobilitazione indetta dai sindacati. L'opposizione riguarda quasi tutte le categorie socio-demografiche e professionali, in particolare i lavoratori (76 per cento) e gli impiegati (67%). Solo i pensionati e gli over 65 si esprimono come favorevoli al progetto (60%) com'è in parte ovvio: oltre a non essere toccati dalla riforma, una parte beneficerà anche della rivalutazione della pensione minima di cento euro, fino a 1.200 euro al mese. Per Macron, del resto, l'elettorato senior è fondamentale: quasi metà dei francesi con più di 65 anni ha votato per lui all'ultima presidenziale.