Gli errori di Orban fanno schizzare l’inflazione al 25%
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniLe rivolte del pane, dai tempi della Rivoluzione francese, sono quelle più potenti, più disperate, più efficaci nel rovesciare i regimi autoritari. Lo sa bene il premier ungherese Viktor Orban, cresciuto al di là della Cortina di ferro, dove una delle prime brecce nel muro che divideva i Paesi comunisti dal resto del mondo arrivò dalla Polonia e dalla decisione del regime di Gomulka di aumentare i prezzi. Quella decisione provocò cinquantatré anni fa una ribellione operaia che fu repressa nel sangue. Ma in seguito a quell'episodio violento, Gomulka fu costretto a lasciare. E la rivolta fu una delle scintille, dieci anni più tardi, del grande movimento di protesta anticomunista nato nei cantieri di Danzica, Solidarnosc, che segnò l'inizio della fine dei regimi sovietici.
A Budapest la preoccupazione nei palazzi del potere sta dunque crescendo: l'…!-->!-->
Le rivolte del pane, dai tempi della Rivoluzione francese, sono quelle più potenti, più disperate, più efficaci nel rovesciare i regimi autoritari. Lo sa bene il premier ungherese Viktor Orban, cresciuto al di là della Cortina di ferro, dove una delle prime brecce nel muro che divideva i Paesi comunisti dal resto del mondo arrivò dalla Polonia e dalla decisione del regime di Gomulka di aumentare i prezzi. Quella decisione provocò cinquantatré anni fa una ribellione operaia che fu repressa nel sangue. Ma in seguito a quell'episodio violento, Gomulka fu costretto a lasciare. E la rivolta fu una delle scintille, dieci anni più tardi, del grande movimento di protesta anticomunista nato nei cantieri di Danzica, Solidarnosc, che segnò l'inizio della fine dei regimi sovietici.
A Budapest la preoccupazione nei palazzi del potere sta dunque crescendo: l'inflazione in Ungheria è letteralmente esplosa. A dicembre l'andamento dei prezzi al consumo ha toccato un picco del 24,5% e secondo molti economisti potrebbe salire ulteriormente a gennaio. Un primato che non si raggiungeva da marzo del 1996, e che è si è concentrato proprio nei settori più sensibili, quelli che toccano maggiormente gli strati più ampi e vulnerabili della popolazione. I prezzi dei beni alimentari sono schizzati del 44,8% secondo l'Istituto di statistica ungherese, spinti soprattutto dai beni di più ampio consumo: uova, pane, formaggio, burro, latte. E le bollette elettriche, quelle del gas e la benzina sono rincarate addirittura del 55,5%. Un salasso, che il regime di Orban si è principalmente autoinflitto con errori di politica economica da matita blu.
I rincari di energia e materie prime
L'anno scorso l'Ungheria ha subito, come il resto del continente, gli effetti dei rincari dovuti al blocco delle forniture dalla Cina, alla guerra in Ucraina e alla strozzatura delle forniture di gas inflitte alla Ue da Vladimir Putin. Picchi inflazionistici concentrati nel settore energetico e delle materie prime che il governo di Budapest ha cercato di bloccare nel peggiore dei modi, con tetti ai prezzi e l'imposizione di tasse speciali sui profitti, provocando un ulteriore boom dei cartellini. Così, mentre nel resto del continente l'inflazione ha raggiunto a dicembre un picco del 10%, in Ungheria ha accelerato due volte e mezza tanto. A novembre il governo ungherese ha provato ad arginare il disastro introducendo un tetto ai prezzi della benzina e dei carburanti che ha messo in fuga i fornitori internazionali provocando un'ondata di rincari in tutto il Paese. Ma alle scene di panico e alle file infinite ai benzinai, Budapest ha dovuto porre rimedio abolendo frettolosamente il tetto, neanche un mese dopo la sua introduzione. Nel frattempo Orban ha provocato un effetto indesiderato simile in altri settori, imponendo ad esempio un limite ai prezzi di alcuni beni di ampio consumo come lo zucchero, le uova, l'olio di semi o il pollo. Per compensare le perdite, i commercianti hanno gonfiato i cartellini di altri beni alimentari.
Un altro, micidiale errore di Orban è stato quello di introdurre tasse sugli extraprofitti delle aziende farmaceutiche, delle catene della grande distribuzione, degli operatori telefonici e delle banche. Una misura che ha spaventato gli investitori internazionali. Ma che ha avuto, soprattutto, l'effetto di aggravare l'inflazione. Com'era prevedibile, i supermercati e le altre aziende hanno reagito ai balzelli imposti sui fatturati scaricandone l'onere sui consumatori. Peraltro le tasse sugli extra profitti sono un modo, per Orban, per far fronte al disavanzo crescente nei conti pubblici: l'anno scorso ha toccato il 6,3%. Budapest deve fare anche a meno di 30 miliardi di euro di fondi europei che la Commissione Ue ha congelato in attesa che Budapest risolva il nodo della corruzione e quello delle gravi violazioni dello stato di diritto.
"L'inflazione in Ungheria è una pessima notizia", osserva l'analista del German Marshall Fund, Dániel Heged?s, interpellato dal Financial Times. Prevedibilmente Orban sarà costretto ad abolire i tetti ai prezzi, il che causerà un altro picco "che colpirà enormemente soprattutto le classi sociali più basse e uno strato della popolazione più ampio. E questo può danneggiare Orban".
Segnali di scontento emergono già. Ad esempio tra gli insegnanti, che chiedono un aumento in busta paga del 45% e protestano contro gli enormi carichi di lavoro e il controllo sempre più centralizzato e opprimente del sistema scolastico da parte dell'autocrazia magiara. La settimana scorsa hanno scioperato. Ed è prevedibile che non resti l'unica protesta.
Lo scaricabarile
Orban ha reagito all'inflazione autoprodotta come tutti gli autocrati: scaricando la colpa su altri ed evitando accuratamente di prendersi le responsabilità dei suoi micidiali errori. L'Ungheria, ormai considerata un cavallo di Troia degli interessi di Putin in Europa, ha spesso rallentato o bloccato la discussione sui sei pacchetti di sanzioni approvate l'anno scorso dall'Unione europea. E il premier magiaro ha attribuito le colpe dell'impennata dei prezzi alle sanzioni europee. "Queste maledette sanzioni stanno spingendo i prezzi verso il cielo", ha sostenuto ai microfoni della tv di Stato, aggiungendo che "se le sanzioni fossero annullate, i prezzi delle materie energetiche crollerebbero immediatamente, insieme a quelli per i prezzi degli altri beni, e l'inflazione si dimezzerebbe".
Inutile ricordare che nel resto dell'Europa il ritmo dei prezzi sta diminuendo proprio grazie al raffreddamento dell'emergenza energetica e alle mosse di politica monetaria della Banca centrale europea. Solo in Ungheria l'inflazione continua a salire a causa delle pessime decisioni prese dal governo tra novembre e dicembre. Insomma, le sanzioni contro la Russia non c'entrano nulla con i picchi, provocati al contrario dalle crisi delle forniture e da chiusura dei gasdotti russi, a partire da Nord Stream I, decisi l'estate scorsa da Putin. Una strozzatura che ha costretto i Paesi europei a cercare alternative sui mercati globali, infiammando i prezzi. Ma per un premier populista come Orban, è sempre più facile tuonare contro Bruxelles che contro Mosca.