Ecco cosa scegliere in borsa, chi vince da 3 a 10 anni
di Luigi dell'Olio , di Luigi dell'OlioAzioni o bond? Il repentino rialzo dei rendimenti dei titoli obbligazionari, dopo un periodo caratterizzato da tassi molto bassi, o addirittura negativi per gran parte del 2020, pone più di un interrogativo sull'asset class da preferire - tra azioni e bond - per i prossimi mesi. Ad alimentare l'incertezza che regna tuttora sui mercati, dove i Treasuries americani a 10 anni offrono ormai un rendimento lordo del 3,5% e i Btp italiani di egual durata superano il 4%, concorrono diversi fattori. Da una parte c'è l'avvicinarsi di una possibile recessione, attesa da diversi analisti almeno nella prima parte di quest'anno, che potrebbe limitare un'ulteriore stretta monetaria delle banche centrali, dall'altra c'è il rischio che proprio la frenata dell'economia penalizzi la redditività delle aziende quotate.
La contraddizione del tecnologico
"I rendimenti pas…
Azioni o bond? Il repentino rialzo dei rendimenti dei titoli obbligazionari, dopo un periodo caratterizzato da tassi molto bassi, o addirittura negativi per gran parte del 2020, pone più di un interrogativo sull'asset class da preferire - tra azioni e bond - per i prossimi mesi. Ad alimentare l'incertezza che regna tuttora sui mercati, dove i Treasuries americani a 10 anni offrono ormai un rendimento lordo del 3,5% e i Btp italiani di egual durata superano il 4%, concorrono diversi fattori. Da una parte c'è l'avvicinarsi di una possibile recessione, attesa da diversi analisti almeno nella prima parte di quest'anno, che potrebbe limitare un'ulteriore stretta monetaria delle banche centrali, dall'altra c'è il rischio che proprio la frenata dell'economia penalizzi la redditività delle aziende quotate.
La contraddizione del tecnologico
"I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri" è la precisazione che ricorre in tutte le comunicazioni relative agli d'investimenti. Un principio sacrosanto, che si confronta con l'importanza di valutare il track-record di società di gestione e soluzioni d'investimento per saggiare la loro affidabilità nel lungo periodo. A questo proposito Affari&Finanza ha chiesto alla società di servizi finanziari Morningstar di censire i rendimenti delle varie asset class e aree geografiche, partendo dall'ultimo anno per arrivare fino ai due lustri passati. I risultati sono per molti versi sorprendenti, con i vincenti di breve periodo che quasi mai tengono il passo nel medio-lungo, o viceversa. Valga per tutti l'esempio del comparto tecnologico, che è stato il peggiore nel 2022 (meno 28% a livello globale secondo l'indice Morningstar Global Tech), ma il migliore a dieci anni, con un rendimento annualizzato del 17,62%, che ha sparigliato tutti gli altri comparti.
Gli industriali
Al secondo posto nelle analisi di lungo periodo ci sono i titoli industriali, con un guadagno medio del 10,52%, nonostante il meno 6,62% dello scorso anno. Mentre l'energy, assoluto protagonista nel 2022 grazie all'impennata dei prezzi delle materie prime (+41,30%), a dieci anni ha ottenuto una crescita media annua del 5,16%. Le differenze a seconda della tempistica osservata sono evidente anche a livello di aree geografiche. Lo scorso anno l'azionario globale, misurato dall'indice Morningstar Global Tme e inclusivo dei listini emergenti, ha fatto registrare una perdita del 12,7%. Tra i mercati sviluppati, ha tenuto botta l'azionario inglese, che è rimasto sostanzialmente sui livelli di fine 2021 (meno 0,5%), mentre Wall Street mediamente ha perso il 14,7% (la caduta sarebbe di quasi il 20% senza considerare l'apprezzamento del dollaro sull'euro, con quest'ultima presa come valuta di riferimento per l'analisi) e i listini dell'Eurozona hanno lasciato sul terreno il 12%, con l'Italia che ha fatto un po' meglio (meno 8,8%).
"Lo scenario cambia sensibilmente se si allunga l'orizzonte di osservazione", annota Nicolò Bragazza, associate portfolio manager di Morningstar Investment Management. Nel confronto a tre anni l'azionario inglese (più 1,52% di media all'anno) ha fatto peggio sia dell'Eurozona (2,34%) in generale, sia dell'Italia (2,20%). Mentre gli Stati Uniti spiccano con un progresso annuo dell'8,62%, sensibilmente superiore anche rispetto al dato globale (più 5,79%). La performance a cinque anni vede la Borsa italiana mettere a segno un più 3,80% annuo e quella decennale un più 5,34%. Mentre a livello globale il guadagno medio è stato rispettivamente del 7,78% e del 10,29%.
I record di Piazza Affari
Dunque, chi ha preferito Milano agli indici globali ha mediamente guadagnato la metà. Senza dimenticare che le differenze nei rendimenti spesso sono state evidenti anche nell'arco decennale. Basti pensare a Piazza Affari, considerando oltre alla rivalutazione borsistica anche i dividendi distribuiti nel frattempo, ci sono titoli che in dieci anni sono cresciuti di nove volte come Interpump e Amplifon o di sette come Stm (i dati in questo caso sono a fine gennaio 2023), a fronte di Saipem che si è quasi azzerata e di Tim che ha perso due terzi del valore iniziale. Se poi guardiamo a livello settoriale e prendiamo come esempio i finanziari, ci sono Unipol e Banca Generali cresciute di quasi quattro volte, a fronte di Bper e Banco Bpm che hanno ceduto la prima oltre il 20% e la seconda il 40%.
Tornando al tema iniziale, le differenze di rendimento sono marcate anche in campo obbligazionario, con i ribassi generalizzati del 2022 - con il picco negativo della Gran Bretagna (meno 34%), penalizzata dalla duration media più elevata - che portano in terreno negativo quasi tutte le performance annualizzate dell'ultimo quinquennio. Mentre a dieci anni quasi tutte le categorie del reddito fisso fanno segnare rendimenti annualizzati positivi (fanno eccezione solo i governativi britannici legati all'inflazione e quelli statunitensi), a dimostrazione di come nel lungo periodo l'asset class obbligazionaria conserva il suo valore difensivo, mediando rispetto alle più ampie fluttuazioni dell'azionario.
I migliori bond
Tra i bond, la performance decennale migliore è stata messa a segno dagli high yield, quelli delle società con fondamentali meno solidi della media (più 3,17% il dato attualizzato) e il peggiore dai titoli sovrani britannici, gli unici in terreno negativo (meno 0,52%).Guardando al passato più recente, le prime settimane dell'anno sono state ampiamente positive sia per l'azionario, sia per l'obbligazionario, con gli investitori che evidentemente hanno ritenuto eccessive le correzioni dell'ultimo anno. La considerazione d'insieme che si ricava dall'analisi, se mai ce ne fosse bisogno, è che nessuno ha la sfera magica e cercare di indovinare il tempismo migliore nella scelta degli investimenti significa rischiare di farsi male. Resta fondamentale fare scelte meditate e resistere alla tentazione di vendere nelle fasi di ribasso, che sono normali in tema di mercati. Senza dimenticare l'importanza della diversificazione, per ridurre i rischi e puntare a una crescita sostenibile del portafoglio.