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Mai così tanta energia: ecco perchè frenano i prezzi

La grande contraddizione provocata dalla guerra in Ucraina: nonostante la rinuncia alle forniture russe, anzi forse proprio a causa di quella rinuncia, la disponibilità di fonti energetiche nell’ultimo anno è ai massimi storici
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"Chiude l’ultima miniera di carbone della Gran Bretagna, finisce un’epoca storica”. Così titolavano, a fine dicembre del 2015, tutti i giornali del mondo. Soltanto sette anni dopo, il pianeta sembra ruotare alla rovescia: due mesi fa, il governo di Sua Maestà ha autorizzato l’apertura della prima miniera di carbone da tre decenni a questa parte. Un nuovo giacimento ricco di “coke” che servirà non tanto alle centrali elettriche, ma per produrre energia “a buon mercato”, destinata per lo più alle caldaie delle acciaierie del Regno Unito. È la più clamorosa delle contraddizioni emerse con la crisi provocata dall’attacco di Vladimir Putin all’Ucraina. Di cosa si tratta? Nonostante il venir meno delle forniture di gas russo, in particolare all’Europa, il mondo non ha mai avuto così tanta disponibilità di fonti energetiche come nell’ultimo anno.

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"Chiude l’ultima miniera di carbone della Gran Bretagna, finisce un’epoca storica”. Così titolavano, a fine dicembre del 2015, tutti i giornali del mondo. Soltanto sette anni dopo, il pianeta sembra ruotare alla rovescia: due mesi fa, il governo di Sua Maestà ha autorizzato l’apertura della prima miniera di carbone da tre decenni a questa parte. Un nuovo giacimento ricco di “coke” che servirà non tanto alle centrali elettriche, ma per produrre energia “a buon mercato”, destinata per lo più alle caldaie delle acciaierie del Regno Unito. È la più clamorosa delle contraddizioni emerse con la crisi provocata dall’attacco di Vladimir Putin all’Ucraina. Di cosa si tratta? Nonostante il venir meno delle forniture di gas russo, in particolare all’Europa, il mondo non ha mai avuto così tanta disponibilità di fonti energetiche come nell’ultimo anno.

Cambi di scenario

 
Il fenomeno, del resto, si spiega mettendo in fila i fatti. Il mondo occidentale, alleato di Kiev, ha cominciato a rinunciare alle materie prime fossili che per anni ha acquistato - a prezzi spesso molto convenienti - dalle società controllate dal Cremlino. E quando non ha tagliato gli acquisti o sanzionato il regime di Vladimir Putin con embarghi vari, ha costretto anche il resto del mondo ad acquistare i prodotti di Mosca a prezzi “calmierati”. Questo ha causato un eccesso di domanda di gas, petrolio, ma anche carbone per sostituire la materia prima fossile proveniente dalla società controllate dal Cremlino. Le quali si sono affrettate a cercare mercati sostitutivi, soprattutto in Cina, India e paesi arabi. In pratica, i combustibili russi sono rimasti sul mercato, con le petroliere e le navi cariche di Gnl (il gas naturale liquefatto) in giro per gli oceani in cerca di aquirenti: nel 2022 le importazioni globali di Gnl hanno raggiunto il livello record di 409 milioni di tonnellate, grazie all’Europa si è affrettata a sostituire la fornitura di gas provenienti dai gasdotti dalla Russia, superando la cpncorrenza dell’Asia.
 

Il record storico del carbone

 
Ma la maggior disponibilità delle fonti fossili si può misurare anche in altro modo. Secondo il Global carbon project, organizzazione che studia l’evoluzione delle emissioni nocive e le loro cause, petrolio, carbone e gas sono stati responsabili nel 2022 di 37,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica: è il valore più alto mai registrato da quando viene pubblicato il rapporto. Del resto, secondo i dati dell’Agenzia internazionale dell’energia il consumo di carbone nel mondo non è mai stato così elevato: per la prima volta sono stati superati gli 8 miliardi di tonnellate, battendo così il record precedente che risaliva al 2013. Sempre secondo gli analisti dell’Aie, a livello globale, i consumi sono cresciuti dell’1,2% rispetto al 2021 (con un +2% per il carbone a uso elettrico e -1% nell’uso industriale).
 
Epicentro della domanda è stata l’Europa, nella sua rincorsa a sostituire il gas russo per la produzione di energia: a livello continentale la crescita dei consumi è stata del 6% e anche l’Italia ha fatto la sua parte, con la quota di energia prodotta dal più inquinante dei fossili sul totale della domanda elettrica è passata dal 3 al 7%. A guadagnarci sono state ovviamente le industrie del settore. Secondo una indagine svolta dal Financial Times, le 20 più grandi società di estrazione del carbone del mondo hanno visto triplicare i loro profitti nel corso dell’ultimo anno, raggiungendo un totale di 97 miliardi di dollari (circa 91 miliardi di euro) rispetto ai 28,2 miliardi di dollari (circa 26 miliardi di euro) durante lo stesso periodo dell’anno precede.

Cosa succede con il petrolio

 
Anche sul fronte petrolifero - come si vede dei bilanci record di Big oil in via di pubblicazione - le aziende del settore godono di ottima salute. Nel corso del 2022 la domanda di greggio nel mondo è stata superiori ai livelli registrati prima della pandemia. Secondo gli analisti, ogni giorno nel mondo si consumeranno 99,7 milioni di barili, circa 200.000 in più rispetto al 2019. Questo è accaduto perché le misure prese dai governi per contenere le conseguenze negative della pandemia sono meno severe rispetto al passato e quindi il loro impatto sulle attività economiche e sui trasporti è meno pesante. Come è accaduto per il gas, sono aumentati gli investimenti per la ricerca di nuovi giacimenti e per il potenziamento di quelli esistenti: in futuro, ci si aspetta che ci sarà un eccesso di offerta sulla domanda, a causa degli aumenti di produzione di diversi Paesi, in particolare Stati Uniti, Canada, Brasile, Arabia Saudita, Russia.
 

Il futuro è delle rinnovabili

 
Ma quanto accaduto nell’ultimo anno nel settore dell’energia non è tutto negativo per l’ambiente e la lotta al cambiamento climatico. Le conseguenze del conflitto russo-ucraino, con la ricaduta sui prezzi dell’energia volati ai massimi di sempre, ha spinto i governi, dagli Stati Uniti alla Cina passando per l’Unione europea, a spingere la transizione verso le rinnovabili. La mole di finanziamenti pubblici e investimenti privati si concretizzerà a breve. Nei prossimi 5 anni, il mondo riuscirà a sviluppare tanta energia “green” quanta ne ha prodotta negli ultimi 20 anni. Lo sostiene l’ultimo rapporto Renewables 2022, anche in questo caso a cura dell’Agenzia internazionale dell’energia. Un dato oltremodo significativo, visto che le rinnovabili - per la prima volta - riusciranno a superare il carbone quale principale fonte di produzione di energia elettrica a livello globale. Le rinnovabili dovrebbero crescere di 2400 gigawatt, diventando il 90% di tutta la capacità energetica aggiuntiva. Si tratta di un’accelerazione dell’80% in più rispetto agli scorsi cinque anni e con un rialzo del 30% rispetto alle previsioni Iea del 2021. A guidare la rivoluzione green saranno ovviamente Cina, Ue, Stati Uniti e India, grazie al “Piano quinquennale cinese”, al programma “RepowerEu” di Bruxelles e all’Inflaction reduction act dell’amministrazione Biden.
 

Il protagonista fotovoltaico

 
Protagonista sarà il fotovoltaico ancor più dell’eolico. In questo caso, a dominare l’industria del solare sarà la Cina: si prevede che installerà circa la metà della nuova capacità globale di energia rinnovabile tra il 2022 e il 2027. E tutto questo nonostante la graduale eliminazione dei suoi sussidi per le rinnovabili. Ma anche l’Europa farà la sua parte. In parte lo ha già fatta. Per la prima volta, i paesi Ue hanno consumato più energia elettrica prodotta dalle rinnovabili, piuttosto che dal gas bruciato nelle centrali. È successo l’anno scorso, quando eolico e solare hanno soddisfatto il 22 per cento della domanda di energia nella Ue. Mentre i cicli combinati alimentati a metano si sono fermati al 20%. E come dicono i francesi “non è che un debutto”.