Produzione industriale, la grande opportunità dell’addio al gas
di Luca Piana , di Luca PianaNino Tronchetti Provera lo definisce "l'elefante nella stanza che molti fanno finta di non vedere". Il perché è presto detto. Gli impianti industriali, per generare il calore necessario nei processi produttivi, consumano a livello mondiale una quantità di energia non lontana da quella dell'intero trasporto stradale. Oppure, per fare un altro paragone, bruciano tra gas, carbone e petrolio in una quantità pari a due volte e mezza gli idrocarburi necessari per tutti gli aerei e tutte le navi che solcano i cieli e i mari del globo terrestre. Eppure, mentre sui trasporti si stabiliscono regole via via più stringenti, nessuno si preoccupa di ridurre le emissioni industriali: "Affrontare questa sfida non è semplice, per una serie di ragioni che abbiamo deciso di indagare, ma l'elettrificazione dei processi industriali sta diventando possibile e darebbe enormi risultati, riducendo del 10% le emissioni di anidride carbonica g…
Nino Tronchetti Provera lo definisce "l'elefante nella stanza che molti fanno finta di non vedere". Il perché è presto detto. Gli impianti industriali, per generare il calore necessario nei processi produttivi, consumano a livello mondiale una quantità di energia non lontana da quella dell'intero trasporto stradale. Oppure, per fare un altro paragone, bruciano tra gas, carbone e petrolio in una quantità pari a due volte e mezza gli idrocarburi necessari per tutti gli aerei e tutte le navi che solcano i cieli e i mari del globo terrestre. Eppure, mentre sui trasporti si stabiliscono regole via via più stringenti, nessuno si preoccupa di ridurre le emissioni industriali: "Affrontare questa sfida non è semplice, per una serie di ragioni che abbiamo deciso di indagare, ma l'elettrificazione dei processi industriali sta diventando possibile e darebbe enormi risultati, riducendo del 10% le emissioni di anidride carbonica generate da ogni attività umana", dice Tronchetti Provera, fondatore di Ambienta Sgr, società d'investimenti focalizzati sulla sostenibilità ambientale con oltre 3 miliardi di euro di asset in gestione.
Lo studio Ambienta
Ambienta ha dedicato alla questione il suo ultimo studio strategico, realizzato da un team di ingegneri coordinato dal partner Fabio Ranghino e dal manager Saverio Zefelippo. Alcuni numeri: l'industria globale consuma in un anno energia per l'equivalente di 4 miliardi di tonnellate di petrolio, più di quanta ne serva per illuminare, riscaldare e refrigerare tutti gli edifici del pianeta (3 miliardi) o per muovere l'intero sistema dei trasporti (2,9 miliardi). La ricerca si concentra sulla fetta maggioritaria di questi consumi di energia, 2,2 miliardi di tonnellate equivalenti, quella che serve per generare il calore utilizzato nelle diverse fasi della produzione industriale, in larghissima parte (il 75%) alimentate da fonti fossili come gas, carbone e petrolio.
Due esempi permettono di toccare con mano l'impatto della trasformazione elettrica di questi processi, grazie a tecnologie disponibili già oggi. Il primo riguarda un costruttore americano di componenti in alluminio per auto e trattori: il passaggio da macchinari alimentati a gas a quelli elettrici ha comportato un abbattimento del 67% dei consumi di energia e addirittura del 92% dei tempi per arrivare al prodotto finito, scesi da 16 ore a poco più di una. Il secondo esempio è invece un produttore australiano di pizza surgelata, che ha sostituito con pompe di calore e forni a infrarossi i boiler e forni a gas utilizzati per riscaldare aria, acqua e olio e per cucinare l'impasto. Risultato: per ogni tonnellata di pizza, il consumo di energia è crollato del 70%.
Il risparmio e le tecnologie
Le conclusioni a cui giunge lo studio sono impressionanti. La prima è che il risparmio di energia ottenuto dalle pizze australiane è valido, in media, per ogni tipo di industria a livello globale: grazie al fatto che i macchinari elettrici sono più efficienti di quelli tradizionali, la transizione garantirebbe consumi di energia fino al 70% inferiori agli attuali. Le ragioni di un'efficienza tanto superiore sono vari. Per fare l'esempio più intuitivo, i processi elettrici non disperdono calore con le emissioni inquinanti. E ancora: bruciare gas permette di arrivare a una temperatura di 2.000 gradi, mentre la metà dei processi industriali avvengono a meno di 400 gradi: proseguire con gli impianti tradizionali - che si giustificavano con il gas a basso prezzo - è un po' come usare una motosega per tagliare il burro. Quando serve più calore, nell'acciaio, nel cemento, nel vetro, nella ceramica, non tutte le tecnologie elettriche disponibili sono adeguate o economicamente accessibili, per cui la transizione non sarà immediata. Ma il punto cruciale è che, in prospettiva, la transizione elettrica può azzerare le emissioni di anidride carbonica e altri gas inquinanti dell'industria, se l'elettricità utilizzata viene da fonti rinnovabili. Dal punto di vista delle emissioni, sarebbe come cancellare con un colpo di bacchetta tutte le automobili che circolano per il pianeta.
"Ci sono tante ragioni che in passato hanno frenato la transizione elettrica dell'industria, a cominciare dalla disponibilità di gas e carbone a basso prezzo e dal costo superiore di alcune tecnologie elettriche, come le pompe di calore e i riscaldatori elettromagnetici, rispetto alle alternative a gas", dice Tronchetti Provera. Ambienta calcola che l'elettrificazione di tutti i processi produttivi comporterebbe, a livello globale, investimenti per 1.000 miliardi di euro. Ma il quadro sta cambiando rapidamente, per la necessità di rimpiazzare gli idrocarburi, i loro prezzi crescenti, l'avanzamento delle tecnologie elettriche e i costi operativi largamente inferiori: "La verità è che oggi nessuna industria può raggiungere l'obiettivo di emissioni zero se non compie la transizione", osserva Tronchetti Provera, sottolineando che il vero paradosso nasce dalla diversa tassazione a cui sono soggetti elettricità e gas: "Se prendiamo un consumo di un Megawatt/ora, nel 2021 in Europa la tassazione media dell'elettricità era di 40-45 euro, rispetto ai 6-6,5 euro del gas. Questo significa che l'Europa, mentre sussidia la costruzione degli impianti a rinnovabili, dall'altra parte li disincentiva, favorendo fiscalmente il gas. Se vogliamo davvero la transizione, è ora di porre rimedio a questo squilibrio".