Rigassificatori in Italia e in Europa, a che punto siamo per azzerare il gas russo
di Luca Pagni , di Luca PagniL'appuntamento è fissato per la prima settimana di marzo. Quando la Golar Tundra, nave in grado di trasportare fino a 170 mila tonnellate di Gas naturale liquefatto (Gnl), inizierà il suo viaggio dai cantieri del porto di Singapore, con destinazione Italia. Il suo punto di approdo è Piombino, nel bacino che venne usato per lo smantellamento della Costa Concordia dopo il naufragio all'isola del Giglio. La Golar Tundra, acquistata dal gruppo Snam per 350 milioni di dollari, viene tecnicamente definita nel gergo tecnico una FSRU, acronimo in inglese che sta per unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione. In buona sostanza, è capace di fare le due fasi: può essere usata come nave da trasporto per la materia prima, ma opportunatamente riadattata può essere trasformata in un impianto di ragassificazione con la capacità di lavorare fino a 5 miliardi di metri cubi di gas all'anno. In pratica, riceve il gas liquefatto…
L'appuntamento è fissato per la prima settimana di marzo. Quando la Golar Tundra, nave in grado di trasportare fino a 170 mila tonnellate di Gas naturale liquefatto (Gnl), inizierà il suo viaggio dai cantieri del porto di Singapore, con destinazione Italia. Il suo punto di approdo è Piombino, nel bacino che venne usato per lo smantellamento della Costa Concordia dopo il naufragio all'isola del Giglio. La Golar Tundra, acquistata dal gruppo Snam per 350 milioni di dollari, viene tecnicamente definita nel gergo tecnico una FSRU, acronimo in inglese che sta per unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione. In buona sostanza, è capace di fare le due fasi: può essere usata come nave da trasporto per la materia prima, ma opportunatamente riadattata può essere trasformata in un impianto di ragassificazione con la capacità di lavorare fino a 5 miliardi di metri cubi di gas all'anno. In pratica, riceve il gas liquefatto congelato a temperature estreme al fine di ridurne il volume fino a 600 volte, per farlo tornare allo stato gassoso e immetterlo nella rete.
Le tante Golar Tundra
Ma di Golar Tundra in giro per i mari europei ce ne sarà più di una in questa fase della crisi energetica. E l'Italia non è nemmeno la prima che riesce ad aggiudicarsene una. Solo la Germania, per dire, ne ha ottenute cinque, di cui due già approdate sulle coste del Baltico e del Mare del Nord, di cui una già operativa. Ma anche Grecia, Francia, Paesi Bassi, Croazia, Estonia, Finlandia, Lettonia, Slovenia e Regno Unito, hanno annunciato la costruzione di una ventina di terminali galleggianti per ricevere Gnl. Il motivo delle corsa ai navigli specializzati in Gnl è molto semplice: l'Europa ha bisogno di differenziare le fonti di approvvigionamento per sottrarsi alle importazioni dalla Russia. E mentre le forniture via tubo possono aumentare fino a un certo punto, dalla Norvegia (riattivando i giacimenti del Mare del Nord), dall'Africa (Algeria e Libia) e dall'Asia (attraverso il Tap), il metano trasportato via nave può arrivare da qualunque punto di partenza in giro per il mondo. Come, in parte, è già accaduto l'anno scorso.
Nel 2022, i Paesi Ue hanno comprato 53 miliardi di Gnl, quattro volte la quantità media degli anni precedenti la crisi in Ucraina. Un'operazione costruita in pochi mesi, che ha dimostrato una volta di più la resilienza della Ue e la capacità di reagire velocemente di fronte alle emergenze. Esattamente come è avvenuto per l'epidemia di Covid, con la politica di acquisti comuni dei vaccini. Il Gnl che ha sostituito le forniture russe - riducendole dell'80-85 per cento rispetto alla media degli anni precedenti - non è stato indolore economicamente. Per accaparrarsi i carichi che viaggiano via nave, i Paesi Ue hanno dovuto offrire un prezzo più alto rispetto alle quotazioni dei mercati asiatici. Una dinamica che - unita alla necessità di riempire ai massimi livelli gli stoccaggi in tutta Europa per fronteggiare l'inverno - ha portato il prezzo del gas calcolato al Ttf di Amsterdam (l'indice di riferimento per l'Europa) fino al record sorico di 340 euro al megawattora.
Zero Gazprom
Ma archiviato il 2022, ora Bruxelles deve affrontare il nuovo anno, dove i governi saranno chiamati a superare l'ultimo scoglio, probabilmente il più insidioso: ridurre a zero le importazioni da Gazprom, il colosso energetico controllato dal Cremlino. Perché anche l'ultimo 10-15% di forniture sul totale del fabbisogno è stato fondamentale per non passare al freddo l'inverno che si avvia alla conclusione. Giusto per ricordare, l'Italia tutt'ora importa circa 15-20 milioni di metri cubi di gas al giorno da Gazprom, finanziando indirettamente la guerra di Vladimir Putin. Per raggiungere l'obiettivo di azzerare le forniture, sarà fondamentale aumentare ancora di più le spedizioni di Gnl verso l'Europa. E questo si può fare solo dotandosi di un maggior numero di rigassificatori. Dato che il processo di costruzione di impianti ex novo può durare anche qualche anno, è scattata la corsa alle navi rigassificatrici, oltre a quella per garantirsi i contratti di fornitura di Gnl per i prossimi anni. In Italia, sempre il gruppo Snam ha già opzionato un'altra FRSU che sarà collocata appena al largo del porto di Ravenna e sarà operativa per la primavera del 2024.
Indipendenza dalla Russia
Così stando le cose, l'Europa dovrebbe essersi attrezzata per garantisri Gnl sufficiente per cancellare la dipendenza dalla Russia. Le incognite potrebbero essere altre. La prima è la posizione della Cina: Pechino, secondo quanto riportato da Bloomberg, sta facendo incetta di opzioni di acquisto del gas al 2027. In questo modo, potrebbe determinare il prezzo del Gnl per i prossimi anni. E in ogni caso, l'Europa potrebbe essere costretta ad alzare le quotazioni per "strappare" la materia prima alle rotte asiatiche. La seconda incognita sono le politiche della transizione energetica: secondo gli obiettivi di Bruxelles al 2030 dovremmo inquinare meno e quindi aver bisogno anche di meno gas, sostituito da rinnovabili. Non a caso, la Germania ha sottoscritto di recente un contratto di fornitura di Gnl "solo" a 10 anni con il Qatar. Ma l'urgenza, per ora, è superare i prossimi inverni e le navi rigassificatrici erano necessarie.