L’Italia di Meloni è il lato debole dell'Europa nel triangolo con Parigi e Berlino
dal nostro corrispondente
Claudio Tito
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dal nostro corrispondente Claudio Tito
Dalle trattative per il nuovo Patto di stabilità alle mosse di politica monetaria della Bce. Dal dossier sullo stop alle auto benzina e diesel al tema dell’immigrazione Ecco perché, in Europa, Roma perde peso rispetto all’asse franco-tedesco
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Era il 16 giugno dell'anno scorso, meno di nove mesi fa. Eppure sembra un'altra era. Tutto da allora è cambiato, soprattutto per l'Italia. Era il giorno in cui Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz viaggiavano insieme, in treno, verso Kiev. Quell'immagine, oltre a diventare il simbolo dell'Europa schierata al fianco dell'Ucraina, rappresentava plasticamente la locomotiva di comando dell'Unione europea. Con l'Italia, finalmente, coinvolta con tutti i titoli nel "motore" di vertice. Anzi, in una certa misura il premier italiano, in virtù dell'autorevolezza consolidata anche negli anni al vertice della Bce, era percepito come il primo cilindro, il punto di riferimento. Soprattutto nel dialogo e nella mediazione con gli Stati Uniti di Joe Biden. Quella sintonia era poi stata definita il "triangolo" d'Europa. Il blocco dei tre Paesi principali a pilotare l'Unione. Un "triangolo equilatero": pari d…
Era il 16 giugno dell'anno scorso, meno di nove mesi fa. Eppure sembra un'altra era. Tutto da allora è cambiato, soprattutto per l'Italia. Era il giorno in cui Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz viaggiavano insieme, in treno, verso Kiev. Quell'immagine, oltre a diventare il simbolo dell'Europa schierata al fianco dell'Ucraina, rappresentava plasticamente la locomotiva di comando dell'Unione europea. Con l'Italia, finalmente, coinvolta con tutti i titoli nel "motore" di vertice. Anzi, in una certa misura il premier italiano, in virtù dell'autorevolezza consolidata anche negli anni al vertice della Bce, era percepito come il primo cilindro, il punto di riferimento. Soprattutto nel dialogo e nella mediazione con gli Stati Uniti di Joe Biden. Quella sintonia era poi stata definita il "triangolo" d'Europa. Il blocco dei tre Paesi principali a pilotare l'Unione. Un "triangolo equilatero": pari dignità e stesse capacità.
La speranza di un triangolo equo
Quel triangolo esiste ancora? È rimasto? Solo in parte. Più una speranza che una realtà. Restando nella metafora geometrica, un triangolo non più "equilatero", ma "isoscele": due lati molto grandi ed equivalenti, Germania e Francia, e uno molto più piccolo, l'Italia. Perché il nostro Paese negli ultimi cinque mesi ha sicuramente ridotto il suo peso, nel Vecchio Continente e nel mondo. Basta osservare la sorte di alcuni dei principali dossier che l'Ue sta affrontando. Certo, l'Italia è sempre consultata. Non potrebbe essere diversamente, se non altro per il suo peso numerico nella comunità. Ma ha perso il ruolo di "co-decisore". Da locomotiva a vagone. L'alleanza tradizionale e preferenziale tra Parigi e Berlino guida e determina le scelte, in autonomia. Roma, se vuole, si aggiunge. E purtroppo molto spesso non fa nemmeno questo.
Basti allora pensare alla riforma del Patto di Stabilità. L'ultima formulazione - su cui di certo i 27 dovranno comunque ancora lavorare - fa ben capire quanto il nostro Paese non sia stato consultato e quanto questo governo non abbia ben capito le conseguenze della sua assenza nel percorso decisionale. Di certo aver cancellato l'inattuale e inattuabile regola che prevedeva per i Paesi con debito eccessivo l'obbligo di ridurlo di un ventesimo ogni anno, è una scelta positiva. Dettata però dalle trattative precedenti e dalle condizioni oggettive e incontrovertibili in cui versa l'Ue. Quella norma non era rispettata semplicemente perché era impossibile rispettarla. In questi anni è stata sistematicamente violata. Era un'impostura regolamentare.
E adesso? L'obbligo di ridurre il debito permane. Ma al di là della possibile introduzione di una lista che distingue tra Stati mediamente indebitati e severamente indebitati (che se fosse confermata stabilirebbe un'Europa di serie A e una di serie B), l'idea di redigere un piano di rientro "personalizzato" quadriennale (estendibile o prorogabile) comporta l'accettazione di un controllo costante da parte della Commissione europea. Di fatto si riproduce il modello del Pnrr: periodicamente l'esecutivo europeo dovrà certificare se il partner sotto procedura avrà svolto i compiti a casa. Una sorta di esame annuale. Un commissariamento. Se a questa misura si associa la circostanza che dal prossimo gennaio decade la clausola di sospensione dello stesso patto di Stabilità e che quindi si riattiva la regola del 3 per cento nel rapporto tra deficit e Pil, allora si capisce quanto l'Italia sarà imprigionata nella sua politica economica. La Francia e la Germania hanno apprezzato. Il nostro governo "isoscele" è risultato assente. Stesso discorso sulla politica monetaria della Bce. L'aumento costante dei tassi per frenare l'inflazione è stato reclamato a gran voce dai Paesi del Nord Europa, dai cosiddetti "frugali" e dalla Germania. E accettato dalla Francia che, del resto, vede proprio una sua connazionale al vertice dell'istituto di Francoforte.
La voce di Ignazio Visco
L'unico a far sentire la sua voce in maniera istituzionalmente corretta è stato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco. E Roma? "Isoscele". La direttrice Parigi-Berlino anche in questo caso - alla prossima riunione monetaria della Bce il tasso di riferimento crescerà di un altro 0,50% - ha avuto la meglio. Nessuna deviazione verso Roma. Nessuna considerazione dei rischi connessi a una ripresa dai contorni piuttosto fragili e nessuna valutazione del fatto che l'inflazione europea è stata in larga parte determinata dall'aumento dei prezzi dei beni (gas e grano) provenienti dalla Russia. La "squadra" di Giorgia Meloni negli ultimi giorni ha pensato di ricostituire il "triangolo" sul tentativo di rinviare o modificare la norma che ferma la vendita delle auto a benzina e diesel dal 2035. Ha pensato di poter riconquistare la sponda di Scholz. Anche in questo caso non si sono accorti che le ragioni mosse da Berlino sono completamente diverse dalle nostre. E soprattutto che alla fine il governo tedesco, di cui fanno parte anche i Verdi, accetterà il blocco. Magari con qualche concessione sui carburanti ecologici sui quali l'esecutivo romano ha ben poco da scommettere. E la sfida italiana rischia così di ricadere nel vuoto.
Il "triangolo isoscele" riappare pure nel dossier migranti. Dopo l'ultima tragedia di Cutro si è evidenziato l'isolamento dell'Italia rispetto ai due partner teoricamente "fisiologici". Non solo la presidente della Commissione, la tedesca Ursula von der Leyen, ha risposto alla lettera di Giorgia Meloni senza offrire alcuna soluzione concreta se non un futuro stanziamento di 500 milioni mentre solo qualche anno fa per fronteggiare l'ondata migratoria dalla Siria vennero messi immediatamente a disposizione 6 miliardi in due tranche da 3. Ma la Francia, in occasione del Consiglio dei ministri Ue degli Interni svoltosi giovedì scorso, ha posto un solo problema: i movimenti secondari. Ossia quelli che dal Paese di primo approdo come l'Italia si spostano altrove. Invitando Roma a controllare di più i suoi confini. I tre lati, insomma, diventano sempre più squilibrati. E quello nostro sempre più piccolo e ininfluente.
Interessi divergenti
Infine c'è la politica. E su questo i ricordi del 16 giugno scorsi diventano ancora più appannati. Il triangolo perfetto quasi si scompone e si ricompone in una un'unica retta che collega l'Eliseo al Palazzo della Cancelleria Federale. Perché il prossimo anno, a maggio del 2024, si terranno le elezioni europee. Gli interessi franco-tedeschi saranno ancora più divergenti rispetto a quelli italiani. Macron e Scholz avranno bisogno di arginare l'avanzare delle destre. Da un lato il Front National di Le Pen, in passato in rapporti strettissimi con Fratelli d'Italia. E dall'altro l'Afd tedesca e anche la Cdu che attraverso il Ppe sta provando a costruire un dialogo con i Conservatori europei. La prospettiva, insomma, è che l'Italia diventi sempre più piccola nel rapporto con Francia e Germania. Il triangolo sempre più "isoscele". Un Paese schiacciato sui partner più piccoli. E di conseguenza sempre meno influente.