✕

Trump alla corte dei bitcoin, il mondo cripto ora tifa per lui

J.D. Vance, il senatore dell'Ohio scelto da Trump come suo vice nel ticket elettorale, è un evangelista dei bitcoin (reuters)
Aveva definito le valute digitali “una frode”, ha cambiato idea: oggi il candidato repubblicano parla alla grande conferenza di Nashville, dove dovrebbe promettere meno regole agli “outsider” della finanza decentrata. Ricambiato da generose donazioni
3 minuti di lettura

Il prezzo del biglietto non è per tutti. Per ascoltarlo dal vivo, e soprattutto scattarsi una foto con lui, bisogna sborsare 60 mila dollari. E la bellezza di 844 mila 600 per il privilegio di parlarci seduti alla stessa tavola rotonda. Ma si sa, tra gli adepti delle criptomonete non sono pochi ad aver accumulato milioni. E sabato alla Bitcoin conference di Nashville, Tennessee, l’occasione è unica: parlare con il candidato presidente che, se rieletto, promette di rendere (anche) le cripto “great again”. Al secolo, Donald J. Trump.

La cripto-conversione

Da giorni i cripto-entusiasti di tutto il mondo speculano su quello che potrà dire. Prometterà di rendere il bitcoin una moneta ufficiale di riserva degli Stati Uniti? O si limiterà più realisticamente, cioè meno trumpianamente, a promettere una regolazi…

Il prezzo del biglietto non è per tutti. Per ascoltarlo dal vivo, e soprattutto scattarsi una foto con lui, bisogna sborsare 60 mila dollari. E la bellezza di 844 mila 600 per il privilegio di parlarci seduti alla stessa tavola rotonda. Ma si sa, tra gli adepti delle criptomonete non sono pochi ad aver accumulato milioni. E sabato alla Bitcoin conference di Nashville, Tennessee, l’occasione è unica: parlare con il candidato presidente che, se rieletto, promette di rendere (anche) le cripto “great again”. Al secolo, Donald J. Trump.

La cripto-conversione

Da giorni i cripto-entusiasti di tutto il mondo speculano su quello che potrà dire. Prometterà di rendere il bitcoin una moneta ufficiale di riserva degli Stati Uniti? O si limiterà più realisticamente, cioè meno trumpianamente, a promettere una regolazione amica, che lasci l’innovazione valutaria fare il proprio corso? La sola scelta di organizzare una raccolta fondi alla più grande conferenza dei bitcoin, basta però a certificare la sua spregiudicata inversione a “U”. Lui che aveva definito il bitcoin «una truffa ai danni del dollaro», in questa corsa si presenta da «cripto-candidato», accettando con gioia contributi in bitcoin, ether, solana e pure dogecoin, cioè la moneta digitale che nasce come barzelletta.

Trump spinge le quotazioni

Questo spiega perché nelle ultime settimane la quotazione del bitcoin sia cresciuta insieme alle chance di rielezione del candidato repubblicano, tornando vicino ai massimi storici. “Trump pump”, la spinta di Trump, la chiamano i soliti entusiasti, scommettendo che un suo bis segnerà una svolta nell’attitudine dei regolatori verso le monete digitali e l’infrastruttura decentrata che le sostiene. Perché se è vero che la Sec ha dato il via libera ai primi strumenti Etf legati a bitcoin ed ether, segnandone l’ingresso nella finanza ufficiale, allo stesso tempo l’autorità americana dei mercati - guidata da Gery Gensler, scelto da Biden - ha proseguito la stretta sul settore, stanando le condotte criminali di Ftx o Binance e assediando l’area grigia in cui si muovono tanti altri operatori.

Il vice Vance, amico dei bitcoin

Certo, fidarsi di Trump è una bella scommessa, anche per chi è abituato alla volatilità dei bitcoin. Il suo ripensamento è prima di tutto un calcolo opportunistico, maturato quando qualche mese fa si è capito che il settore considerava queste elezioni decisive per il proprio futuro ed era pronto ad aprire il portafoglio per i candidati amici. Ma la speranza che la cripto-conversione possa durare, e tradursi in politiche, è stata avvalorata dalla scelta come vice di un “evangelista” come J.D. Vance. A inizio carriera il senatore dell’Ohio ha lavorato in Silicon Valley nel fondo di venture capital di Peter Thiel, imprenditore seriale e sostenitore di Trump, e al Congresso ha proposto alcune leggi molto favorevoli alle cripto, criticando la “regolazione attraverso l’autorità” della Sec. Il suo populismo economico avversa Wall Street e Big Tech - che vuole smembrare - ma non bitcoin, blockchain & co, ritratti come piccoli che sfidano il sistema dei sistemi, quello finanziario. Outsider milionari, a volte miliardari: una dose di ipocrisia fa parte della politica.

Small Tech contro Big Tech

Ecco perché nel recente scatto del bitcoin si è verificata anche una rara inversione della sua correlazione con i mercati azionari, dominati dai colossi tecnologici, per i quali una vittoria di Trump non sarebbe notizia altrettanto buona. Ma mentre una parte della Silicon Valley trema, un’altra si sta convertendo - assegni alla mano - alla causa MAGA. Lo hanno fatto i leggendari venture capitalist Andreessen e Horowitz, nobilitando il bonifico con un manifesto in difesa di “small tech” e della decentralizzazione finanziaria, la cui portata innovativa sarebbe schiacciata dalle regole. Lo hanno fatto i gemelli Winklevoss, tra i maggiori investitori in bitcoin, definendo Trump “pro-cripto”. E lo hanno fatto i libertari radicali come Thiel e Musk. Quella visione del mondo è l’humus da cui nasce anche il progetto originario delle monete prive di autorità centrale, e almeno per qualcuno dei suoi profeti trova inquietanti sintonie con il cuore di tenebra trumpiano: il rifiuto di regole e istituzioni, o l’esplicito progetto di smantellarle.

Comunanza di interessi

Gli analisti di Goldman Sachs predicano cautela, dicendo che la “Trump pump” per il bitcoin potrebbe già essere finita, uno dei casi in cui si compra sull’indiscrezione e si vende sulla notizia. Il crollo del Nasdaq di mercoledì scorso ha dato una botta anche alle cripto. Nel merito: non è facile dire quanta influenza Vance avrebbe in un eventuale Trump bis, ancora meno come il presidente declinerebbe il supporto alle cripto in chiave America First: di recente ha detto che bisognerà fare in modo che tutti i bitcoin ancora da emettere sul mercato vengano prodotti negli Stati Uniti, concentrando in patria i computer dedicati al “mining”. Senza dubbio il prossimo anno metterebbe alla guida della Sec una persona fidata, e chiunque sarebbe meno avverso alle cripto di Gensler, ma sull’adozione di monete digitali e blockchain continuerebbero comunque a pesare i timori della Fed, per eventuali turbolenze al sistema finanziario e minacce a “re dollaro”.

Trump potrebbe davvero promuovere una regolazione leggera, che non smetta di combattere le tante frodi ma stimoli l’innegabile innovazione, o un liberi tutti che piacerebbe a cripto-truffatori e -criminali, magari innescando una nuova invasione di “shitcoin”, “monete di pupù”. Potrebbe anche cambiare di nuovo idea, oppure dimenticarsi delle sue promesse. Alcuni fanno anche notare che l’anagrafe dei possessori di bitcoin, Millennials e Generazione Z, non è quella dove il tycoon pesca consenso, ma seguendo i soldi - in questo caso, digitali - il grosso della comunità cripto sembra davvero schierata con lui. La prospettiva di averlo alla Casa Bianca, con un vice che è “uno di loro”, attizza cripto-imprenditori e cripto-investitori. Anche ora che l’alternativa non è più il “nemico” Biden, bensì la vice Kamala Harris, californiana e vicina a Big Tech, ma non pervenuta sul tema bitcoin. Forse non è amore, di certo è reciproco interesse: Trump pensa di vincere con i bitcoin, i bitcoin con Trump.

Leggi i commenti