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Pasta La Molisana, il rilancio è servito

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Con la famiglia Ferro è diventata la seconda forza nazionale e ha il primato nella variante integrale. Pronti 100 milioni per un nuovo stabilimento e l’ampliamento a nuove categorie di prodotto. Presto la quinta generazione in azienda
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Da una crisi aziendale, in una delle regioni più remote d’Italia, al rinascimento nel giro di 15 anni. La Molisana ha appena chiuso il 2025 con ricavi in crescita del 4,8% a circa 370 milioni, un aumento che è di oltre quattro volte superiore alla media del settore (+1,1% i volumi di pasta venduti), e che la porta al 10,8% della quota di mercato, ovvero al secondo posto dopo il leader di sempre che è Barilla (21,55% del totale).

Dal mulino alla pasta, la storia dei Ferro e della loro impresa

Nel 2011 il gruppo aveva un fatturato di 19 milioni e lo 0,3% di quota di mercato, troppo poco per stare in piedi anche per un marchio storico fondato nel 1912. Poi la quarta generazione della famiglia Ferro, mugnai dagli inizi del novecento e padroni delle Semolerie Molisane, capitanata da Giuseppe Ferro ha rilevato il mulino e il pastificio dal fallimento, rilanciandolo insieme alla sorella Rossella e ai cugini Flavio e Francesco. «Siamo mugnai di quarta generazione e pastai di prima - spiega …

Da una crisi aziendale, in una delle regioni più remote d’Italia, al rinascimento nel giro di 15 anni. La Molisana ha appena chiuso il 2025 con ricavi in crescita del 4,8% a circa 370 milioni, un aumento che è di oltre quattro volte superiore alla media del settore (+1,1% i volumi di pasta venduti), e che la porta al 10,8% della quota di mercato, ovvero al secondo posto dopo il leader di sempre che è Barilla (21,55% del totale).

Dal mulino alla pasta, la storia dei Ferro e della loro impresa

Nel 2011 il gruppo aveva un fatturato di 19 milioni e lo 0,3% di quota di mercato, troppo poco per stare in piedi anche per un marchio storico fondato nel 1912. Poi la quarta generazione della famiglia Ferro, mugnai dagli inizi del novecento e padroni delle Semolerie Molisane, capitanata da Giuseppe Ferro ha rilevato il mulino e il pastificio dal fallimento, rilanciandolo insieme alla sorella Rossella e ai cugini Flavio e Francesco. «Siamo mugnai di quarta generazione e pastai di prima - spiega Giuseppe Ferro, amministratore delegato di La Molisana - Il segreto del successo di questo rilancio è uno solo: la passione che abbiamo messo nel progetto, che si aggiunge alla fiducia che abbiamo in questo territorio e nelle sue persone. Insieme a noi è cresciuta l’azienda, ci sono 330 famiglie coinvolte insieme a noi. Il Molise è una regione povera ma sana, fatta di gente onesta che ha voglia di lavorare».

La qualità del grano 100% italiano e 200 milioni di investimenti

L’idea è quella delle famiglie dell’imprenditoria italiana: puntare sulla qualità, scegliendo solo grano duro italiano, aprirsi al mondo investendo sulla sostenibilità e sulle esportazioni di uno dei prodotti più tipici della cucina italiana, e farlo “mettendo le mani in pasta”, ovvero spendendosi in prima persona. «In 15 anni abbiamo investito oltre 200 milioni in produzione, e stiamo pianificando altri 100 milioni di investimenti in un nuovo stabilimento che ci porterà a raddoppiare la nostra capacità - aggiunge Ferro - e l’abbiamo fatto senza ricevere contributi pubblici e senza fare debiti, autofinanziando lo sviluppo e mettendo i bisogni dell’azienda al primo posto».

Nel 2025 circa la metà del fatturato è stato realizzato all’estero, in 104 Paesi nel mondo. L’obiettivo è quello di crescere anche grazie alle esportazioni per raggiungere, nel 2028, 550 milioni di ricavi, di cui due terzi all’estero. La materia prima e la produzione però restano rigorosamente italiani: nel 2024 sono stati acquistate e processate ben 207.921 tonnellate (+14,1% rispetto al 2023) di grano duro italiano. «Nascendo mugnai sappiamo che la materia prima è fondamentale - ricorda Ferro - la pasta è fatta di semola, acqua e persone, noi abbiamo la fortuna di avere una qualità eccelsa di questi tre ingredienti. Inoltre avendo investito in uno stabilimento di nuova generazione, che è super efficiente, e puntando molto sulla sostenibilità, abbiamo raggiunto la leadership anche nella pasta integrale, che per noi è motivo di grande orgoglio».

Nuovi formati e nuovi prodotti

La Molisana è infatti prima nella pasta integrale per vendite e qualità, risultati che il consumatore ha riconosciuto, premiando anche i nuovi formati. «Oltre che sulla produzione abbiamo investito sull’innovazione - racconta Ferro - abbiamo lanciato il Rigacuore (rigatone a cuore ndr), che sta avendo un grande successo, così come lo spaghetto quadrato e quello triangolare: è difficile far apprezzare al consumatore un formato diverso da fusilli, penne e spaghetti, ma se ci riesci poi il cliente resta fedele».

Oltre ai nuovi formati di pasta, e al nuovo stabilimento, la Molisana non esclude poi di diversificare la sua produzione. «Si narra che Picasso andasse dicendo che i pittori mediocri imitano, mentre i geni copiano i grandi con un tocco personale - ammette Ferro - Il leader italiano Barilla, è nato dalla pasta diventando un colosso mondiale anche in altre categorie». Non è escluso quindi che in futuro l’azienda di Campobasso diversifichi nei sughi pronti o nei biscotti.

Vendite all’estero ma produzione in Italia

Quello che è escluso invece è la delocalizzazione: l’azienda - come dice il nome - resta basata in Molise e il grano utilizzato resta al 100% italiano. «Il grano come il vino e l’olio ha le sue annate, non sempre è ottimo - confessa Ferro - ma noi che nasciamo mugnai sappiamo come selezionare le semole migliori anche negli anni peggiori, e la qualità del grano prodotto nel Centro-Sud Italia è unica al mondo».

Intanto, anche se in molti investitori e private equity hanno approcciato l’azienda, la famiglia Ferro non ha intenzione né bisogno di vendere, anzi pianifica già il passaggio alla quinta generazione. «Ho un plico alto quaranta centimetri di business plan e proposte - confessa Ferro - Ho incontrato tanti banchieri e investitori, molti di grande qualità con piani d’investimento interessanti. Ma questi banchieri che sono bravissimi a mettere in fila i numeri, non hanno quello che abbiamo noi imprenditori, la passione per questo lavoro e la prospettiva di lungo termine. Abbiamo inoltre la fortuna di avere una quinta generazione di ragazzi bravi e seri, che stanno già facendo esperienze all’estero, e che nel giro dei prossimi anni saranno pronti a entrare in azienda».

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