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Internet a casa, ecco i costi nascosti per cambiare operatore

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Lo studio SosTariffe.it e Segugio.it: rispetto alle offerte mobili, nel settore delle connessioni di rete fissa c’è una minore chiarezza sui costi, soprattutto quelli che si applicano in fase di disdetta. Vediamo cosa c'è da sapere per evitare sorprese e limitare il danno
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Telefonia fissa, internet e voce: attenti ai costi nascosti. Un problema ancora irrisolto, anche se negli ultimi anni i consumatori hanno vinto parecchie battaglie. L’allarme viene da uno studio SosTariffe.it e Segugio.it: rispetto alle offerte mobili, “nel settore delle connessioni di rete fissa c’è una minore chiarezza sui costi da tenere in considerazione quando si ha la necessità di cambiare operatore o di richiedere la cessazione di una linea”. “Il mercato delle telecomunicazioni, anche grazie all’intervento di Agcom – riconoscono questi due osservatori tariffari - , è diventato oggi più trasparente per quanto riguarda i costi di uscita da un abbonamento di rete fissa. Le insidie, però, ci sono ancora”.


I nodi: costi di disattiva…

Telefonia fissa, internet e voce: attenti ai costi nascosti. Un problema ancora irrisolto, anche se negli ultimi anni i consumatori hanno vinto parecchie battaglie. L’allarme viene da uno studio SosTariffe.it e Segugio.it: rispetto alle offerte mobili, “nel settore delle connessioni di rete fissa c’è una minore chiarezza sui costi da tenere in considerazione quando si ha la necessità di cambiare operatore o di richiedere la cessazione di una linea”. “Il mercato delle telecomunicazioni, anche grazie all’intervento di Agcom – riconoscono questi due osservatori tariffari - , è diventato oggi più trasparente per quanto riguarda i costi di uscita da un abbonamento di rete fissa. Le insidie, però, ci sono ancora”.


I nodi: costi di disattivazione e modem

Sono due i problemi, in particolare. I costi di disattivazione e il modem. Beninteso: un utente esperto può agilmente evitarli entrambi, facendo le giuste scelte prima di sottoscrivere il contratto. La questione è che solo pochi sono abbastanza esperti.

Cominciamo dal primo punto. Sulla base dei dati raccolti a febbraio 2025 per questo studio, un abbonamento di rete fissa ha un costo medio per il primo anno di 26,16 euro al mese. Seguendo quanto previsto dalla normativa, la maggior parte degli operatori prevede un contributo di disattivazione per i loro abbonamenti. Tale contributo risulta essere pari a 16,39 euro in caso di passaggio ad altro operatore oppure a 20,47 euro nel caso in cui il cliente richieda la cessazione della linea, quindi rinunciando al passaggio. In entrambi i casi, viene rispettato il vincolo massimo definito dalla normativa che adesso impone un tetto pari al canone mensile dell’abbonamento per cui si richiede il recesso.

Quanto fanno pagare gli operatori

Il costo di disattivazione di per sé può essere anche nullo, come nel caso di Fastweb e Iliad. Tim chiede invece 23 (disattivazione linea) o 5 euro (passaggio) entro i 24 mesi. Niente dopo i 24. WindTre applica 22 euro per “recesso anticipato” in una nota in cui sembra che il termine regolare siano 48 mesi. In più c’è un link con una tabella secondo cui i costi sono in realtà più alti e variegati e WindTre si riserva il diritto di applicarli agli utenti se riuscirà a vincere sull’imposizione di Agcom di un costo inferiore. E da dire che c’è anche un costo di attivazione con Tim di 39,90 – ma gratis per ora a chi si abbona online; di 39,99 per Iliad (ben chiaro in testa all’offerta online).

La tassa occulta del modem

È il modem però forse la principale bestia nera per chi disdice. “Le rate di modem e attivazione possono essere nascoste all’interno del canone mensile, rappresentando un costo aggiuntivo nel caso in cui il cliente richieda il recesso prima di 24 o 48 mesi (in base alla rateizzazione definita dall’operatore)”, si legge nell’analisi.

“Nel 25% delle offerte considerate, ad esempio, nel canone è inclusa la rata del modem proposto in vendita abbinata. Andando a richiedere la disattivazione dell’abbonamento dopo 12 mesi, il cliente dovrà versare un importo aggiuntivo pari, in media, a 213,88 euro (con la possibilità di richiedere all’operatore di continuare con il pagamento rateizzato invece che optare per il saldo in un’unica soluzione)”.

“Una porzione ridotta di offerte, il 12% del campione, include, invece, il contributo di attivazione nel canone mensile. In caso di recesso dopo 12 mesi, l’importo da pagare risulta essere pari a 80 euro. Sia per il modem che per l’attivazione, l’importo da saldare si riduce nel corso dei mesi, fino ad azzerarsi del tutto. Il recesso richiesto dopo aver saldato tutte le rate, quindi, sarà accompagnato dal pagamento del solo contributo di disattivazione”.

Abbiamo visto nel dettaglio: Fastweb e Iliad non prevedono costi per il modem; il tema si pone invece per Tim e WindTre. Il primo chiede 5 euro al mese, il secondo 5,99 euro, sempre per 48 mesi. Costi annegati dentro al canone. L’utente esperto sa che può dire no a quest’offerta di modem e usare uno di propria scelta – comprato a parte a costi tipicamente inferiori rispetto a quelli delle 48 rate o riutilizzando quello che ha già. È un diritto sancito da Agcom dopo anni di battaglie tra consumatori e operatori. Peccato che gli utenti non esperti, la maggioranza, probabilmente ignoreranno quest’opzione, chiamata “modem libero”. Sul sito di Tim appare verso la fine della pagina dell’offerta (“
Hai già il modem? Scopri l’offerta TIM WiFi Casa senza modem”). Su quella di WindTre non è stato possibile trovarne menzione.

Tutto questo vedendo sui siti; impossibile valutare invece quanto spesso gli operatori citino l’opzione “modem libero” al call center o in negozio in fase di attivazione del contratto. Dati i precedenti, però, meglio non farsi illusioni.

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