Dai servizi alle tariffe: cosa può cambiare per gli utenti con Poste alla guida di Tim
di Alessandro LongoNell’immediato le tariffe non si toccano. Ma potrebbero nascere nuovi servizi offerti ai clienti, nel matrimonio tra Tim e Poste, sfruttando anche i 13 mila sportelli di Poste e la forza della sua base utenti. E poi, chissà: la porta a una fusione con Iliad non è ancora chiusa. È sempre un’ipotesi valida, perché opportuna per avere un vero consolidamento del mercato. A quel punto ci sarebbe sì un grande impatto sulle tariffe, verso un possibile rincaro, dato che quelle italiane sono tra le più basse al mondo, nei servizi mobili in particolare. Motivo che per altro rende poco sostenibile ora il mercato della telefonia.
Alla luce delle dichiarazioni rilasciate nelle ultime settimane da Tim e Poste, sono questi i possibili impatti dei grandi movimenti in corso. Poste che diventa azionista di maggioranza di Tim, che quindi torna a controllo italiano. Si aggiunge poi un impatto più immediato, probabilmente, sugli utenti Poste Mobile: ora su rete Vodafone, passeranno a Tim.
Più in general…
Nell’immediato le tariffe non si toccano. Ma potrebbero nascere nuovi servizi offerti ai clienti, nel matrimonio tra Tim e Poste, sfruttando anche i 13 mila sportelli di Poste e la forza della sua base utenti. E poi, chissà: la porta a una fusione con Iliad non è ancora chiusa. È sempre un’ipotesi valida, perché opportuna per avere un vero consolidamento del mercato. A quel punto ci sarebbe sì un grande impatto sulle tariffe, verso un possibile rincaro, dato che quelle italiane sono tra le più basse al mondo, nei servizi mobili in particolare. Motivo che per altro rende poco sostenibile ora il mercato della telefonia.
Alla luce delle dichiarazioni rilasciate nelle ultime settimane da Tim e Poste, sono questi i possibili impatti dei grandi movimenti in corso. Poste che diventa azionista di maggioranza di Tim, che quindi torna a controllo italiano. Si aggiunge poi un impatto più immediato, probabilmente, sugli utenti Poste Mobile: ora su rete Vodafone, passeranno a Tim.
Più in generale, rileva quanto affermato a marzo da Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, nel corso di un'intervista live con Affari & Finanza. "In tempi non sospetti ho sempre detto che in una logica di consolidamento due erano i partner ideali con cui provare a consolidare: Iliad e Poste". "Un deal con Iliad ha caratteristiche industriali" per cui mettendo assieme due reti mobili se ne ottiene una e c’è un consolidamento di mercato. "Con Poste non c’è un consolidamento di mercato tra gli operatori", ma abbiamo sempre detto che "il futuro delle tlc è la customer platform, vendere alla nostra base clienti altri servizi, energia, servizi finanziari, assicurazioni”.
Cosa può cambiare per i clienti
Ne discendono due conseguenze per i clienti. Il primo è la nascita di servizi aggiuntivi. Come ha fatto intendere anche Poste. “Sono in corso valutazioni finalizzate all’avvio di partnership industriali volte a valorizzare le molteplici opportunità per la realizzazione di sinergie tra le due aziende nei settori della telefonia, dei servizi Ict e dei contenuti media, dei servizi finanziari, assicurativi e dei pagamenti e dell’energia”, spiega Poste. È in fase avanzata la negoziazione per la fornitura di servizi per l’accesso di Postepay – società interamente controllata da Poste Italiane – all’infrastruttura di rete mobile di Tim a partire dal primo gennaio 2026.
Per i clienti può essere un'opportunità di risparmiare, con tariffe che ad esempio mettono assieme servizi telefonici e di energia. Una buona notizia soprattutto in questa fase di forti rincari per i servizi energetici.
Teniamo conto che tutti gli operatori stanno arricchendo i propri pacchetti con servizi non tlc, assicurazioni, energia e – per le aziende – cloud, cybersecurity, intelligenza artificiale. È un modo per fronteggiare la crisi di ricavi e profitti, che assilla il settore italiano, e che ha favorito le ultime operazioni. Oltre a Tim-Poste, anche Fastweb-Vodafone.
Ancora aperta la strada Iliad
L’altro elemento che deriva dalle dichiarazioni di Labriola è che la fusione con Iliad è ancora possibile. Solo questa infatti è considerata un vero consolidamento (di reti e di mercato tlc). A differenza di Poste, Iliad ha una rete telefonica ed è anche un principale attore della guerra dei prezzi, che Labriola (come vari esperti) considerano un fattore nocivo per la sostenibilità del mercato. Gli italiani pagano circa 10 cent al gigabyte di dati, contro i 2 euro della Germania; siamo al secondo posto al mondo (dopo Israele) per tariffe economiche, secondo uno studio di Cable.co.uk.
Nell’immediato, i clienti possono anche rallegrarsene; nel medio-lungo periodo è però un disastro: significa difficoltà a innovare, investire su reti più ampie e più veloci; competere sul mercato internazionale dei servizi digitali, con le big tech. Tema cruciale – questo della sostenibilità e della capacità dei nostri operatori di competere – in una fase in cui l’Europa sta cercando a fatica di rendersi più autonoma dagli Stati Uniti sotto tanti profili, tra cui quello dell’innovazione. È importante che possa contare su forti attori nazionali, come Tim-Poste appunto.
“Le nostre reti sono la base per un ecosistema digitale forte e competitivo. Investire in 5G, fibra e sicurezza non è solo una necessità, ma una straordinaria opportunità per sostenere la crescita economica e rafforzare il posizionamento dell’Europa nel mercato globale”, dice Labriola in un post su LinkedIn, redatto a margine della sua partecipazione al Mobile word Congress di Barcellona. “Ma servono regole adeguate: un quadro normativo che incentivi innovazione, investimenti e consolidamento. Perché senza infrastrutture solide e sostenibili, la transizione digitale rischia di restare un’idea sulla carta. Il punto è chiaro: non possiamo permettere che pochi giganti digitali sfruttino le reti senza contribuire alla crescita. La concorrenza è importante, ma deve andare di pari passo con la sostenibilità del settore”.
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