Intelligenza artificiale e assicurazioni: perché l’Italia è in ritardo
di Federico FormicaLa rivoluzione dell’intelligenza artificiale non ha ancora investito il mondo delle assicurazioni. È vero per l’Europa e lo è ancora di più per l’Italia. E i motivi sono principalmente due: da una parte un quadro normativo stringente e per alcuni versi ancora incerto, dall’altra una carenza di competenze piuttosto diffusa.
I numeri del fenomeno sono stati ottenuti dall’osservatorio del Politecnico di Milano in collaborazione con l’Italian insurtech association, l’associazione che riunisce le aziende del settore per promuovere l’innovazione. L’indagine ha evidenziato che solo il 34% delle compagnie italiane sta testando soluzioni basate sull’AI e ancora meno sono i casi concreti, contro il 39% della Francia, il 48% della Germania e il 51% del Regno Unito.
Un freno legislativo
In quel 34%, spiega il vicepresidente di Iia…
La rivoluzione dell’intelligenza artificiale non ha ancora investito il mondo delle assicurazioni. È vero per l’Europa e lo è ancora di più per l’Italia. E i motivi sono principalmente due: da una parte un quadro normativo stringente e per alcuni versi ancora incerto, dall’altra una carenza di competenze piuttosto diffusa.
I numeri del fenomeno sono stati ottenuti dall’osservatorio del Politecnico di Milano in collaborazione con l’Italian insurtech association, l’associazione che riunisce le aziende del settore per promuovere l’innovazione. L’indagine ha evidenziato che solo il 34% delle compagnie italiane sta testando soluzioni basate sull’AI e ancora meno sono i casi concreti, contro il 39% della Francia, il 48% della Germania e il 51% del Regno Unito.
Un freno legislativo
In quel 34%, spiega il vicepresidente di Iia Gerardo Di Francesco, non ci sono però soluzioni d’impatto per il consumatore, perché si tratta quasi sempre “di utilizzi interni, in cui l’intelligenza artificiale serve, ad esempio, a gestire il back office dei sinistri o per estrarre e analizzare dati da contratti e documenti”, mentre la stragrande maggioranza delle aziende assicurative sta portando avanti progetti di ricerca e sviluppo.
Ma perché l’Italia è così indietro, anche rispetto ad altri Paesi europei che, a loro volta, inseguono Stati Uniti e Cina? Per Di Francesco la risposta è nella regolamentazione europea, in particolare il Gdpr ma soprattutto l’Ai Act che “hanno e avranno un impatto rilevante, anche perché banche e assicurazioni rientrano nei settori in cui la tutela verso il consumatore sarà giustamente più alta”. Non tutte le parti dell’AI Act infatti sono ancora in vigore e, fin quando rimarrà un margine di incertezza, molte compagnie preferiscono non mettere mano a tutti quei progetti che comportano ricadute sui clienti finali. La legislazione europea come un freno, quindi, ma “un freno necessario - precisa il numero due di Iia - perché l’IA è una tecnologia potente e cautela e controllo sono fondamentali per evitare conseguenze negative”.
Ma non è solo questione di norme. C’è anche un tema di preparazione. Dall’indagine di Italian insurtech association e Politecnico di Milano infatti emergono tre limiti allo sviluppo dell’AI nel comparto assicurativo italiano: “Una governance ancora arretrata, con strutture decisionali non pienamente pronte; una carenza di competenze, che vede il 76% degli operatori dichiararsi poco preparato sul tema; una scarsa integrazione dell’AI nei processi distributivi con un utilizzo che, sebbene in crescita, resta ancora marginale”. Serviranno, insomma, forti investimenti in formazione del personale.
Il futuro è realtà (ma non qui)
Ma in cosa si tradurrà l’implementazione dell’AI per chi stipulerà una polizza assicurativa? Per capirlo bisogna guardare a due mercati più avanzati a livello tecnologico e molto meno regolamentati: quello statunitense e quello cinese. Di Francesco cita alcuni utilizzi già rodati negli Stati Uniti: “Ci sono bot che gestiscono tutta la fase successiva al sinistro, calcolano l’importo da liquidare ed eseguono la liquidazione. Tutto in pochi secondi anziché le settimane che ci vogliono senza questi strumenti. In questo caso parliamo di un’applicazione possibile anche in Europa, perché siamo in un campo a metà strada tra processi interni e interfaccia con il consumatore”. E ancora, Di Francesco cita i servizi di consulenza e vendita, in cui è il bot a proporre questa o quella polizza al potenziale cliente, e l’IA utilizzata come “esperto” al quale chiedere pareri o consulenze sui contratti e le garanzie. Proprio come facciamo oggi con l’assicuratore di fiducia.