Elettricità, come aumentare o diminuire la potenza del contatore. E abbassarla può fare risparmiare
di Federico FormicaROMA – Quanto è noioso dover riattaccare la luce quando scatta il contatore, magari mentre stiamo cuocendo con il forno o ci stiamo asciugando i capelli con il phon? Quando succede spesso, significa che è giunto il momento di aumentare la potenza impegnata. Fare cioè una piccola modifica al contratto di energia elettrica per far sì che il contatore “tolleri” una maggior quantità di potenza senza interrompere la fornitura. Ma ci sono casi in cui può essere utile fare il percorso inverso, cioè diminuire la potenza.
Ma come fare? E quanto costa? L’autorità pubblica dell’energia Arera ha preparato una guida dedicata proprio a questo.
Perché cambiare la potenza impegnata?
Possono esserci due ragioni principali. Chi la vuole aumentare è perché ha diversi apparecchi elettrici, spesso in uso nello stesso momento, e vuole diminuire (e auspicabilmente azzerare) le volte in cui scatta il contatore. Può essere utile, ad esempio, in case con piastre a induzione e impianti di riscaldamento/raffresca…
ROMA – Quanto è noioso dover riattaccare la luce quando scatta il contatore, magari mentre stiamo cuocendo con il forno o ci stiamo asciugando i capelli con il phon? Quando succede spesso, significa che è giunto il momento di aumentare la potenza impegnata. Fare cioè una piccola modifica al contratto di energia elettrica per far sì che il contatore “tolleri” una maggior quantità di potenza senza interrompere la fornitura. Ma ci sono casi in cui può essere utile fare il percorso inverso, cioè diminuire la potenza.
Ma come fare? E quanto costa? L’autorità pubblica dell’energia Arera ha preparato una guida dedicata proprio a questo.
Perché cambiare la potenza impegnata?
Possono esserci due ragioni principali. Chi la vuole aumentare è perché ha diversi apparecchi elettrici, spesso in uso nello stesso momento, e vuole diminuire (e auspicabilmente azzerare) le volte in cui scatta il contatore. Può essere utile, ad esempio, in case con piastre a induzione e impianti di riscaldamento/raffrescamento elettrici anziché a caldaia.
Chi invece la vuole diminuire è perché non ha bisogno di tanta potenza e preferisce risparmiare qualcosa in bolletta. Ad esempio chi ha pochi elettrodomestici, oppure alcune seconde case in cui non si fa un utilizzo intensivo dell’elettricità.
Di quanto posso aumentare la potenza?
La maggioranza delle utenze domestiche ha una potenza impegnata di 3 kilowatt (kW) e il contatore “salta” se si prelevano istantaneamente più di 3,3 kW.
Dal 2017 c’è una ampia scelta di livelli di potenza, che si può aumentare anche di mezzo kilowatt.
- Si può quindi andare da 0,5 fino a 6 kW con scatti intermedi da 0,5 kW;
- partendo da 6 kW si può invece arrivare a 10 con scatti da 1 kW.
Arera calcola che ogni kW di potenza impegnata pesa in bolletta per circa 25 euro l’anno (Iva inclusa), quindi ad esempio, passare da 3 a 5 ci dà la certezza di pagare circa 50 euro in più l’anno. Ma bisogna considerare anche le spese una tantum, cioè quelle dovute per il cambio di potenza.
Quanto costa aumentare i kilowatt?
Ci sono due voci di costo:
un contributo fisso a copertura dei costi sostenuti dal venditore (variabile a seconda che ci si trovi nel servizio di Maggior tutela, nel servizio a Tutele graduali o nel mercato libero);- un contributo applicato solo nel caso di aumento della potenza e proporzionale al numero di kW di cui si incrementa la potenza impegnata.
Per un aumento di potenza, ad esempio da 3 a 4 kW Arera calcola che si dovrà pagare:
- 23 euro contributo fisso al venditore (per Tutela e Tutele graduali);
- 1,1 x 61,26 euro per il kW di potenza aggiuntiva
- Per un totale di 99,42 euro (Iva inclusa) una tantum.
Ma non è sempre facile capire di quanta potenza abbiamo bisogno. Le nuove regole entrate in vigore dal 2017 prevedono per i clienti domestici alcune agevolazioni che, di fatto, riducono la spesa iniziale per definire in modo più preciso la potenza contrattualmente impegnata, in base all’effettivo utilizzo che viene fatto dell’energia elettrica.
Per questi clienti cambiare potenza costa meno: viene ridotto di circa il 20% il contributo previsto per ogni kW di potenza aggiuntiva e viene introdotto una sorta di “diritto di ripensamento”: il contributo in euro/kW non sarà dovuto qualora l’aumento di potenza sia successivo a una precedente riduzione effettuata sullo stesso contatore e non è dovuto se l’aumento viene richiesto dopo una diminuzione della potenza, per ripristinare il livello di potenza precedente.
Quanto costa invece diminuire la potenza?
In questo caso l’unico costo una tantum è l’eventuale contributo fisso per il venditore.
Questo tipo di operazione è utile a chi non utilizza mai tutta la potenza impegnata. Per individuare lo scalino adatto alle proprie esigenze, il consiglio è di guardare la propria bolletta alla voce “livello massimo di potenza prelevata” (o “potenza massima prelevata”), che il venditore è obbligato a inserire. Questa voce indica al consumatore quanta potenza massima ha prelevato per ogni mese fatturato. Se, ad esempio, abbiamo 3 kW e la potenza massima non raggiunge mai i 2,5, può essere il caso di diminuire di mezzo kilowatt.