ROMA – Il prossimo 28 novembre sarà di nuovo Black friday. E già nei giorni precedenti saremo invasi da pubblicità e promozioni di ogni tipo. Appena poche settimane prima, Antitrust ci ha ricordato quali possano essere i rischi di un marketing aggressivo: il 5 novembre scorso infatti l’autorità ha sanzionato per 300mila euro un’azienda - Man Project - che vendeva capi d'abbigliamento Coveri già “pre-scontati”: presentavano cioè vari cartellini con il prezzo maggiore già barrato. E questo, nonostante non fossero mai stati messi in vendita né da Coveri né alcun outlet. Insomma, un classico sconto farlocco. Nonostante in Italia sia in vigore già da alcuni anni una norma che obbliga a indicare, oltre allo sconto, anche il prezzo più basso applicato ai consumatori nei 30 giorni precedenti.
ROMA – Il prossimo 28 novembre sarà di nuovo Black friday. E già nei giorni precedenti saremo invasi da pubblicità e promozioni di ogni tipo. Appena poche settimane prima, Antitrust ci ha ricordato quali possano essere i rischi di un marketing aggressivo: il 5 novembre scorso infatti l’autorità ha sanzionato per 300mila euro un’azienda - Man Project - che vendeva capi d'abbigliamento Coveri già “pre-scontati”: presentavano cioè vari cartellini con il prezzo maggiore già barrato. E questo, nonostante non fossero mai stati messi in vendita né da Coveri né alcun outlet. Insomma, un classico sconto farlocco. Nonostante in Italia sia in vigore già da alcuni anni una norma che obbliga a indicare, oltre allo sconto, anche il prezzo più basso applicato ai consumatori nei 30 giorni precedenti.
Di esche come questa rischiano di essercene molte in giro per il web e nei negozi fisici. Ma non è l’unica: cerchiamo di capire quali sono le insidie da evitare in questi giorni di frastuono pubblicitario.
Riconoscere i segnali d’allarme. Acquistare attraverso grandi piattaforme di e-commerce offre in genere maggiori garanzie. Le criticità si incontrano più spesso quando si acquistano prodotti da venditori poco conosciuti. In questi casi è opportuno verificare alcuni elementi prima di inserire dati personali o bancari.
Controllare l’url del sito è il primo passo: deve comparire il lucchetto accanto all’indirizzo che deve iniziare con “https”. L’assenza di questi elementi indica che la comunicazione potrebbe non essere protetta. Nella homepage o nella pagina “contatti” dovrebbero inoltre essere presenti informazioni come partita Iva e un indirizzo fisico: la loro mancanza è un segnale di rischio. Se avete dubbi sul venditore, fate un giro sui portali di recensioni come Trustpilot per verificare: l’esperienza di altri clienti può essere preziosa per decidere di tenersene alla larga o completare l’acquisto.
Anche le modalità di pagamento possono far sorgere più di un dubbio. Le carte prepagate e servizi come PayPal sono tra le opzioni più tutelate perché offrono strumenti di rimborso in caso di problemi con la transazione o di merce non ricevuta. Un pagamento via bonifico non è necessariamente indice di truffa, ma riduce le possibilità di recuperare le somme. Va evitato, invece, il pagamento tramite ricarica di carte prepagate intestate a privati. Una richiesta di questo tipo presenta un elevato rischio di truffa.
Phishing e siti-fake. Molte frodi si presentano sotto forma di mail, sms, post sui social o messaggi WhatsApp che rimandano a pagine quasi identiche a quelle di piattaforme conosciute come Amazon o di famosi brand di abbigliamento o tecnologia. La tecnica, nota come phishing, ha l’obiettivo di raccogliere dati personali e bancari. In alcuni casi si paga per prodotti inesistenti, in altri i dati che inseriamo vengono rivenduti per campagne di spam o marketing illegale. Verificate sempre la Url del sito dove vi trovate: spesso si tratta di domini che non c’entrano nulla con le pagine ufficiali, o cercano di scimmiottare i nomi reali con alcune lettere differenti.
Pratiche commerciali scorrette. Il problema non è solo la truffa. Alcuni venditori applicano strategie opache sui prezzi. Uno dei più frequenti? Alzare il costo nelle settimane precedenti per poi mostrare ribassi apparenti. In Italia è in vigore la direttiva europea Omnibus, che - come detto prima - impone ai negozianti di indicare lo sconto insieme al prezzo più basso applicato negli ultimi trenta giorni. L’obiettivo è evitare sconti solo nominali.
Per verificare l’andamento storico dei prezzi, per gli acquisti online si possono utilizzare strumenti come Keepa o CamelCamelCamel, che tracciano le variazioni nel tempo e consentono di capire se la promozione è reale.
Pressioni psicologiche. Messaggi come “solo 2 pezzi disponibili” o “altri 10 utenti stanno guardando questa offerta” sono spesso creati ad hoc per accelerare la decisione d’acquisto. Non dategli troppo peso. È utile anche controllare sempre i costi aggiuntivi come spedizioni o supplementi, che possono comparire solo nella fase finale del pagamento.
Diritti del consumatore. Il Black friday non sospende né cancella i nostri diritti garantiti dalla legge. Per gli acquisti online è previsto un diritto di recesso di 14 giorni, senza obbligo di spiegazione. Restano esclusi i prodotti personalizzati, articoli per la salute o l’igiene non sigillati, contenuti digitali già scaricati, biglietti e servizi legati a date specifiche. La garanzia legale è di due anni nell’Unione europea e riguarda sia prodotti materiali sia, dal 2022, i prodotti digitali e i contenuti collegati.
Pagamenti a rate. Da alcuni anni chi acquista online può contare su uno strumento comodo e veloce come “Buy now pay later”, che consente di acquistare subito e pagare in più rate, spesso senza interessi. Tanta semplicità ha anche l’altra faccia della medaglia: il rischio di sovraindebitarsi, sommando tante piccole rate, e quello di pagare penali salate quando non si riescono a rispettare le scadenze.
Su questi micro-prestiti è intervenuta la direttiva sul credito al consumo: approvata nel settembre 2023, prevede una rapida valutazione del merito creditizio prima di accettare la richiesta. In questo modo, chi è già troppo oberato di prestiti o ha un passato di rate non onorate, non potrà avvalersi del buy now pay later. In Italia, però, la direttiva non è ancora stata recepita (c’è tempo fino al novembre 2026) quindi il settore è ancora in attesa di una regolamentazione seria.