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Case ed efficienza energetica, cosa succede dopo la svolta Ue? Impatto su mezzo milione di edifici, ecco come adeguarsi

(ansa)
La direttiva prevede che il 15% del patrimonio immobiliare che consuma di più sia migliorato. Ma prevede eccezioni che limitano la platea. Ecco il quadro
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Riqualificare il 15% degli edifici con i maggiori consumi energetici portando quelli privati almeno alla classe F nel 2030 e alla E nel 2033 e stop agli incentivi alle caldaie a gas a partire dal 2027, con l'intento di far sparire questa tipologia di riscaldamento nel 2040. I nuovi obbiettivi della direttiva UE sono realizzabili da noi e a che costo? E quanti saranno i proprietari tenuti a far salire di classe il proprio immobile? A conti fatti non moltissimi, se si considerano le eccezioni contenute nella direttiva. E anche l'abbandono del gas è un cambio di prospettiva sul quale si può effettivamente lavorare senza troppi problemi.

Edifici e classi energetiche

Oggi come oggi da noi risulta uno stock di edifici residenziali di circa dodici milioni di unità (gli appartamenti sono invece circa 57 milioni, ma l'intervento della UE fa riferimento solo ai fabbricati non agli appartamenti), di cui due milioni ultracentenari (dati 2019) quin…

Riqualificare il 15% degli edifici con i maggiori consumi energetici portando quelli privati almeno alla classe F nel 2030 e alla E nel 2033 e stop agli incentivi alle caldaie a gas a partire dal 2027, con l'intento di far sparire questa tipologia di riscaldamento nel 2040. I nuovi obbiettivi della direttiva UE sono realizzabili da noi e a che costo? E quanti saranno i proprietari tenuti a far salire di classe il proprio immobile? A conti fatti non moltissimi, se si considerano le eccezioni contenute nella direttiva. E anche l'abbandono del gas è un cambio di prospettiva sul quale si può effettivamente lavorare senza troppi problemi.

Edifici e classi energetiche

Oggi come oggi da noi risulta uno stock di edifici residenziali di circa dodici milioni di unità (gli appartamenti sono invece circa 57 milioni, ma l'intervento della UE fa riferimento solo ai fabbricati non agli appartamenti), di cui due milioni ultracentenari (dati 2019) quindi esclusi dall'obbligo del salto di classe. Questo infatti non è richiesto in caso di edifici da tutelare dal punto di vista storico o ambientale. Dei dieci milioni di edifici rimanenti solo il 36,5 per cento è attualmente in classe G. Per rispettare la quota del 15 per cento si dovrebbe dunque intervenire su 547.500 edifici. Secondo la banca dati degli Attestati di prestazione energetica (dati 2020), escludendo gli immobili considerati "storici" in quanto realizzati prima del 1945, la quota maggiore degli immobili da riqualificare è quella costruita nel periodo tra il 1945 e il 1991. Per gli immobili realizzati tra il 1992 e il 2005, infatti, la classe prevalente è già la E, mentre per quelli realizzati negli ultimi 16 anni è la classe D quella che conta il maggior numero di edifici.

Superbonus e condomini

Considerando la spinta data dal Superbonus al salto di due classi energetiche, a conti fatti, dunque, da noi rispettare i nuovi obbiettivi non dovrebbe essere così difficile. Peraltro i grandi condomini che si affidano alle Esco, ossia società che effettuano la ristrutturazione in cambio della gestione del riscaldamento, si trovano a fare ben più del salto di due classi: nella maggior parte dei casi, infatti, le caldaie vengono sostituite non già con quelle a metano ma con le pompe di calore, quindi ad energia elettrica e alimentata dai pannelli solari, il che dimezza, se non di più, la bolletta energetica. Viene così rispettato anche l'obbiettivo di rinuncia al gas per il riscaldamento. Ovviamente la proroga del Superbonus, scontata per i condomini, è determinante da questo punto di vista.

Stop agli incentivi per il gas

Quanto alle villette, è vero che le caldaie a pompa di calore occupano spazio, ma possono tranquillamente essere installate in garage, con il fotovoltaico sul tetto. Inoltre c'è anche l'opzione delle biomasse, ossia del riscaldamento a legna, destinato ad esser incentivate ulteriormente nell'ambito dell'economia circolare. Per questo l'Italia ha già recepito un'altra direttiva comunitaria che va proprio in questa direzione. Al momento, dunque, resta il problema per chi abita in condominio e ha un riscaldamento autonomo a gas. Oggi come oggi l'idea di passare al riscaldamento elettrico potrebbe sembrare un azzardo, dati i costi dell'energia. Però se si passa ad una caldaia più efficiente con gli incentivi (finché ci sono), e si montano dei climatizzatori di supporto si ottiene il salto di almeno una classe energetica. E anche chi ha il riscaldamento centralizzato può tranquillamente rinunciare al gas per cucinare passando all'elettrico. Non ci sarà un salto di classe, ovviamente, ma alla fine avere una sola bolletta riduce di molto i costi anche perché non si pagano gli oneri di sistema che fanno salire la spesa anche quando il consumo è basso.