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Imu non dovuta sulla seconda casa del coniuge, via alla richiesta di rimborso

La sentenza della Consulta apre alla possibilità di recuperare quanto versato negli ultimi 5 anni a patto di dimostrare che erano entrambe abitazioni principali
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Coniugi con residenze diverse, via alle richieste di rimborso dell'Imu a patto di poter dimostrare l'effettivo uso dei due immobili come abitazione principale. Con la sentenza 209 della Corte Costituzionale del 13 ottobre scorso si apre alla possibilità di recuperare le imposte versate e non dovute per gli ultimi cinque anni. L'onere della prova è a carico di chi chiede il rimborso.

Due prime case anche nello stesso Comune

La sentenza ha dichiarato incostituzionali le norme che, in caso di coniugi ciascuno proprietario di prima casa, legavano il diritto all'esenzione al solo immobile dichiarato come casa familiare, e che in caso di residenza in Comuni diversi, fino al 2021 non ammettevano la possibilità di riconoscere come prima casa nessuno dei due immobili. La Consulta ha annullato le disposizioni sulla casa "familiare" partendo dal presupposto che non possono essere penalizzati, rispetto alle coppie di fatto, i coniugi residenti cias…

Coniugi con residenze diverse, via alle richieste di rimborso dell'Imu a patto di poter dimostrare l'effettivo uso dei due immobili come abitazione principale. Con la sentenza 209 della Corte Costituzionale del 13 ottobre scorso si apre alla possibilità di recuperare le imposte versate e non dovute per gli ultimi cinque anni. L'onere della prova è a carico di chi chiede il rimborso.

Due prime case anche nello stesso Comune

La sentenza ha dichiarato incostituzionali le norme che, in caso di coniugi ciascuno proprietario di prima casa, legavano il diritto all'esenzione al solo immobile dichiarato come casa familiare, e che in caso di residenza in Comuni diversi, fino al 2021 non ammettevano la possibilità di riconoscere come prima casa nessuno dei due immobili. La Consulta ha annullato le disposizioni sulla casa "familiare" partendo dal presupposto che non possono essere penalizzati, rispetto alle coppie di fatto, i coniugi residenti ciascuno nel proprio appartamento per motivi di lavoro o per altre esigenze. Un principio che vale non solo in caso di città diverse ma anche per la stessa città, considerando che in alcuni casi si può avere la residenza in Comuni diversi tra loro ma a meno chilometri di distanza rispetto a quella da percorrere tra una periferia e l'altra. In questi casi, quindi, non occorre più presentare al Comune la dichiarazone Imu per indicare quale dei due appartamenti deve essere considerato come prima casa e quindi esente dall'imposta.

Nente esenzione per le seconde case di vacanza

Resta comunque confermato che per poter avere diritto alle esenzioni occorre il rispetto dei due requisiti previsti da sempre, ossia residenza e domicilio. Su queste regole infatti la sentenza non ammette eccezioni. Per questo nello stesso testo c'è un esplicito riferimento al fatto che non si intende in alcun modo favorire le residenze "di comodo" nelle case di vacanza, anzi c'è un invito diretto ai Comuni a effettuare tutti i controlli del caso per evitare gli abusi. Allo stesso tempo, però, la sentenza apre alla possibilità di presentare domande di rimborso, o chiedere l'annulamento degli atti di accertamento eventualmente inviati. 

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Come presentare la richiesta

Per le tasse locali i termini di prescrizione, e quindi anche di rimborso, sono di cinque anni. Il calcolo deve essere fatto a partire dall'anno successivo a quello del quale l'imposta era dovuta, ossia in questo caso per il periodo 2017-2022.

Per la richiesta debbono essere utilizzati i modelli messi a disposizione on line sui siti degli enti locali, da inviare o consegnare a mano seguendo le specifiche indicazioni. Negli stessi siti le modalità con le quali è possibile avere il rimborso, considerando che non è possibile in nessun caso la compensazione con altri tributi locali eventualmente dovuti fintanto che il Comune non accoglie la richiesta. L'onere della prova, come detto, in caso di richieste di rimborso è  in capo al contribuente, per cui conviene direttamente allegare i documenti che possono dimostrare l'uso effettivo dell'immobile nel costo dell'anno, e non semplicemente in dati periodi, come accade per le  seconde case. Da questo punto di vista fanno testo le bollette delle utenze dalle quali è possibile verificare l'andamento dei consumi, che nel caso di uso costante deve necessariamente risultare regolare nell'arco dei  mesi. 

Come contestare gli atti di accertamento

Spetta invece ai Comuni dimostrare, in caso di accertamenti, che il contribuente non ha utilizzato effettivamente l'immobile come abitazione principale, mentre non è più possbile inviare atti di accertamento solo perché si tratta di coniugi residenti in Comuni diversi. Qualora dovessero ancora arrivare richieste di questo tipo si dovrà fare ricorso secondo termini e modalità indicati nell'atto ricevuto.