Quanto rende investire nel mattone? Non sempre è un buon investimento nel lungo periodo
di Luigi dell'Olio“Nel lungo periodo il mattone non tradisce”. Quante volte avremo sentito pronunciare questa frase. La realtà dei numeri, tuttavia, dice altro. La situazione all’interno del territorio italiano è molto diversificata e, volendo semplificare al massimo, il fondatore e presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, dice: “Quando ho iniziato a occuparmi del settore una trentina di anni fa, gli analisti raccomandavano ‘meglio pochi metri quadri al centro, che tanti in periferia’. Molte cose sono cambiate in questo periodo nel mercato, ma questa è rimasta una certezza.
Meglio le grandi città delle piccole
Uno studio realizzato dalla stessa Scenari Immobiliari per Repubblica, se si guarda a un arco temporale di 30 anni (il periodo medio di permanenza …
“Nel lungo periodo il mattone non tradisce”. Quante volte avremo sentito pronunciare questa frase. La realtà dei numeri, tuttavia, dice altro. La situazione all’interno del territorio italiano è molto diversificata e, volendo semplificare al massimo, il fondatore e presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, dice: “Quando ho iniziato a occuparmi del settore una trentina di anni fa, gli analisti raccomandavano ‘meglio pochi metri quadri al centro, che tanti in periferia’. Molte cose sono cambiate in questo periodo nel mercato, ma questa è rimasta una certezza.
Meglio le grandi città delle piccole
Uno studio realizzato dalla stessa Scenari Immobiliari per Repubblica, se si guarda a un arco temporale di 30 anni (il periodo medio di permanenza di una famiglia all’interno di un’abitazione), il trilocale in Italia ha perso l’11,2% del suo valore in termini reali, cioè al netto dell’inflazione. Questo in termini generali, perché se invece si considerano le grandi città, le uniche a far segnare una performance negativa sono state Torino (-8,6%) e Napoli (-7,8%), entrambe condizionate da dinamiche economico-occupazionali dei rispettivi territori. All’opposto la migliore performance è stata messa a segno da Milano, ma non sui livelli che è lecito immaginare alla luce dell’andamento degli ultimi anni. Il progresso è stato limitato all’8,4%, poco sopra il +7,7% messo a segno da Roma.
Zone centrali in controtendenza
“Anche all’interno di una stessa città, le differenze sono sensibili: i centri cittadini hanno messo a segno performance di gran lunga migliori rispetto alle periferie”, sottolinea Breglia. Un fenomeno che ha contribuito ad accrescere le disparità nella società. “Per molto tempo le periferie e l’hinterland delle grandi città sono stati attrattivi, basti pensare all’Olgiata a Roma o a Milano 2, ma l’incremento del traffico cittadino ha modificato lo scenario negli ultimi lustri. Tendenzialmente, vivere al centro oggi vuol dire avere una qualità della vita migliore grazie a spostamenti ridotti e ampia disponibilità di servizi”, aggiunge l’esperto.
I dati lo confermano. I trilocali ubicati nelle zone centrali nell’arco trentennale si sono rivalutati in termini reali del 7,8% come media Italia, con Milano in testa (+23,9%) e Firenze a seguire. “Su questa tendenza ha inciso in particolare il boom recente degli affitti brevi”, conclude Breglia.