Superbonus, Meloni e Giorgetti all’attacco. Ecco cosa è rimasto del 110% e quanto costa allo Stato
di Antonella DonatiIl Superbonus è tornato (di nuovo) nel mirino del governo. La premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’hanno eletto a misura-simbolo delle spese incontrollabili per il bilancio dello Stato, scaricandone la responsabilità sui precedenti governi. “La più grande truffa ai danni dello Stato”, per la presidente del Consiglio che ha richiamato i “12 miliardi di irregolarità” rintracciati dall’Agenzia delle Entrate. E un costo “da 3,5 miliardi al mese”, per il titolare delle Finanze. Anche se la fine della detrazione al 110% è già segnata nelle carte, dato che il prossimo anno è previsto che l’aliquota subirà un drastico calo passando al 70%, non si placano dunque le polemiche. Ma cosa è rimasto effettivamente in piedi della detrazione più contestata e quali rischi corre chi ha ancora lavori in corso? E cosa deve aspettarsi chi sta solo ora per avviare i lavori? Vediamo cosa dicono le carte.
Il Superbonus è tornato (di nuovo) nel mirino del governo. La premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’hanno eletto a misura-simbolo delle spese incontrollabili per il bilancio dello Stato, scaricandone la responsabilità sui precedenti governi. “La più grande truffa ai danni dello Stato”, per la presidente del Consiglio che ha richiamato i “12 miliardi di irregolarità” rintracciati dall’Agenzia delle Entrate. E un costo “da 3,5 miliardi al mese”, per il titolare delle Finanze. Anche se la fine della detrazione al 110% è già segnata nelle carte, dato che il prossimo anno è previsto che l’aliquota subirà un drastico calo passando al 70%, non si placano dunque le polemiche. Ma cosa è rimasto effettivamente in piedi della detrazione più contestata e quali rischi corre chi ha ancora lavori in corso? E cosa deve aspettarsi chi sta solo ora per avviare i lavori? Vediamo cosa dicono le carte.
I dati Enea
Dagli ultimi dati Enea di fine luglio risulta che gli investimenti in lavori agevolati con il Superbonus hanno superato gli 84 miliardi di euro. Certificato il blocco dei lavori per le villette e le case indipendenti, interessate alla stretta decisa nel novembre scorso, che di fatto ha chiuso le porte al 110% per questi immobili. Salve solo quelle con lavori in corso: in questo caso potranno usufruire di tre mesi di tempo in più, ossia fino al prossimo 31 dicembre, per completare i lavori avviati e avere la maxi aliquota.
Aliquote e regole di qui a fine anno
La detrazione al 110% è infatti ammessa per le spese effettuate di qui a fino anno solo per:
- villette e unifamiliari che avevano centrato l’obbiettivo del 30% dell’intervento realizzato a fine settembre 2022;
- condomini con lavori deliberati entro il 18 o 25 novembre 2022 e Cilas depositata entro il 31 dicembre 2022;
- edifici con più unità immobiliari di un solo proprietario, assimilati a condomini, con Cilas presentata entro il 25 novembre 2022, o entro il 31 dicembre in caso di titolo abilitativo necessario per un intervento di demolizione e ricostruzione.
- Quanto al 2023, il Superbonus con aliquota dirotta al 90% è ammesso solo per i condomini e immobili assimilati, e per le villette destinate a prima casa con proprietari che hanno un reddito fino a 15.000 euro o entro il reddito riparametrato in base al quoziente familiare quando si hanno coniuge e/o figli a carico.
Le regole per il 2024 e la ricostruzione post terremoto
Al netto degli annunci del governo, al momento per il 2024 il quadro già scritto nell’art. 119 del decreto Rilancio è già definito: l’aliquota scende per tutti dal 90% al 70%, e si ricuce ancora al 65% nel 2025. Potranno ancora usufruire dell’aliquota al 110% per tutto il prossimo anno e fino al 2025 solo gli immobili interessati da piani di ricostruzione all’interno dei crateri sismici. In questo caso non c’è differenza tra condomini e villette. Vedremo a breve se ci saranno ulteriori interventi restrittivi.
Sconto e cessione del credito
Al di là delle aliquote altro tema caldo è ovviamente quello della possibilità di esercitare le opzioni per sconto in fattura o cessione del credito al posto dell’uso diretto della detrazione. Dopo la stretta decisa dal governo a inizio anno nel caso del Superbonus, le opzioni sono ammesse solo per i lavori in corso o nel caso di progetti depositati prima del 17 febbraio 2023.
Al momento peraltro il mercato è praticamente fermo con pochissimi istituti di credito che accettano nuove domande di cessione per le spese del 2023. Dal mese di ottobre, però, Poste ha annunciato la ripresa delle operazioni ma solo per i contribuenti persone fisiche, quindi non per le imprese che hanno acquisto i crediti dai committenti.
Esodati e promesse non mantenute
Proprio su questo fronte peraltro il governo, per bocca del Ministro dell’economia Giorgetti, a fine luglio aveva assicurato un intervento per risolvere il problema dei cosiddetti “esodati” del Superbonus, che hanno molti crediti nei cassetti fiscali ma che non riescono a trovare altri acquirenti per poterli convertire nella liquidità necessaria per proseguire i lavori. Il decreto, preannunciato prima della pausa estiva non ha mai visto la luce.
Per settembre, invece, è stato preannunciato l’avvio dell'operatività di una maxipiattaforma per la cessione dei crediti, ossia di uno strumento in grado di facilitare l’incontro tra domanda ed offerta, con il beneplacito del governo. Anche su questo fronte però, al momento solo annunci senza nulla di concreto.