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Crediti da Superbonus, mercato ancora bloccato in attesa delle Poste. E il governo pensa a un nuovo “bollino”

Le Poste hanno annunciato il riavvio degli acquisti, solo dai privati, per i primi di ottobre. Le offerte di Unicredit e Intesa. Scadenza al 30 novembre per la comunicazione delle cessioni, pagando 250 euro per sanare il ritardo
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Conto alla rovescia per la riapertura degli sportelli di Poste spa alle operazioni di cessione del credito per i bonus sulla casa. L’ente ha ufficialmente indicato i primi giorni di ottobre come data di riferimento. Mancano quindi un paio di settimane all’appuntamento. Peraltro, proprio entro il 10 ottobre dovrà essere convertito in legge il decreto 104 del 10 agosto scorso, che potrebbe contenere novità da questo punto di vista. Il decreto, oltre alla proroga di tre mesi del termine per fruire del Superbonus sulle villette, ha infatti introdotto l’obbligo di segnalazione all’Agenzia delle entrate dei crediti che risultino non utilizzabili per motivi diversi dalla scadenza annuale. Sulla questione ci sono già diversi emendamenti e il Ministro dell’economia Giorgetti non ha escluso la possibilità di un nuovo bollino delle Entrate destinato a certificare la bontà del credito, in modo da rendere più agevole lo smaltimento di quelli già acquistati dalle banche, e aprire spazi per nuove ce…

Conto alla rovescia per la riapertura degli sportelli di Poste spa alle operazioni di cessione del credito per i bonus sulla casa. L’ente ha ufficialmente indicato i primi giorni di ottobre come data di riferimento. Mancano quindi un paio di settimane all’appuntamento. Peraltro, proprio entro il 10 ottobre dovrà essere convertito in legge il decreto 104 del 10 agosto scorso, che potrebbe contenere novità da questo punto di vista. Il decreto, oltre alla proroga di tre mesi del termine per fruire del Superbonus sulle villette, ha infatti introdotto l’obbligo di segnalazione all’Agenzia delle entrate dei crediti che risultino non utilizzabili per motivi diversi dalla scadenza annuale. Sulla questione ci sono già diversi emendamenti e il Ministro dell’economia Giorgetti non ha escluso la possibilità di un nuovo bollino delle Entrate destinato a certificare la bontà del credito, in modo da rendere più agevole lo smaltimento di quelli già acquistati dalle banche, e aprire spazi per nuove cessioni.

Una possibilità concreta sui cui la maggioranza converge, anche secondo quanto emerge dal parere della Commissione Finanze sul Superbonus e il decreto Asset, nel quale si legge che da una parte sono "oramai ampiamente prevalenti le ragioni di controllo dell'andamento dei conti pubblici, sia in termini di deficit annuale che debito complessivo, rispetto a quelle di sostegno dell'economia, e del settore edilizio in particolare". Ma d’altra parte si ricorda che “rimane sullo sfondo la questione dei crediti maturati a fronte di interventi effettivamente realizzati che non trovano mercato, per i quali appare opportuno implementare l'operatività della piattaforma digitale prevedendo una certificazione dell'Agenzia delle entrate rispetto ai crediti cedibili". Il meccanismo, in sostanza, prevederebbe di certificare la bontà del credito per agevolarne la reimmissione in commercio.

Le offerte delle banche

Al momento gli istituti di credito attivi sulle nuove cessioni sono pochissimi e con offerte limitate. Unicredit ad esempio si rivolge esclusivamente a professionisti e imprese che hanno applicato lo sconto in fattura, per crediti per spese sostenute nel 2022, provvisti di codice identificativo univoco e con importo compreso tra i 10.000 e i 600.000 euro.

Intesa San Paolo, invece, presenta un’offerta differenziata ma destinata solo ai privati e non alle imprese. Oltre alle cessioni del credito per gli interventi già conclusi o per singoli Stati di avanzamento dei lavori, viene offerta la “cessione condizionata” per acquisire liquidità da parte di chi i lavori non li ha ancora avviati, calcolando l’importo sulla base della detrazione stimata, purché di importo pari o superiore a 50.000 euro. Sono esclusi in questo caso i bonus fiscali derivanti dagli interventi in edilizia libera.

La proposta di Poste

Anche Poste spa ha scelto di trattare esclusivamente i crediti derivanti solo delle cessioni effettuate dai consumatori privati. Escluse quindi le prime cessioni da parte dei fornitori che hanno applicato lo sconto in fattura, come ci è stato espressamente precisato. Saranno comunque interessati tutti i bonus, ma l’importo massimo cedibile è stato fissato a 50.000 euro.

Remissione in bonis fino al 30 novembre per le spese 2022

Chi dovesse riuscire a chiudere un accordo per la cessione del credito con le banche o con Poste spa entro le prossime settimane, per le spese del 2022, dovrà presentare la comunicazione all’Agenzia delle entrate entro il 30 novembre ricorrendo alla remissione in bonis. Si tratta della possibilità di presentare le comunicazioni oltre i termini, a fronte di una sanzione di 250 euro per ciascun atto inviato in ritardo. La remissione in bonis si può utilizzare sia per l’esercizio dell’opzione per le spese sostenute nel 2022 che per la cessione delle rate residue riferite alle spese sostenute nel 2020 e nel 2021, in questo caso da cedere in blocco. E’ possibile inviare la comunicazione entro il termine di presentazione del modello Redditi, che scade, appunto, il 30 novembre 2023.

Per quanto riguarda le sanzioni, poiché ai fini dell’esercizio della remissione in bonis è richiesto anche il versamento di un importo pari a 250 euro, l’Agenzia ha precisato che tale somma è dovuta per sanare ciascun inadempimento del contribuente. Di conseguenza occorre versare un importo pari a 250 euro per ciascuna comunicazione di cessione del credito non effettuata nel termine del 31 marzo 2023, quindi per ciascun intervento realizzato, dato che su ciascuna comunicazione non si può indicare più di un codice intervento.

Rateizzazione lunga per chi non effettua la cessione

Chi non dovesse riuscire a chiudere nessun accordo per le spese del 2022 in questo breve arco di tempo, ha la possibilità di spalmare il credito in dieci rate invece che in quattro. La prima di queste rate potrà essere portata in detrazione con la dichiarazione dei redditi da presentare nel 2024.

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