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Troppe case vuote e poche in affitto, così i canoni diventano un problema per le famiglie

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Con la demografia cambia la domanda, ma i proprietari restano frenati dai timori di morosità e danni agli appartamenti. Solo a Milano e Bologna ci sono 25mila e 8mila case fuori dal mercato. Balzo del 3,5% dei canoni nel 2025. L’analisi di Nomisma e Crif
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MILANO – Il mercato degli affitti continua a esser surriscaldato per un problema di bilanciamento tra domanda e offerta di case, in cui a pagare sono gli inquilini.

La tendenza è confermata dall’ultima analisi dell’Osservatorio Affitti di Nomisma e Crif, che segnala l’urgenza di accelerare sul Piano casa più volte annunciato dal governo e da ultimo promesso dalla premier Meloni entro aprile. Dice l’Osservatorio che “anche a causa di valori di compravendita difficilmente sostenibili e del consolidamento di nuove esigenze, resta elevata la domanda di locazione, che non è solo la soluzione ad una condizione economica sfavorevole all’acquisto, ma spesso anche una scelta dettata dalla fase della vita, da condizioni di studio o lavoro o da cambiamenti familiari in atto”. Un contesto che “ha determinato nel 2025 un aumento dei canoni di locazione del +3,5%, aggravando il peso dell’affitto sui bilanci familiari”.

MILANO – Il mercato degli affitti continua a esser surriscaldato per un problema di bilanciamento tra domanda e offerta di case, in cui a pagare sono gli inquilini.

La tendenza è confermata dall’ultima analisi dell’Osservatorio Affitti di Nomisma e Crif, che segnala l’urgenza di accelerare sul Piano casa più volte annunciato dal governo e da ultimo promesso dalla premier Meloni entro aprile. Dice l’Osservatorio che “anche a causa di valori di compravendita difficilmente sostenibili e del consolidamento di nuove esigenze, resta elevata la domanda di locazione, che non è solo la soluzione ad una condizione economica sfavorevole all’acquisto, ma spesso anche una scelta dettata dalla fase della vita, da condizioni di studio o lavoro o da cambiamenti familiari in atto”. Un contesto che “ha determinato nel 2025 un aumento dei canoni di locazione del +3,5%, aggravando il peso dell’affitto sui bilanci familiari”.

Dinamiche su cui pesa la variabile demografica di una popolazione in invecchiamento, con meno figli e con più single. "Aumentano le persone sole, i giovani che si spostano verso le città più dinamiche per ragioni di studio o di lavoro e le famiglie hanno bisogni abitativi più flessibili. In un Paese storicamente orientato alla proprietà cresce, di conseguenza, il ricorso all’affitto, ma l’offerta fatica a tenere il passo”, sintetizza Elena Molignoni, head of real estate di Nomisma.

E dire che la soluzione ce l’avremmo letteralmente in casa. L’analisi sottolinea come la scarsa disponibilità di immobili in affitto sia conseguenza “anche dell’elevato numero di abitazioni non destinate al mercato della locazione tradizionale”, un male che affligge soprattutto le grandi città e quelle dove l’alternativa dei turisti toglie spazio a chi cerca per necessità. “Solo nelle città di Milano e Bologna si stimano rispettivamente circa 25.000 e 8.000 immobili attualmente non destinati al mercato della locazione tradizionale”.

“Il problema non è la scarsità degli alloggi ma il fatto che diversi proprietari di casa rinunciano ad affittare casa per il timore di incappare in inquilini morosi”, annota Beatrice Rubini, executive director di Crif.

Lo squilibrio è ben rappresentato dai diversi, e pure comprensibili, approcci al problema. Se due inquilini su tre lamentano la difficoltà a trovare un alloggio adeguato a costi congrui o la scarsa propensione dei proprietari a migliorare l’immobile (53%), dall’altra parte quasi un proprietario su tre non mette l’immobile sul mercato dell’affitto tradizionale e qui ”giocano un ruolo decisivo i timori di rischi legati alla morosità e ai possibili danni causati dagli affittuari”.

La difficoltà di trovare inquilini affidabili (48%), il rischio di danni all’immobile (47%) e gli elevati costi (43%) sono le voci che frenano un aumento dell’offerta di case. “Ridurre queste preoccupazioni è fondamentale per aumentare l’offerta e riequilibrare il mercato", il commento di Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare.

Non a caso si nota una buona metà di locatori interessato ai servizi di property management, “in particolare per il servizio relativo alla selezione e verifica dell’affidabilità dell’inquilino e per la gestione dei pagamenti e dei solleciti”. Gli inquilini si adeguano e, di fronte a specifica richiesta, “uno su tre sarebbe pronto a presentare un certificato di affidabilità finanziaria, uno strumento già utilizzato abitualmente in diversi Paesi esteri per attestare la solidità economica dell’inquilino”, dice ancora l’Osservatorio.

Che arriva a delineare così la necessità di “risposte coordinate e strutturali: maggiore flessibilità normativa, strumenti alternativi per valutare l’affidabilità degli inquilini e rafforzare la fiducia dei proprietari, incentivi per rimettere sul mercato il patrimonio sfitto, piani di rigenerazione per le aree in declino e un ruolo più attivo delle imprese nel welfare abitativo, trasformando la casa in una leva per attrarre lavoratori e talenti”.

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