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Crowdfunding immobiliare tra luci e ombre: oltre il miliardo, i rendimenti deludono le promesse

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La raccolta annua scende ma le campagne finanziate raddoppiano, da 230 a 452, segno di ticket medi più contenuti e di una platea di investitori più ampia
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Il real estate crowdfunding in Italia supera per la prima volta la soglia del miliardo di euro, ma resta un attore di dimensioni molto contenute. Basti pensare che la raccolta cumulata nel 2025 ha toccato 1,03 miliardi di euro contro, per esempio, a 180 miliardi raccolti dagli Etf nel nostro Paese. Insomma, l’ultimo Report Real Estate Crowdfunding di Walliance e Luiss Business School fotografa un anno poco brillante.

Il dato italiano parla di passi indietro rispetto agli anni scorsi, ma racconta un mercato che sta cambiando pelle: la raccolta annua scende ma le campagne finanziate raddoppiano, da 230 a 452, segno di ticket medi più contenuti e di una platea di investitori più ampia. Le piattaforme attive sono 20 ma tre - Recrowd, Walliance e Crowdre by Opstart - concentrano il 51% del capitale raccolto. “Si tratta di un passaggio dalla crescita quantitativa al consolidamento, una transizione che premierà gli operatori capaci di integrare competenze finanziarie, immobiliari e tecnologi…

Il real estate crowdfunding in Italia supera per la prima volta la soglia del miliardo di euro, ma resta un attore di dimensioni molto contenute. Basti pensare che la raccolta cumulata nel 2025 ha toccato 1,03 miliardi di euro contro, per esempio, a 180 miliardi raccolti dagli Etf nel nostro Paese. Insomma, l’ultimo Report Real Estate Crowdfunding di Walliance e Luiss Business School fotografa un anno poco brillante.

Il dato italiano parla di passi indietro rispetto agli anni scorsi, ma racconta un mercato che sta cambiando pelle: la raccolta annua scende ma le campagne finanziate raddoppiano, da 230 a 452, segno di ticket medi più contenuti e di una platea di investitori più ampia. Le piattaforme attive sono 20 ma tre - Recrowd, Walliance e Crowdre by Opstart - concentrano il 51% del capitale raccolto. “Si tratta di un passaggio dalla crescita quantitativa al consolidamento, una transizione che premierà gli operatori capaci di integrare competenze finanziarie, immobiliari e tecnologiche e di operare in una dimensione internazionale”, commenta Giacomo Bertoldi, amministratore delegato di Walliance Group. Sulla stessa linea Matteo Caroli, associate dean per la sostenibilità e l'impatto della Luiss Business School, che parla di un comparto che “continua a rappresentare uno dei fenomeni più significativi della finanza alternativa, pur dovendo fare i conti con il nodo della redditività effettivamente realizzata dagli investitori”.

Il report individua infatti il problema dello scarto tra rendimento promesso e rendimento effettivamente incassato dall'investitore. Sulla piattaforma francese Anaxago, per esempio, il tasso contrattuale medio ponderato del 9,90% si è tradotto in un tasso di rendimento interno netto realizzato dell'8,7%, circa 1,2 punti in meno e questo avviene per quasi tutte le piattaforme. Numeri che confermano come il rendimento comunicato in fase di raccolta tenda a essere superiore a quello poi realizzato al netto del rischio effettivamente manifestatosi: un elemento che, insieme alla scarsa omogeneità nella pubblicazione di tassi di default e ritardo, richiede maggiore attenzione da parte di investitori professionali e gestori.

Guardando al quadro internazionale, la raccolta cumulata mondiale ha raggiunto 58,8 miliardi di euro. Gli Stati Uniti restano il primo mercato con 30,5 miliardi, ma rallentano sensibilmente (+3,7%); l'Europa, inclusi i Paesi extra-UE, sale a 22,4 miliardi (+11,4%, di cui 17,3 miliardi di euro nel solo perimetro UE); il resto del mondo si ferma a 5,9 miliardi. Il report conferma inoltre la maggiore frammentazione del mercato europeo rispetto a quello Usa: le prime 25 piattaforme del Vecchio Continente raccolgono il 73% del capitale, contro il 69% detenuto dalle sole prime 5 negli Stati Uniti.

Sul fronte del rischio di credito, i dati restano eterogenei tra operatori: in Italia i rendimenti annui lordi dichiarati superano generalmente il 10%, mentre i tassi di default vanno da livelli marginali fino al 33,33% di Re-Lender, con Walliance che segnala un'incidenza di progetti in ritardo del 13,53% a fronte di un default dello 0,96%.

Anche sul piano industriale il quadro è misto: il fatturato medio delle prime 10 piattaforme italiane è passato da circa 278mila euro a quasi 3,9 milioni tra il 2020 e il 2024, ma solo 6 società su 9 in crescita di ricavi hanno migliorato anche l'Ebitda.

Per il 2026 gli autori del report disegnano tre scenari. In Italia il capitale cumulato potrebbe attestarsi tra 1,12 e 1,31 miliardi di euro, in Europa tra 18,9 e 22 miliardi. Tra le variabili chiave, il decreto interministeriale del 7 gennaio 2026 che estende il Fondo di Garanzia per le Pmi alle operazioni di lending crowdfunding, potenzialmente in grado di ridurre il rischio percepito dagli investitori. Resta però un nodo strutturale: in Italia meno del 2% dei progetti ha una componente internazionale, un divario che il report definisce “una leva di crescita ancora in gran parte inespressa” in un mercato sempre più competitivo su scala transfrontaliera.

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