La tempesta dei prezzi dell’energia potrebbe non essere finita. L’Italia è uscita da un 2022 da incubo, assai peggiore rispetto al resto d’Europa, con aumenti dell’elettricità del 40% (contro il +13% dell’area euro) e del gas (prezzi netti aumentati dell’81% contro il +55%). Ma alcuni interventi hanno consentito a diverse famiglie di evitare il tracollo. Uno su tutti: aver ancorato le bollette all’indice Psv italiano la scorsa estate, un’azione che ha comportato un risparmio di 3 miliardi di euro per i consumatori in tutela.
L’autorità dell’energia Arera ha presentato la relazione annuale 2023. La relazione del presidente Stefano Besseghini ha messo in fila risultati raggiunti e nodi ancora da sciogliere. Uno di questi è la fine della tutela a gennaio 2024: “Dopo 16 anni, vari rinvii e una costante azione commerciale svolta dagli operatori per portare i clienti sul mercato libero”, dice Besseghini, il 30% dei consumatori elettrici (9 milioni di clienti) è ancora in tutela. Perché? In parte perché “il mercato, da solo, non è stato attrattivo per questi consumatori” ma è vero anche il contrario: “Una percentuale di consumatori non è interessante per il mercato”. Parliamo di clienti che Arera definisce “vulnerabili” e che finora sono sempre stati sotto l’ombrello della tutela.
Ma il tempo stringe e per questo Besseghini spinge per “adeguate campagne informative” che possano far conoscere strumenti preziosi come il Portale offerte e il Portale consumi, in grado di aiutare i consumatori a scegliere il miglior operatore in base alle proprie specifiche esigenze.
Ma in generale “i mercati energetici sono ancora tesi, esposti a forti oscillazioni” e se non si continua a lavorare per bilanciare domanda e offerta, sono “pronti a reagire negativamente”. Ecco perché “sarebbe un grave errore pensare che la situazione sia già rientrata”.
Elettricità
Si è detto degli enormi rincari del 2022, ben oltre la media dell’area euro: Arera dice che, al lordo delle imposte, gli italiani hanno pagato bollette più care del 58% rispetto ai francesi, del 9% rispetto agli spagnoli e in linea con i tedeschi. Cala l’apporto delle rinnovabili a causa della siccità, che ha portato l’idroelettrico a -38%, mentre cresce il fotovoltaico (+12%). L’Italia è, in sostanza, indipendente con l’86% della domanda soddisfatta dalla produzione nazionale.
I consumatori nel mercato libero sono quasi il 70% e cresce anche l’abitudine a cambiare operatore, con il 18% dei clienti che ha cambiato fornitore almeno una volta nel corso dell’anno. Una netta maggioranza preferisce la certezza del prezzo fisso (76,7%), ma sono in aumento i clienti in regime variabile, anche perché nel 2022 è stato difficile trovare offerte non indicizzate. La notizia negativa, per la concorrenza, è che aumenta la concentrazione del mercato con i primi tre operatori (Enel, A2A ed Edison) che detengono quasi il 49% delle vendite complessive.
Gas
Uno dei dati più interessanti è il crollo dei consumi, nel 2022 scesi del 9,9%, in pieno trend europeo (-14%). E proprio l’Europa è, a livello globale, l’area che più ha tirato la cinghia, visto che il calo di domanda nel mondo si è fermato ad appena il -1,5%. La guerra in Ucraina e la necessità di non foraggiare la Russia, unita alla crisi dell’offerta che già era in atto, ha fatto schizzare i prezzi verso l’alto: il Psv medio si è attestato a 124 euro al megawattora, contro i 47 euro del 2021. Un rincaro che i consumatori hanno sperimentato sulla propria pelle. La quota di clienti nel mercato libero è un po’ più bassa rispetto alla luce (67%) con 2,8 milioni di utenti che hanno cambiato almeno una volta nel corso dell’anno.
Se per l’elettricità siamo quasi del tutto autonomi, per il gas siamo arrivati a importare il 99% della risorsa. Cambiano solo le fonti: dimezzate le forniture russe (che comunque restano al secondo posto), cresciute quelle dall’Algeria (diventato il nostro principale hub con il 36% dell’import nazionale), con l’Azerbaigian al terzo posto (15%). Stabile il Qatar (10%) mentre cresce l’approvvigionamento dalla Norvegia, passata dal 2,7 all’8,6%.
Le iniziative abbassa-bolletta
La relazione di Arera, così come l’intervento di Besseghini, puntano molto sulle azioni intraprese per calmierare i prezzi. Si è detto del passaggio all’indice Psv, insieme al calcolo mensile del prezzo in tutela e soprattutto ex-post, cioè il costo del gas viene stabilito in base alla media del prezzo all’ingrosso del mese precedente. Ma i vantaggi si sono riverberati anche sui clienti nel mercato libero, visto che le offerte variabili sono quasi tutte ancorate al Psv.
Un’altra iniziativa importante, che le associazioni di consumatori chiedevano da tempo: spostare gli oneri di sistema dalla bolletta alla fiscalità generale. Nel 2022 si è cominciato con il costo per il decommissioning nucleare (400 milioni di euro), ma l’alleggerimento continua con il calo progressivo degli oneri a supporto delle rinnovabili. E per l’immediato futuro l’Arera suggerisce di far compiere lo stesso percorso ai bonus sociali.
Proprio i bonus sociali hanno consentito di combattere la povertà energetica, anche perché ad aprile era stata allargata la platea, portando i beneficiari a 6,2 milioni per il gas e 3,7 per la luce, per un totale di 2,1 miliardi di euro erogati per rendere le bollette più abbordabili.
Acqua
La bolletta media per una famiglia di tre persone è stata di 326 euro l’anno; il centro Italia è l’area in cui si paga di più (390 euro) perché è lì che gestori ed enti hanno programmato la maggior spesa per investimenti. E di investimenti continua a esserci gran bisogno, visto che quasi il 42% dell’acqua trasportata dai nostri acquedotti si perde per strada. Molto lavoro dev’essere ancora fatto per assicurare continuità di fornitura: al sud e nelle isole le interruzioni di servizio hanno superato le 200 ore l’anno, marcando una differenza abissale rispetto al nord dove non si raggiunge nemmeno un’ora all’anno. Ma qualche buona notizia c’è: nel periodo 2020-2023 la spesa investimenti è di 13,5 miliardi di euro con un tasso di realizzazione di quasi il 100%. Se nel 2012 la spesa fu di appena un miliardo, nel 2023 saranno 4,5.