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Un’inflazione di diseguaglianze: in Italia cala la spesa alimentare, ma aumenta quella per ristoranti, hotel e viaggi

L’analisi di Allianz Trade sottolinea un paradosso: mentre si tirava la cinghia sulla spesa alimentare, le famiglie a reddito più alto hanno potuto permettersi più sfizi anche grazie a rincari meno marcati
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Che l’inflazione faccia più male ai ceti meno benestanti non è una novità. In Italia, però, quest’affermazione è più vera che in altri Paesi europei. Non solo: nei mesi in cui il costo saliva fino al +14% per i beni alimentari, la spesa per hotel, ristoranti, hi-tech ed elettrodomestici è addirittura cresciuta. L’analisi è di Allianz Trade, che ha confrontato la situazione in Italia con Spagna, Germania e Francia.

Il dato più evidente è proprio lo scarto tra beni non durevoli - che potremmo definire i più essenziali - come cibo, carburanti ed elettricità - semidurevoli (come abbigliamento, giocattoli, beni culturali, viaggi, hotel e ristoranti) e durevoli (auto, elettronica, mobili). La spesa per i primi è scesa del 2% in Italia, mentre quella per i voli è cresciuta del 42% su base annua, per i ristoranti del 13% e per gli alloggi del 30%. Insomma, mentre tanti italiani facevano la spesa con il volantino delle offerte sotto mano, altri potevano permettersi di cenare spesso al ristoran…

Che l’inflazione faccia più male ai ceti meno benestanti non è una novità. In Italia, però, quest’affermazione è più vera che in altri Paesi europei. Non solo: nei mesi in cui il costo saliva fino al +14% per i beni alimentari, la spesa per hotel, ristoranti, hi-tech ed elettrodomestici è addirittura cresciuta. L’analisi è di Allianz Trade, che ha confrontato la situazione in Italia con Spagna, Germania e Francia.

Il dato più evidente è proprio lo scarto tra beni non durevoli - che potremmo definire i più essenziali - come cibo, carburanti ed elettricità - semidurevoli (come abbigliamento, giocattoli, beni culturali, viaggi, hotel e ristoranti) e durevoli (auto, elettronica, mobili). La spesa per i primi è scesa del 2% in Italia, mentre quella per i voli è cresciuta del 42% su base annua, per i ristoranti del 13% e per gli alloggi del 30%. Insomma, mentre tanti italiani facevano la spesa con il volantino delle offerte sotto mano, altri potevano permettersi di cenare spesso al ristorante e di prenotare voli per le vacanze. Anche perché - sottolinea ancora Allianz Trade - ristoranti, beni ricreativi, abbigliamento e trasporti hanno avuto un aumento dei prezzi inferiore rispetto ai beni di prima necessità.

“Chi può spendere ha continuato a farlo nonostante l’inflazione” spiega Maddalena Martini, senior economist di Allianz per l’Italia e la Grecia, “anche perché, per i redditi più alti la spesa per i beni essenziali ha un peso minore e così possono permettersi di spendere per quelli più costosi”. Ma ci sono anche altri motivi che concorrono a spiegare questo paradosso, e sono legati al particolare momento storico che stiamo vivendo e che si può riassumere come “post pandemia”: “Durante i lockdown gli italiani hanno accumulato risparmi, anche perché non c’era materialmente modo per spendere denaro in ristoranti o altri servizi. Ma molto hanno influito anche le misure governative durante la pandemia, senza precedenti, che hanno attutito l’aumento dei prezzi” continua Martini. Insomma, se non fosse stato per il risparmio forzato dei mesi pandemici l’effetto dell’inflazione sarebbe stato più rovinoso per tutti. Ma non c’è più margine, perché a fine 2022 il tasso di risparmio è sceso sotto i livelli pre-pandemici.

A livello nazionale però abbiamo sofferto più degli altri tre Paesi analizzati: nel primo semestre 2023 una famiglia ha speso in media 132 euro in più per lo stesso paniere di beni e servizi in Spagna; 244 euro in più in Francia; 290 euro in più Germania e 301 euro in più in Italia.

In altri Paesi è stato decisivo l’aumento dei salari: tra fine 2019 e fine 2022 in Germania sono cresciuti di 1,7 punti percentuali in più rispetto all’inflazione e in Francia di 2,9 punti. In Spagna e in Italia è avvenuto il contrario, con l’inflazione che ha superato il reddito medio di 2 punti in Spagna e di 4,3 punti percentuali a casa nostra. Un dato che si spiega, dice l’economista Martini, con “una serie di fattori strutturali come l’adeguamento lento dei salari e le lunghe contrattazioni collettive”.

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