Svestire ragazze con l'intelligenza artificiale: ecco cosa si rischia
di Alessandro LongoI casi si moltiplicano, man mano che diventano più noti gli strumenti di intelligenza artificiale: decine di ragazze spogliate “virtualmente” in diverse scuole medie o istituti superiori a Roma, Latina, Treviso, Enna (tra i casi degli ultimi mesi). Immagini che poi i ragazzi si scambiavano sui cellulari. In un caso anche la foto di professoressa, svestita con l’intelligenza artificiale, al punto da finire poi in un sito porno.
“Non è una ragazzata”, come ha spiegato la Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza del Lazio, Monica Sanson dopo un caso in una scuola media di Roma. No, nessuno scherzo o bravata. E' invece un'azione che comportare grattacapi seri agli autori, in particolare – come sta avvenendo – se le vittime sono minorenni. In ballo non ci sono solo possibili provvedimenti della scuola (come la sospensione), infatti, ma anche conseguenze sul piano legale, per diversi reati.È bene insomma aumentare la consapevolezza di ragazzi e di genitori su un fenomeno problematico, che …
I casi si moltiplicano, man mano che diventano più noti gli strumenti di intelligenza artificiale: decine di ragazze spogliate “virtualmente” in diverse scuole medie o istituti superiori a Roma, Latina, Treviso, Enna (tra i casi degli ultimi mesi). Immagini che poi i ragazzi si scambiavano sui cellulari. In un caso anche la foto di professoressa, svestita con l’intelligenza artificiale, al punto da finire poi in un sito porno.
“Non è una ragazzata”, come ha spiegato la Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza del Lazio, Monica Sanson dopo un caso in una scuola media di Roma. No, nessuno scherzo o bravata. E' invece un'azione che comportare grattacapi seri agli autori, in particolare – come sta avvenendo – se le vittime sono minorenni. In ballo non ci sono solo possibili provvedimenti della scuola (come la sospensione), infatti, ma anche conseguenze sul piano legale, per diversi reati.È bene insomma aumentare la consapevolezza di ragazzi e di genitori su un fenomeno problematico, che ha ricadute serie sia sulle vittime sia sugli autori.
Gli strumenti di intelligenza artificiale del resto diventano sempre più accessibili. Quelli usati per “spogliare” le ragazze sono canali su Telegram: si allega una foto e in automatico si riceve una versione in lingerie, bikini o nuda (anche se ora, a una prova, risulta che questi ultimi casi richiedono quasi sempre un pagamento). Altri servizi simili si trovano sul web. L’intelligenza artificiale calcola in automatico come potrebbe apparire la donna sotto i vestiti e produce un’immagine conseguente.
Altri sistemi con intelligenza artificiale invece, a pagamento, permettono di mettere la foto della vittima su un’immagine o un video porno. Un fenomeno che sta flagellando soprattutto le celebrità, tanto che gli Stati Uniti stanno facendo la prima legge federale per punire gli autori. E in Italia?
I reati previsti
In Italia se la vittima è minorenne il reato è chiaro ed è pure serio. Altrimenti, con i maggiorenni, è più difficile stabilirne i confini. Il punto è che “in Italia è previsto il reato i pornografia virtuale, nella legge, solo per i minorenni”, spiega Fulvio Sarzana, storico avvocato del digitale.
Spogliare ragazze (o ragazzi) minorenni integra il reato di pornografia virtuale previsto dall'articolo 600 quater 1 del Codice penale, che punisce chi produce, detiene o diffonde materiale pornografico che ritrae minorenni, anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse.
Il secondo comma della norma stabilisce che “Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali”, togliendo ogni margine di dubbio a chi ne avesse.
“Le pene sono severissime (e sono previste, per richiamo, rispettivamente, dagli articoli 600 ter e 600 quater del Codice penale): da sei a dodici anni di reclusione per la produzione dei materiali, e fino a tre anni per chi “consapevolmente si procura” il materiale pedopornografico”, aggiunge l’avvocato specializzato in digitale Massimo Borgobello.“Il fatto che si tratti di immagini virtuali (ottenute con strumenti di intelligenza artificiale) determina solamente una diminuzione di pena di un terzo secco”.
“Se a commettere il reato è un minorenne, le pene potrebbero essere seriamente mitigate dalla disciplina speciale che regola il processo avanti al tribunale per i minorenni, a patto che si tratti di comportamenti di gravità limitata”, aggiunge. È il caso più comune nelle scuole. Se le stesse condotte riguardano soggetti maggiorenni, invece, per Borgobello si applica soprattutto il reato di revenge porn: da uno a sei anni di reclusione.
Cosa possono fare le vittime
In tutti i casi la vittima può denunciare anche per reato di diffamazione e per violazione della privacy (uso illecito dei propri dati personali, la foto), “ma non ancora chiaro se si configurano questi reati o quello di revenge porn - nota Sarzana. Non si può dire finché non ci sarà una sentenza”.
Insomma, se la vittima è minorenne i guai sono assicurati; e serissimi se il colpevole è maggiorenne, altrimenti comunque si va incontro a certi grattacapi con la giustizia.
Se la vittima è maggiorenne, ad esempio una collega d’ufficio, si rischia certo una denuncia e può arrivare anche il licenziamento; conseguenze sempre più probabili man mano che cresce la consapevolezza sociale sulla gravità di questi comportamenti.
Potrebbero infine, per gli stessi motivi, arrivare le prime sentenze di condanna anche per pornografia virtuale su maggiorenni.