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Acqua, dai frangigetto e sistemi ibridi per il riscaldamento: i consigli per evitare gli sprechi in casa

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La bolletta idrica media cresce di anno in anno. Eppure anche tra le mura di casa consumiamo molto più del necessario. Diverse tecnologie, anche a buon mercato, possono aiutarci a contenere i consumi inutili
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Quanti sprechi. Già mentre è in cammino verso le nostre case, tanta, troppa acqua si disperde lungo gli acquedotti: il 42,2% a livello nazionale secondo l’ultimo rapporto di Cittadinanzattiva. Un dato molto grave, anche alla luce della crisi idrica che ha colpito diverse regioni del sud, Sicilia in testa, ma che riguarda tutto il Paese: ad esempio il record negativo di perdite di rete lo fanno registrare Belluno e Latina con oltre il 70%.

Tuttavia, quando si parla di spreco siamo tutti responsabili. Perché una volta arrivata a destinazione, l’acqua viene spesso utilizzata male e in quantità esagerate rispetto a quanta ne servirebbe davvero. Le dimensioni del problema sono vaste e lo dimostrano i dati Fao, diffusi nel 2021, secondo i quali l’11% del consumo idrico a livello globale è proprio a carico dei privati cittadini.

Quanti sprechi. Già mentre è in cammino verso le nostre case, tanta, troppa acqua si disperde lungo gli acquedotti: il 42,2% a livello nazionale secondo l’ultimo rapporto di Cittadinanzattiva. Un dato molto grave, anche alla luce della crisi idrica che ha colpito diverse regioni del sud, Sicilia in testa, ma che riguarda tutto il Paese: ad esempio il record negativo di perdite di rete lo fanno registrare Belluno e Latina con oltre il 70%.

Tuttavia, quando si parla di spreco siamo tutti responsabili. Perché una volta arrivata a destinazione, l’acqua viene spesso utilizzata male e in quantità esagerate rispetto a quanta ne servirebbe davvero. Le dimensioni del problema sono vaste e lo dimostrano i dati Fao, diffusi nel 2021, secondo i quali l’11% del consumo idrico a livello globale è proprio a carico dei privati cittadini.

È anzitutto una questione ambientale e di salvaguardia del pianeta, ma non è da sottovalutare l’aspetto economico. Le bollette idriche infatti sono in costante crescita. Ancora Cittadinanzattiva ha calcolato una spesa media di 478 euro l’anno a famiglia per il 2023, il 4% in più rispetto all’anno precedente e il 17,7% in più negli ultimi cinque anni. Gli aumenti riguardano due terzi dei capoluoghi italiani con picchi del +50% in alcune località come Vibo Valentia.

Tecnologie e consigli anti-spreco

Ci sono molti piccoli accorgimenti che possiamo prendere per utilizzare le giuste quantità di acqua, senza disperderla inutilmente negli scarichi. Il primo tra tutti è quello di chiudere il rubinetto mentre ci stiamo lavando i denti o insaponando le mani, per riaprirlo solo al momento del risciacquo. Legambiente ha calcolato che, così facendo, si limita il consumo fino a 2500 litri d’acqua all’anno. Come deterrente vale la pena ricordare che lasciare aperto il rubinetto comporta un uso di circa dieci litri ogni 60 secondi, a seconda del tipo di rubinetteria da bagno.

Non tutti lo sanno infatti, ma proprio la rubinetteria gioca un ruolo di primo piano nel risparmio di acqua. Installare dei frangigetto e limitatori di flusso al posto del normale filtro comporta una spesa minima, a fronte di un notevole risparmio di acqua. Questi strumenti introducono aria nel getto, riducendo la quantità di acqua che esce dal rubinetto e garantendo un flusso omogeneo, senza gli sbalzi che a volte vengono prodotti da differenze nella pressione di rete.

Non a caso Hansgrohe, uno dei maggiori produttori di rubinetterie a livello internazionale realizza dei limitatori di flusso intelligenti, per la doccia ha inventato dei getti con sei sottili aperture che dividono il flusso d’acqua in innumerevoli microgocce. ”In questo modo, molti soffioni e doccette con tecnologia EcoSmart di hansgrohe consumano solo 8 litri d'acqua al minuto, e alcuni modelli ne consumano addirittura appena 6” spiega Steffen Erath, Head of Innovation & sustainability del gruppo. Secondo Erath, proprio nelle docce “risiede il più grande potenziale di risparmio idrico”, tuttavia “è fondamentale che l'esperienza della doccia rimanga pressoché invariata pur riducendo il consumo d'acqua, perché altrimenti i tempi più lunghi della doccia annullerebbero i risparmi”, continua.

Tutte le principali aziende del settore stanno investendo in ricerca e sviluppo e proprio questi costi “rendono i prodotti dotati di tali tecnologie automaticamente più cari delle versioni standard” spiega ancora Erath, che quantifica: “Nel caso di Hansgrohe, fino al 2020 tale costo era visibile nei nostri listini prezzo nella misura di circa il 12% in più delle versioni non Eco”. Dal 2020 Hansgrohe ha portato questi prodotti al prezzo di quelli standard “per spingere i consumatori finali ad adottare le tecnologie a risparmio idrico”. Ma in generale anche rivolgendosi ad altri produttori, il costo leggermente più alto di questi rubinetti viene ampiamente assorbito dai risparmi in bolletta idrica.

La ricerca per le isole minori

Quando si parla acqua calda entra in gioco anche la variabile energetica: per riscaldare l’acqua sanitaria serve infatti l’elettricità - ad esempio scaldabagni o pannelli fotovoltaici - o il gas, nel caso in cui si utilizzi una caldaia. Enea ha da poco sviluppato un sistema innovativo che potrà ridurre proprio questo tipo di consumi, e che verrà utilizzato soprattutto nelle tante piccole isole del nostro Paese.

“Studi recenti - ha spiegato Biagio Di Pietra, responsabile del laboratorio Enea Soluzioni integrate per l’efficienza energetica - hanno mostrato che circa il 40% dei consumi elettrici degli utenti residenziali è attribuibile alla produzione di acqua calda, con picchi significativi durante la stagione turistica”. Un’analisi svolta a Lampedusa ha evidenziato come quasi tutti gli utenti utilizzino scaldabagni elettrici.

La soluzione studiata da Enea consiste in un sistema ibrido composto da un piccolo impianto fotovoltaico, una pompa di calore e un sistema di accumulo di energia. I test hanno consentito ai ricercatori di capire come produrre acqua calda con il minor consumo e solo quando necessario. Nelle piccole isole, infatti, è più difficile ovviare all’intermittenza delle rinnovabili (quando il cielo è nuvoloso infatti i pannelli non producono) perché non sono interconnesse con il resto della rete nazionale. Quando c’è il sole, infatti, il pannello introduce energia in rete, mettendola a disposizione di tutti gli altri utenti, se in casa non c’è bisogno di energia elettrica. “Per ovviare a questo problema abbiamo utilizzato dei sistemi che regolano in automatico l’immissione della generazione elettrica in rete, programmando i carichi grazie ad accumuli termici e a dispositivi smart, controllati dal sistema e non dall’utente, al quale viene comunque garantito massimo comfort” ha spiegato Francesco Baldi di Enea. In questo modo si è riusciti a produrre acqua calda minimizzando lo scambio con la rete, con valori di autoconsumo pari al 63% dell’energia prodotta.

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