Falso Crosetto, truffe così possono colpire chiunque: ecco come difendersi
di Alessandro LongoLa truffa del falso “Crosetto” è stato un grande lavoro di professionisti, ma su scala più piccola qualcosa del generale può colpire anche un pubblico più grande: chiunque si trovi a gestire bonifici in un’azienda ad esempio; non necessariamente i manager. È già successo. E a un livello più semplice, le truffe dove ci si spaccia per un parente, amico o personaggio famoso colpiscono in realtà anche persone comuni, sempre più spesso negli ultimi anni.
Le tecniche più sofisticate sfruttano l’intelligenza artificiale
I truffatori riescono a clonare la voce di una persona con pochi secondi di registrazione e a utilizzarla per ingannare amici, familiari o colleghi.
La truffa del falso “Crosetto” è stato un grande lavoro di professionisti, ma su scala più piccola qualcosa del generale può colpire anche un pubblico più grande: chiunque si trovi a gestire bonifici in un’azienda ad esempio; non necessariamente i manager. È già successo. E a un livello più semplice, le truffe dove ci si spaccia per un parente, amico o personaggio famoso colpiscono in realtà anche persone comuni, sempre più spesso negli ultimi anni.
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I truffatori riescono a clonare la voce di una persona con pochi secondi di registrazione e a utilizzarla per ingannare amici, familiari o colleghi.
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Quest’anno a Treviso una donna di 84 anni è stata contattata da qualcuno che utilizzava una riproduzione artificiale della voce di sua figlia. Durante la chiamata, la finta figlia, in lacrime, raccontava di aver avuto un incidente stradale e chiedeva denaro. Convinta dell'autenticità della chiamata, l'anziana ha consegnato 30mila euro a un truffatore. Nel 2023, la voce di una ragazza di 15 anni, Jennifer DeStefano, è stata clonata per simulare un rapimento. I truffatori hanno contattato la madre, riproducendo la voce della figlia in preda al panico, e hanno richiesto un riscatto. Fortunatamente, la truffa è stata scoperta in tempo.
A luglio 2024 invece una truffa utilizzava la voce clonata dell’ad di Ferrari.
Non serve l’Ia, a volte, per ingannare. Questo mese, Sandra Bullock ha denunciato l'esistenza di profili falsi su Facebook che si spacciavano per sua sorella, Gesine. Questi truffatori contattavano le persone fingendo di essere in comunicazione diretta con Sandra, riuscendo a estorcere ingenti somme di denaro alle vittime. Nonostante le segnalazioni a Meta e le azioni legali intraprese, questi account falsi continuavano a proliferare. Un caso riportato dal tecnologo di Striscia la Notizia Marco Camisani Calzolari evidenzia come i truffatori utilizzino spesso profili falsi di personaggi noti per avviare conversazioni private con le vittime. Nell’esempio, un account falso a nome dell’imprenditore Tommaso Mazzanti ha contattato utenti tramite messaggi privati, cercando di convincerli di aver diritto a un premio inesistente. Come si vede, sono nel mirino sia personaggi famosi sia gente comune.
Come difendersi?
Allora, che fare? Cominciamo dalle brutte notizie.
Al momento non ci sono purtroppo app infallibili in grado di riconoscere in tempo reale una voce clonata dall’IA, ma ci sono strumenti di difesa minima: le app che identificano le chiamate provenienti da numeri sospetti, come Hiya AI Phone e Truecaller. Funzionano solo se il truffatore ha già usato quel numero per altre telefonate di quel tipo. Una soluzione potrebbe venire in futuro dagli operatori telefonici, se – come richiesto da tempo dall’autorità Agcom – installeranno filtri di rete per bloccare le chiamate con numeri fasulli (identificativo chiamante alterato), spesso usati per rendere le truffe più convincenti. Ad esempio i truffatori usano un numero di cellulare africano ma riescono a farlo apparire come italiano e addirittura intestato a una certa istituzione o banca.
Il buon senso vince
Qualche accorgimento di buon senso è ad oggi la difesa migliore. Non solo contro le chiamate truffa ma anche contro tecniche simili che usano altri mezzi, come la chat dei social.
Facciamo domande personali: il manager della Ferrari è riuscito a smascherare un deepfake della voce dell’ad Benedetto Vigna proprio in questo modo: gli hacker avevano clonato la voce, ma non potevano rispondere a una domanda su un dettaglio privato della sua vita. Se riceviamo una chiamata sospetta da qualcuno che conosciamo, chiediamo qualcosa che solo quella persona può sapere.
Oppure richiamiamola subito dopo su un suo numero che avevamo già.
Negli Stati Uniti, il problema sta diventando così serio che molte famiglie hanno iniziato a usare una “safe word”, una parola sicura da condividere solo tra parenti stretti. Se qualcuno chiama fingendosi un familiare in difficoltà, prima di agire chiediamo la parola concordata.