Non succede spesso, ma in queste settimane il cartello dei prezzi che svetta sulle stazioni di servizio riserva diverse soddisfazioni agli automobilisti italiani. I prezzi dei carburanti sono in discesa e nei prossimi giorni assisteremo a un’ulteriore calo. I motivi, come sempre quando c’è di mezzo una materia prima complessa come il petrolio, sono diversi. Alla base di tutto c’è una semplice ma infallibile regola economica: se l’offerta aumenta ma la domanda resta stagnante, i prezzi scendono.
La regola aurea
È esattamente quello che sta succedendo: pochi giorni fa l’Opec+ - composto dai principali Paesi produttori di greggio - ha annunciato per giugno un corposo aumento della produzione da 411mila barili al giorno. È già il secondo aumento consecutivo, in un contesto che però sembra andare in direzione opposta: le previsioni di crescita economica vengono riviste al ribasso e il rischio recessione sembra dietro l’angolo. In un mondo che, nell’incertezza di dazi e conflitti militari, …
Non succede spesso, ma in queste settimane il cartello dei prezzi che svetta sulle stazioni di servizio riserva diverse soddisfazioni agli automobilisti italiani. I prezzi dei carburanti sono in discesa e nei prossimi giorni assisteremo a un’ulteriore calo. I motivi, come sempre quando c’è di mezzo una materia prima complessa come il petrolio, sono diversi. Alla base di tutto c’è una semplice ma infallibile regola economica: se l’offerta aumenta ma la domanda resta stagnante, i prezzi scendono.
La regola aurea
È esattamente quello che sta succedendo: pochi giorni fa l’Opec+ - composto dai principali Paesi produttori di greggio - ha annunciato per giugno un corposo aumento della produzione da 411mila barili al giorno. È già il secondo aumento consecutivo, in un contesto che però sembra andare in direzione opposta: le previsioni di crescita economica vengono riviste al ribasso e il rischio recessione sembra dietro l’angolo. In un mondo che, nell’incertezza di dazi e conflitti militari, rallenta la sua corsa, c’è meno bisogno di petrolio. Il risultato è il calo del prezzo del barile, che ai primi di maggio è sceso sotto la soglia dei 60 dollari, il punto più basso dai tempi della pandemia, per poi risalire leggermente all’annuncio della tregua commerciale tra Usa e Cina.
Geopolitica dell’oro nero
Eppure la situazione attuale non è inedita, anzi: “Ricorda molto l’inizio del primo mandato di Trump, quando fece di tutto per raggiungere quell’effetto, anzitutto per far pagare meno la benzina agli americani” spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. Certo il tira e molla sui dazi non incoraggia gli investimenti e la crescita ma Tabarelli pone l’accento anche su altri Paesi. In primis l’Arabia Saudita, che “temendo l’avvicinarsi del picco della domanda, tenta di aumentare la produzione per evitare che le sue immense riserve restino inutilizzate ed è storicamente combattuta tra due priorità: tenere alto il prezzo o aumentare la quota di mercato” e la Cina, che ha smesso di crescere ai ritmi vertiginosi pre-pandemici e dove i numeri dell’auto elettrica stanno iniziando a diventare imponenti.
Vantaggi concreti
Questo risiko petrolifero - per ora - ha conseguenze piacevoli per chi ha un’automobile e per le imprese che spostano le merci su gomma. I dati del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) dicono che al 5 maggio la benzina è sotto 1,70 euro (-8,4% rispetto al 30 aprile), il diesel sotto 1,60 (-9,30%), ma anche Gpl (73 centesimi, -4,2%) e soprattutto metano (1,46 euro, -12%) registrano discese importanti. E, come detto, non è finita qui perché il prezzo alla pompa riflette la situazione del mese precedente: ulteriori ribassi potrebbero impattare (in positivo) tra alcune settimane, quando il petrolio estratto adesso sarà stato raffinato e portato nelle stazioni di servizio. La rilevazione del Mase, che si riferisce al solo prezzo self-service, è una media: ciò significa che “nelle pompe di benzina di alcuni ipermercati si possono trovare anche prezzi a 1,60 per la benzina e 1,50 per il diesel” aggiunge Tabarelli.
Scenari 2025
Fare previsioni è sempre difficile, ma forse non lo è mai stato come in questo turbolento periodo. Non sorprende che gli analisti abbiano qualche diversità di vedute. C’è chi si dice convinto che il prezzo del petrolio continuerà a calare, chi lo sospetta e chi invece vede un graduale aumento in vista. “Se la domanda globale non si dovesse rafforzare nel secondo semestre 2025, il rischio è che il prezzo resti debole o addirittura continui a calare, al di là di correzioni tecniche di breve termine” scrive Saverio Berlinzani, chief analyst di ActivTrades.
Secondo Tabarelli invece il mercato petrolifero continuerà a rispettare la regola degli ultimi 50 anni, ovvero “che la domanda cresce ogni anno”. A cambiare sarà il ritmo, probabilmente meno marcato rispetto alla normalità degli ultimi decenni ma tale da portare, a fine anno, il prezzo più vicino ai 70 dollari al barile che ai 60. “Anche perché i fracker statunitensi, non appena individuano un calo di prezzo per loro eccessivo, rallentano o addirittura fermano la produzione. E questo non è privo di conseguenze” conclude il presidente di Nomisma Energia.