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Spotify aumenta i prezzi: da Apple a YouTube, guida a tutte le alternative per lo streaming musicale

FILE PHOTO: A screen displays the logo of Spotify on the floor at the New York Stock Exchange (NYSE) in New York City, U.S., December 4, 2023. REUTERS/Brendan McDermid/File Photo (reuters)

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Tra rincari in vista, concorrenza in crescita e nuove tecnologie, ecco quali piattaforme di streaming convengono davvero oggi per ascoltare musica: dai piani gratuiti all’audio Hi-Fi, tutto quello che c’è da sapere per scegliere l’abbonamento giusto in base alle proprie esigenze
7 minuti di lettura

Spotify non è più la regina dello streaming musicale. Dopo anni di dominio incontrastato, la piattaforma svedese sta registrando un calo importante di utenti in diversi mercati europei. Nonostante i dati appena ufficializzati sanciscano 696 milioni di utenti attivi mensili, segnando una crescita dell’12% su base annua del numero degli abbonati, il secondo trimestre 2025 è stato chiuso con una perdita netta di 86 milioni di euro e di recente l’azienda ha annunciato un aumento delle tariffe per il proprio abbonamento premium.

Cosa sta accadendo alla piattaforma? Costi troppo elevati, rincari annunciati e assenza di piani lossless (cioè audio in grado di preservare tutta la qualità della registrazione originale) stanno spingendo gli abbonati a guardarsi intorno.

E come se non bastasse, il malcontento sta crescendo proprio in questi ultimi giorni a causa della decisione del Ceo Daniel Ek di investire 600 milioni di euro in Helsing, l’azienda tedesca di cui è anche presidente, impegnata…

Spotify non è più la regina dello streaming musicale. Dopo anni di dominio incontrastato, la piattaforma svedese sta registrando un calo importante di utenti in diversi mercati europei. Nonostante i dati appena ufficializzati sanciscano 696 milioni di utenti attivi mensili, segnando una crescita dell’12% su base annua del numero degli abbonati, il secondo trimestre 2025 è stato chiuso con una perdita netta di 86 milioni di euro e di recente l’azienda ha annunciato un aumento delle tariffe per il proprio abbonamento premium.

Cosa sta accadendo alla piattaforma? Costi troppo elevati, rincari annunciati e assenza di piani lossless (cioè audio in grado di preservare tutta la qualità della registrazione originale) stanno spingendo gli abbonati a guardarsi intorno.

E come se non bastasse, il malcontento sta crescendo proprio in questi ultimi giorni a causa della decisione del Ceo Daniel Ek di investire 600 milioni di euro in Helsing, l’azienda tedesca di cui è anche presidente, impegnata nello sviluppo di tecnologia per la difesa specializzata in sistemi d'arma autonomi basati sull'Intelligenza artificiale. La mossa “bellica” del numero uno di Spotify non è affatto piaciuta in giro per il mondo e moltissimi ascoltatori e artisti stanno disertando il servizio e cercando alternative per ascoltare musica.

Più concorrenza e “churn”: quali sono le piattaforme musicali più usate in Italia

C’è da dire che al momento Spotify domina ancora il mercato in termini di brand awareness e interfaccia, con playlist personalizzate ormai leggendarie (come “Discover Weekly”) e un algoritmo certamente tra i migliori. Ma paga la mancanza di audio lossless, l’assenza di vantaggi per chi è già cliente di altri servizi, di Amazon o Apple ad esempio, e una politica dei prezzi sempre meno competitiva.

Secondo un sondaggio condotto da Statista nel primo semestre 2025, il 23% degli utenti italiani under 35 ha dichiarato di aver disdetto Spotify negli ultimi 12 mesi per “miglior rapporto qualità/prezzo” altrove. Inoltre, molti utenti lamentano la gestione poco chiara degli aumenti e un'esperienza freemium sempre più limitata.

Intanto, concorrenti come YouTube Music, Apple Music e Amazon Music stanno migliorando e implementando qualità audio, offerte e servizi vari. Anche perché il bottino è ghiotto. Nel Belpaese, ci sono circa 17 milioni di utenti attivi mensili (dato stimato da GfK e Q2 2025), con un aumento del 4% rispetto al 2024. Secondo Ifpi e GfK Italia, nel 2024 oltre il 65% degli utenti italiani ha utilizzato almeno un servizio di streaming musicale. Rispetto al passato, però, la fedeltà si riduce: ormai imperversa il fenomeno del “churn”, ovvero l’abbandono di una piattaforma per offerte migliori su altre.

E mentre da noi Spotify perde il 6% su base annua, YouTube Music registra una forte crescita tra i giovani (16-30 anni), Apple Music guadagna utenti Apple grazie al piano lossless incluso, e Amazon Music corre veloce trainato dalla fidelizzazione degli utenti Prime. Si fanno poi sempre più largo altre piattaforme come Tidal, che è riuscita a ritagliarsi una nicchia di affezionati tra gli audiofili e gli artisti, e Deezer, che unisce qualità del suono e versione free.

Analizzando e mixando i dati che possiamo trovare su GfK, MIDiA Research e Statista, osserviamo come oggi Spotify occupa il 38% della quota di mercato italiana, in calo. YouTube Music il 21%, in crescita; Apple Music il 18%, anche questo in aumento, e Amazon Music il 15%, segno più anche in questo caso. Tidal e Deezer insieme sfiorano il 4%, poi ci sono altre piattaforme minori, come Qobuz, SoundCloud, Bandcamp, Pandora e il caro vecchio Napster (che è risorto ed è diventato legale...), che si dividono il restante 4%.

La strategia delle piattaforme musicali si sta polarizzando sempre di più: da una parte c’è chi punta sulla qualità audio, dall’altra chi investe in contenuti extra, con ad esempio podcast esclusivi, audiolibri ed esperienze interattive.

Non solo musica: come stanno cambiando i servizi streaming

Ciò che è evidente è che non si parla più solo di brani: i servizi di streaming lavorano per sviluppare ecosistemi integrati. Spotify investe su podcast, audiolibri e funzioni social, come ad esempio sempre di più playlist collaborative e “blend” tra amici.

YouTube Music è la scelta preferita da chi guarda molti video musicali, grazie all’integrazione con YouTube.

Apple Music include contenuti curati da artisti, live radio e supporto lossless su tutta la libreria. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a notevoli miglioramenti delle sue funzionalità, come la selezione musicale, la radio e i video musicali. In pochi lo sanno, ma esiste anche un'app per Android.

Amazon Music invece è ormai parte del pacchetto “Prime experience”, perfetta per smart home e in generale più accessibile proprio perché gratuita se collegata a Prime.

Tidal è sempre stato considerato il servizio che offre la massima qualità audio e che paga meglio gli artisti. Possiede un catalogo di oltre 100 milioni di brani, ma in più offre oltre 650mila video e streaming live di concerti.

Deezer, meno noto, ci piace per le sue playlist generate internamente da esperti e la sua funzione “SongCatcher”, in grado di identificare brani in stile Shazam.

Quanto costano i migliori abbonamenti per ascoltare musica

Di fronte a questo mare magnum sonoro, come scegliere dunque la piattaforma migliore per ascoltare musica? Dipende. Senz’altro il primo passo è guardare ai prezzi degli abbonamenti dei principali streaming, ma senza perdere di vista la qualità del suono.

Spotify

Se non vi infastidisce sentire la pubblicità, su Spotify resiste sempre la versione free. Il piano Premium Individuale costa invece 10,99 euro al mese. Alcuni mesi fa il Financial Times aveva anticipato che a partire da questo luglio il prezzo sarebbe aumentato di 1 euro, arrivando a 11,99, ma per ora non ci sono state ancora variazioni. È probabile però che per il 2026 qualche rincaro ci sarà. Il piano Studente è da 5,99 euro al mese (anche questo potrebbe/dovrebbe salire a 6,99). Il piano Duo, pensato per due persone che vivono insieme, dovrebbe invece restare fisso a 14,99? euro al mese. Il Family, per un massimo di 6 account, a 17,99.

YouTube Music

Anche con YouTube Music potete ascoltare tutti i brani che volete gratis, interrotti da pubblicità: oltre 100 milioni di brani e anche stazioni radio. Oppure, l'abbonamento a YouTube Music Premium costa 10,99 euro al mese per il piano individuale, 17,99 per il piano famiglia (fino a 5 dispositivi) e 5,99 per il piano studenti. Se avete già YouTube Premium, YouTube Music ha un costo di 11,99 per il piano individuale, 17,99 per il piano famiglia e 6,99 per studenti. YouTube Music Premium è il servizio di streaming musicale, mentre YouTube Premium include tutti i vantaggi di Music Premium più la possibilità di scaricare video e guardare senza pubblicità su tutta la piattaforma YouTube, oltre alla riproduzione in background.

Apple Music

Passando all’universo Apple, Apple Music costa 10,99 euro al mese per l’individuale, 16,99? per il piano famiglia (fino a 6 account) e 5,99? per studenti. È disponibile una prova gratuita di 30 giorni. 100 milioni di brani e più di 30mila playlist curate dalla redazione, audio spaziale con Dolby Atmos, catalogo completo in audio lossless ed è compreso Apple Music Sing, con testi dei brani che scorrono in tempo reale e impostazioni vocali regolabili. Tutto senza pubblicità. Possibile anche avere il piano Apple Music individuale e famiglia con Apple One, che riunisce fino a cinque servizi Apple in un unico abbonamento mensile, a partire da 19,95 euro al mese. Se siete nuovi utenti di Apple Music e vi abbonate per la prima volta tramite un dispositivo idoneo – iPhone, iPad, Mac, Apple Watch, Apple TV, AirPods o Beats – potete ottenere 3 o 6 mesi di prova gratuita.

Amazon Music Unlimited

Amazon offre tre opzioni differenti per ascoltare musica e podcast. Amazon Music Free permette a tutti di accedere gratuitamente alle migliori playlist e a migliaia di stazioni radio, ma include la pubblicità. Amazon Music per i clienti Prime, invece, garantisce l'accesso a 100 milioni di brani senza pubblicità, al più ampio catalogo dei podcast più popolari e a migliaia di playlist e stazioni. Amazon Music Unlimited è un servizio di abbonamento musicale premium che offre milioni di brani in HD e Ultra HD: è slegato da Prime, quindi aperto a tutti. Il costo dell'abbonamento ad Amazon Music Unlimited in Italia è, per il piano individuale, 10,99 euro al mese, mentre per le famiglie, fino a 6 account, 17,99. Sono anche inclusi lo streaming HD/Ultra HD, l’audio spaziale con suono a tre dimensioni, migliaia di brani on demand in Dolby Atmos e 360 Reality Audio e podcast. Esiste anche un piano scontato dedicato a chi possiede i dispositivi Echo o Fire TV a 5,99. Tutti i piani offrono un mese di prova gratuito. Se siete studenti o avete tra i 18 e i 22 anni, potete avere Prime a 2,49 euro al mese, con inclusa come visto la versione basic di Music.

Tidal

Nel caso di Tidal, il piano Tidal HiFi individuale costa 10,99 euro al mese con audio lossless e Hi-Res fino a 24-bit/192?kHz. La versione Tidal HiFi Plus costa 19,99 e, oltre all'audio di alta qualità, include anche la possibilità di ascoltare musica in formato HiRes FLAC e Dolby Atmos. Il piano famiglia (fino a 6 account) costa 16,99 euro al mese in versione HiFi e 29,99 in HiFi Plus. Gli studenti pagano solo 5,49. Non esiste invece più una versione free.

Deezer

Infine, Deezer Italia offre la soluzione Free, opzione gratuita con pubblicità, oltre 120 milioni di brani ma senza possibilità di sceglierli, quindi occhio: una volta selezionato un artista o una canzone, viene proposta una selezione musicale ritenuta compatibile con i vostri gusti, oppure, se create una playlist, la riproduzione avviene in modalità shuffle. Il vantaggio rispetto alle altre piattaforme è che è tutto in formato FLAC. Ci sono poi il piano Premium a 11,99?euro al mese, la versione Duo a 15,99 e la Family fino a 6 account a 19,99.

Quale piattaforma scegliere in base al vostro profilo

Considerando tutte le variabili che siamo riusciti a trovare e comparare grazie a fonti ufficiali e per diretta esperienza, ecco la nostra personale selezione.

Per chi vuole ascoltare musica gratis

Le migliori soluzioni che ci sentiamo di consigliarvi se siete a caccia di musica free sono Spotify o Deezer. Nonostante la pubblicità, garantiscono la miglior esperienza freemium.

Per chi cerca risparmio senza sacrificare troppo la qualità

Apple Music e Amazon Music a breve potrebbero essere più economici di Spotify e offrono comunque una qualità superiore (lossless e Ultra HD). Amazon include anche tantissimi podcast: ideale per chi consuma contenuti audio in generale.

Per le coppie

Spotify Duo e Deezer Duo sono le uniche opzioni pensate per due utenti. Deezer costa di più, ma ha audio FLAC. Spotify è più integrato con app di terze parti.

Per le famiglie

Apple Music è la piattaforma più conveniente per le famiglie. Come visto, però, Amazon offre un pacchetto più completo, adatto a grandi e piccoli.

Per gli studenti universitari

Tidal è il top per chi cerca qualità studio a prezzi mini. Ma Amazon Music batte tutti se guardiamo al prezzo.

Per chi è già cliente Amazon Prime

Va bene Amazon Music versione compresa in Prime, ma se vi volete regalare un’esperienza di ascolto più gratificante senza dubbio scegliete Amazon Music Unlimited.

Per chi usa iPhone e dispositivi Apple

Se appartenente all’universo iOS, la scelta è d’obbligo: Apple Music tutta la vita.

Per gli audiofili

Se siete cultori del suono, ci sentiamo di dire che Tidal vince a mani basse: qualità Hi-Res 24-bit/192kHz e supporto MQA. Amazon Music si difende bene con il piano Ultra HD.

Per utenti “casual” che guardano anche video

La qualità non è granché, ma alla fine YouTube Music risolve per chi non ha pretese.

Il futuro? Intelligenza artificiale e abbonamenti unificati

E guardando al futuro, come ascolteremo musica nei prossimi anni? Il primo trend, neanche a dirlo, sarà l’AI. Già dal 2026 l’Intelligenza artificiale sarà sempre più centrale nella creazione di playlist, suggerimenti e remix personalizzati. Apple e Amazon in particolare stanno investendo parecchio in audio spaziale e realtà aumentata, mentre Spotify si sta cimentando nella sperimentazione di vocal DJ basati su AI.

L’altro fenomeno, già visibile, che sempre più plasmerà il mercato della musica è l’abbonamento unificato: Apple One, Amazon Prime e YouTube Premium offrono già adesso bundle che includono musica, video, cloud e altro. In un contesto economico sempre più incerto, secondo le previsioni, saranno sempre di più gli italiani che sceglieranno servizi all inclusive invece di singoli abbonamenti.

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