Recensioni online, 15 giorni di tempo e diritto alla cancellazione. Ma è battaglia sulla stretta
di Alessandro LongoAvremo solo quindici giorni di tempo per fare una recensione di un prodotto, di un ristorante, di un albergo. E dovremo dimostrare la nostra identità di consumatori di quel prodotto o servizio, per poterlo recensire. In più, dopo due anni l’azienda potrà fare cancellare una recensione negativa.
Sarà così, se passa così l’attuale testo del disegno di legge sulle Pmi, su forte spinta di ristoratori e albergatori, e ora in discussione al Senato. Ma sul punto ora c’è battaglia in Commissione a Palazzo Madama, dove fioccano emendamenti per correggere il tiro. Protestano le associazioni dei consumatori come Adiconsum e anche Netcomm, la principale associazione per il commercio elettronico. Anche loro – come dichiarato dal presidente Roberto Liscia in questi giorni – ritengono eccessiva la stretta sulle recensioni e quindi lesiva per tutto il sistema, non solo peri consumatori.
Il disegno di legge arriva al Senato dopo essere stato approvato dal Governo a gennaio (poi dovrà passare dalla Cam…
Avremo solo quindici giorni di tempo per fare una recensione di un prodotto, di un ristorante, di un albergo. E dovremo dimostrare la nostra identità di consumatori di quel prodotto o servizio, per poterlo recensire. In più, dopo due anni l’azienda potrà fare cancellare una recensione negativa.
Sarà così, se passa così l’attuale testo del disegno di legge sulle Pmi, su forte spinta di ristoratori e albergatori, e ora in discussione al Senato. Ma sul punto ora c’è battaglia in Commissione a Palazzo Madama, dove fioccano emendamenti per correggere il tiro. Protestano le associazioni dei consumatori come Adiconsum e anche Netcomm, la principale associazione per il commercio elettronico. Anche loro – come dichiarato dal presidente Roberto Liscia in questi giorni – ritengono eccessiva la stretta sulle recensioni e quindi lesiva per tutto il sistema, non solo peri consumatori.
Il disegno di legge arriva al Senato dopo essere stato approvato dal Governo a gennaio (poi dovrà passare dalla Camera).
L’articolo più critico, voluto dall’Esecutivo, è il 13: “Il consumatore che dimostra la propria identità e l'effettivo utilizzo di un servizio o di una prestazione può rilasciare una recensione motivata entro il termine di quindici giorni dalla data di utilizzo del prodotto o di fruizione del servizio o della prestazione”. E ancora: “Al fine di impedire eventuali attività fraudolente, la recensione deve essere sufficientemente dettagliata e rispondente alla tipologia del prodotto o alle caratteristiche della struttura oggetto della recensione”.
C’è anche una specie di diritto all’oblio sulle recensioni, un colpo di spugna dopo due anni: “Il legale rappresentante della struttura recensita o un suo delegato ha diritto di replicare e di ottenere la cancellazione delle recensioni che lo riguardino, qualora l'autore non abbia usufruito del bene o del servizio recensiti, o le recensioni siano ingannevoli, non veritiere o eccessive”. Chi stabilisce cosa sia eccessivo? L’azienda che ha subito una stroncatura? È un altro punto critico.
Si legge ancora: “L'imprenditore che ne abbia interesse ha, altresì, diritto a ottenere la cancellazione delle recensioni che lo riguardino che non siano più attuali, decorsi due anni dalla data di fruizione del servizio o della prestazione da parte dell'autore della recensione o dalla data di adozione, successiva alla recensione, di misure idonee a modificare o superare le motivazioni che avevano dato luogo alla recensione medesima”.
Si vede che “sono misure molto penalizzanti per il consumatore”, dice Laura Galli di Adiconsum. “Quindici giorni, nel caso di acquisto online, sono troppo pochi: per esempio nel caso in cui attenda un rimborso o la possibilità di un reso dal venditore”, aggiunge. Liscia chiede di arrivare almeno a 180 giorni e di non obbligare il consumatore a “prove irrealistiche” per dimostrare la propria identità e di avere in effetti fruito di quel servizio. “Non dobbiamo rendergli la vita impossibile e alterare, in quel modo, anche il normale funzionamento delle piattaforme”, dice Liscia.
Insomma, la legge sul Governo sarebbe sia lesiva della libertà di espressione sia dello sviluppo del commercio elettronico in Italia. “Farebbe contenti solo ristoratori e albergatori, che l’hanno voluta esercitando forti pressioni”, aggiunge.
Gli emendamenti – finora tutti respinti o ritirati, ma bipartisan – provano a spostare a 90, 180 o a dodici mesi i termini per fare una recensione e a cancellare la possibilità di cancellarla in automatico dopo due anni. Ad esempio alcuni senatori, anche della maggioranza (Forza Italia), suggeriscono, negli emendamenti, di concedere la cancellazione di una recensione veritiera solo “n caso di mutamenti sostanziali nella natura della struttura e dell'offerta al pubblico o di cambi di proprietà”.
“Martedì voteremo di nuovo e potremmo approvare alcuni degli emendamenti ritirati”, fa sapere Giorgio Bergesio (Lega), uno dei relatori dei lavori in Commissione.
A passare invece è stato un emendamento che consente alle “associazioni rappresentative delle imprese della ristorazione e delle strutture del settore turistico stabilite in Italia” di diventare “segnalatori attendibili” (come da regolamento Ue Digital Services Act) e quindi ottenere dalle piattaforma la rimozione di contenuti illeciti.