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Amazon spegne il suo videogame. Ma non rimborserà la moneta virtuale sviluppata dall’azienda

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La società di Bezos annuncia che dal prossimo gennaio non si potrà più utilizzare il gioco online Aeternum, con buona pace di chi aveva acquistato i suoi “Marchi della fortuna”
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ROMA – Di eterno c’era solo il nome. Amazon ha infatti comunicato che il suo popolare videogioco online Aeternum New World verrà spento tra meno di un anno, il 31 gennaio 2027. Nel frattempo il titolo è già stato rimosso dagli store e quindi non è più acquistabile.

Oltre a constatare il dispiacere dei tanti giocatori della piattaforma (che sui social stanno riversando la loro frustrazione), resta da risolvere il nodo degli acquisti online effettuati nel gioco: i cosiddetti Marchi della fortuna, una sorta di moneta digitale (acquistata però con denaro reale) che consente di migliorare il proprio personaggio con armature o accessori, trasferirlo di server o accedere a contenuti premium per continuare a esplorare l’immenso mondo virtuale ricostruito dal gioco. Ad esempio, un forziere da 60mila Marchi della fortuna costa 49,99 euro.

In realtà per Amazon il nodo sarebbe già risolto, senza particolari problemi: sul sito si legge chiaramente che “non sono disponibili rimborsi” per i Marchi d…

ROMA – Di eterno c’era solo il nome. Amazon ha infatti comunicato che il suo popolare videogioco online Aeternum New World verrà spento tra meno di un anno, il 31 gennaio 2027. Nel frattempo il titolo è già stato rimosso dagli store e quindi non è più acquistabile.

Oltre a constatare il dispiacere dei tanti giocatori della piattaforma (che sui social stanno riversando la loro frustrazione), resta da risolvere il nodo degli acquisti online effettuati nel gioco: i cosiddetti Marchi della fortuna, una sorta di moneta digitale (acquistata però con denaro reale) che consente di migliorare il proprio personaggio con armature o accessori, trasferirlo di server o accedere a contenuti premium per continuare a esplorare l’immenso mondo virtuale ricostruito dal gioco. Ad esempio, un forziere da 60mila Marchi della fortuna costa 49,99 euro.

In realtà per Amazon il nodo sarebbe già risolto, senza particolari problemi: sul sito si legge chiaramente che “non sono disponibili rimborsi” per i Marchi della fortuna. Anche se la moneta sarà comunque acquistabile fino al luglio 2026, nonostante l’azienda abbia ormai firmato il “certificato di morte” di Aeternum per appena sei mesi dopo. Ma la partita potrebbe non essere affatto chiusa. Almeno in Europa. La palla, adesso, potrebbe passare alle autorità Antitrust europee, ma anche i singoli giocatori possono fare la loro parte.

Licenza, non contratto

In Europa infatti è in vigore una direttiva del 2019, la 770, che prevede la risoluzione del contratto con relativo rimborso se il prodotto non viene fornito o è difettoso. Nel caso di Aeternum, la fattispecie sarebbe la prima. Ma non è così semplice: “Leggendo le condizioni contrattuali, si capisce che il giocatore non aderisce a un contratto, ma a una licenza” spiega Maria Pisanò, direttrice del Centro europeo del consumatore. Cosa significa? “Che l’acquirente ha diritto a utilizzare la piattaforma ma non è proprietario di nulla”. Non solo: “A oggi non esiste una normativa che obblighi un’azienda a tenere in vita un certo prodotto. A meno che non sia stata stabilita da subito la sua durata, ma non è questo il caso”. Lo abbiamo visto anche con i produttori di smartphone che dopo un certo numero di anni smettono di sviluppare aggiornamenti, rendendo il dispositivo inutilizzabile di fatto.

Le due strade

L’esperta spiega che la vicenda potrebbe configurarsi come pratica commerciale scorretta. Ma questo, eventualmente, dovrà essere provato e accertato da un’autorità, che nel caso dell’Italia è Antitrust. “Dal comportamento di Amazon si ravvede una mancanza di informazioni precontrattuali e un ostacolo all’acquisto consapevole. Per cui potrebbe esserci il diritto a una riduzione del prezzo o a una risoluzione del contratto con rimborso”. Le direttive infatti considerano anche le aspettative del consumatore, e nel caso di Aeternum non ci si poteva aspettare che venisse chiuso nel giro di pochi anni. Sapendolo prima, il cliente avrebbe potuto avere un comportamento diverso. Ad esempio, non acquistare monete virtuali o acquistarne di meno. Fermo restando che non esiste, a oggi, una norma che imponga il rimborso automatico di valute virtuali quando un gioco cessa di esistere.

Dunque una possibile strada è segnalare ad Antitrust l’accaduto, nel tentativo di far partire almeno un procedimento che accerti cosa stia succedendo. A volte, ricorda Pisanò, l’autorità di un Paese può fare da capofila di un’azione comune, in cui anche altre antitrust europee possano dire la loro. Bisogna ricordare però che un provvedimento di Antitrust, anche se dovesse riconoscere il torto di Amazon, non produrrebbe effetti diretti per il consumatore. In pratica, Antitrust non può obbligare un’azienda a rimborsare. Anche se a volte le società sono le prime a impegnarsi di farlo, nel tentativo di evitare la sanzione.

La seconda possibilità è il Procedimento europeo per le controversie di modesta entità, una procedura più rapida e semplice della causa in tribunale e che produce una sentenza esecutiva e non opponibile. “È certamente una strada percorribile, ma bisogna individuare la controparte, che non è detto sia Amazon in questo caso, perché bisogna muoversi nei confronti del venditore, non del produttore” spiega ancora la direttrice del Centro europeo del consumatore. Il videogioco infatti si poteva acquistare su PlayStation, Xbox e anche su Steam.

Repubblica ha contattato Amazon per un commento sulla vicenda, ma al momento della pubblicazione non abbiamo ricevuto risposta.

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