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Autovelox, arriva il decreto per sciogliere il nodo dell’omologazione

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Il provvedimento stabilisce le procedure per omologare, verificare e tarare i dispositivi “bocciati” dalla Cassazione nel 2024. Restano le limitazioni previste un anno fa: niente autovelox senza l’ok del Prefetto
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Alla fine, il decreto sugli autovelox è arrivato. Molto atteso dalle amministrazioni comunali, forse un po’ meno dagli automobilisti ma, in ogni caso, il provvedimento emanato dal ministero dei Trasporti (Mit) contribuirà a mettere ordine nella giungla dei dispositivi non omologati che, nel 2024, portò la Cassazione ad annullare una pioggia di multe. Anche per questo nel 2025 gli incassi dei Comuni sono diminuiti di quasi il 9%.

Come omologare i dispositivi

Il principale scopo del decreto è quello di definire le procedure necessarie per omologare, verificare e tarare sia la prima volta che periodicamente i dispositivi autovelox. In pratica, i Comuni ora sanno cosa fare esattamente per poter piazzare sulle strade autovelox che operino in maniera corretta. “In questo modo - si legge sulla nota del Mit - si assicura in quadro regolatorio idoneo a superare le criticità applicative emerse nel tempo e a garantire l’affidabilità di misura degli strumenti, la tracciabilità delle operazioni te…

Alla fine, il decreto sugli autovelox è arrivato. Molto atteso dalle amministrazioni comunali, forse un po’ meno dagli automobilisti ma, in ogni caso, il provvedimento emanato dal ministero dei Trasporti (Mit) contribuirà a mettere ordine nella giungla dei dispositivi non omologati che, nel 2024, portò la Cassazione ad annullare una pioggia di multe. Anche per questo nel 2025 gli incassi dei Comuni sono diminuiti di quasi il 9%.

Come omologare i dispositivi

Il principale scopo del decreto è quello di definire le procedure necessarie per omologare, verificare e tarare sia la prima volta che periodicamente i dispositivi autovelox. In pratica, i Comuni ora sanno cosa fare esattamente per poter piazzare sulle strade autovelox che operino in maniera corretta. “In questo modo - si legge sulla nota del Mit - si assicura in quadro regolatorio idoneo a superare le criticità applicative emerse nel tempo e a garantire l’affidabilità di misura degli strumenti, la tracciabilità delle operazioni tecniche e la solidità giuridico-amministrativa degli accertamenti conseguenti al loro impiego”.

Le cause degli automobilisti

Quest’ultimo punto è uno dei più delicati. Dal 2024 a oggi, i giudici di Pace ma anche la stessa Cassazione sono stati subissati di contenziosi tra Comuni e automobilisti multati. In molti casi le amministrazioni sostenevano che la sanzione fosse legittima perché l’autovelox, pur non omologato, era stato approvato. Ma i giudici di piazza Cavour hanno fatto chiarezza anche su questo, sostenendo che l’approvazione non basta se non ci sono state procedure tecniche e verifiche periodiche sul corretto funzionamento del dispositivo. Il decreto approvato nelle scorse ore fornisce, finalmente, informazioni certe su cosa fare per rimettere in pista gli autovelox “incriminati”.

Stop agli autovelox selvaggi

In ogni caso, moltissimi autovelox non potranno più essere piazzati dove si trovavano in origine, e comunque non a piacimento dei Comuni. Perché il decreto del Mit del giugno 2025 ha fissato limiti più stringenti. Anzitutto, bisognerà provare che la strada sia ad alto tasso di incidentalità e ottenere il via libera del Prefetto. E a seconda del tipo di strada in cui verranno installati, bisognerà rispettare distanze minime tra un dispositivo e l’altro

“I Comuni non avranno più scuse e se vorranno continuare a utilizzare gli autovelox sul proprio territorio dovranno adeguarsi ai nuovi criteri sull’omologazione indicati dal decreto del Mit” commenta Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti. Melluso ricorda che la procedura prevista dal nuovo decreto riguarda gli apparecchi approvati prima del 2017 e che gli enti locali e produttori, già in possesso della documentazione richiesta dal decreto “potranno seguire una procedura semplificata, inviando i documenti integrativi al Mit, il quale entro 60 giorni dovrà esprimersi e dare il via libera all’omologazione”.

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