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Giustizia, sezioni “digitali” specializzate nei tribunali: la proposta di legge Pd

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Il disegno di legge depositato in Senato punta a superare il gap di competenze che scontano molti giudici italiani. L’idea è di inserirle nei tribunali che già dispongono di una sezione ad hoc su impresa e proprietà industriale e intellettuale
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Software difettosi, dati persi, campagne pubblicitarie bloccate sui social, contenuti diffamatori online, controversie legate all'intelligenza artificiale. Sempre più spesso le aule dei tribunali devono affrontare cause che nascono da servizi e tecnologie digitali. Questa mole di cause, però, spesso non trova giudici in grado di gestirle in modo adeguato. E spesso anche i consulenti tecnici mostrano diverse lacune. Con il rischio di arrivare a decisioni scorrette.

Sezioni specializzate in materia digitale

Per affrontare la questione, è stato depositato pochi giorni fa in Senato un disegno di legge che punta a istituire sezioni specializzate in materia digitale presso tribunali e corti d'appello. Il testo è stato depositato dal senatore Nicola Irto (Partito democratico) ed è stato elaborato da Antonino Polimeni, avvocato specializzato in diritto delle tecnologie e fondatore dello studio Polimeni.Legal.

Le nuove sezioni sarebbero composte da magistrati con specifiche competenze nel diri…

Software difettosi, dati persi, campagne pubblicitarie bloccate sui social, contenuti diffamatori online, controversie legate all'intelligenza artificiale. Sempre più spesso le aule dei tribunali devono affrontare cause che nascono da servizi e tecnologie digitali. Questa mole di cause, però, spesso non trova giudici in grado di gestirle in modo adeguato. E spesso anche i consulenti tecnici mostrano diverse lacune. Con il rischio di arrivare a decisioni scorrette.

Sezioni specializzate in materia digitale

Per affrontare la questione, è stato depositato pochi giorni fa in Senato un disegno di legge che punta a istituire sezioni specializzate in materia digitale presso tribunali e corti d'appello. Il testo è stato depositato dal senatore Nicola Irto (Partito democratico) ed è stato elaborato da Antonino Polimeni, avvocato specializzato in diritto delle tecnologie e fondatore dello studio Polimeni.Legal.

Le nuove sezioni sarebbero composte da magistrati con specifiche competenze nel diritto civile e commerciale applicato al digitale, e si affiancherebbero a quelle già esistenti in materia di impresa, senza sovrapposizioni di competenza. Il compito di formare sempre più toghe e prepararle all’ondata di contenziosi digitali dovrebbe spettare alla Scuola superiore della magistratura. Polimeni, che da anni si occupa di questi temi, ha toccato il problema con mano. “Nove volte su dieci mi trovo in difficoltà a spiegare al giudice i fatti alla base della vicenda giudiziaria. E circa la metà delle volte il giudice non comprende il problema e finisce per decidere su un oggetto del giudizio diverso da quello reale”, spiega.

Il tema non riguarda soltanto le grandi aziende tecnologiche. Oggi gran parte delle imprese - compresi hotel, ristoranti e botteghe - utilizza strumenti digitali per svolgere la propria attività: siti web, piattaforme cloud, campagne pubblicitarie online, social network, sistemi di gestione dei dati e, sempre più spesso, applicazioni di intelligenza artificiale.

Perché le figure tecniche non bastano

“Ci sono realtà che vivono grazie alle inserzioni online o alle piattaforme digitali”, osserva Polimeni. “Quando una campagna pubblicitaria viene bloccata o un servizio informatico non funziona come dovrebbe, per il giudice può essere difficile comprendere la natura del rapporto contrattuale e le conseguenze economiche che ne derivano”.

Per aiutare i giudici a districarsi in materie a loro - più o meno - oscure ci sono però i consulenti tecnici. L’avvocato spiega tuttavia che, molte volte, neanche questa figura riesce a essere risolutiva. E alla base c’è sempre il tema delle competenze. “Proprio perché il giudice fatica a capire l’oggetto della controversia, può capitare che nomini un professionista preparato, ma su altri ambiti. Mi è capitato che, per una causa relativa a un furto di dati, sia stato nominato un ingegnere ambientale. E spesso il giudice, consapevole dei suoi limiti, tende a delegare tutto al consulente, anche questioni di diritto”.

La proposta non prevede l'istituzione di nuovi tribunali speciali. Inserendo le sezioni digitali nelle stesse sedi che già ospitano sezioni specializzate in materia di impresa e proprietà industriale e intellettuale “non si inventerebbe nulla di nuovo -, sottolinea Polimeni, - ma si replicherebbe un modello che esiste già e ha funzionato”.

Se approvata, la riforma farebbe dell'Italia il primo Paese Ue a dotarsi di sezioni giudiziarie dedicate esclusivamente al contenzioso digitale civile e commerciale. A livello internazionale esistono già esperienze simili. Nel Regno Unito opera la Technology and construction court, mentre in Cina sono attive da anni le Internet court di Hangzhou, Pechino e Guangzhou. Dal marzo 2026 anche Singapore ha istituito una sezione specializzata dell'High court dedicata alle controversie dell'economia digitale, comprese quelle relative all'intelligenza artificiale e agli smart contract.

Il disegno di legge è stato depositato in Senato e si trova ancora nelle fasi preliminari dell'iter parlamentare. Dunque ci sarà da aspettare per capire l’esito: al momento non risultano assegnazioni alle commissioni competenti e il testo non è ancora stato calendarizzato per la discussione in aula.

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