Due genitori di Ivrea, coinvolti in una separazione altamente conflittuale, sono i protagonisti di un emblematico caso di cronaca giudiziaria; il padre lascia il figlio undicenne a casa, per andare a fare una passeggiata di una ventina di minuti con la nuova compagna; il figlio telefona alla madre che gli suggerisce di chiamare le forze dell’Ordine. Risultato: entrambi rinviati a giudizio per abbandono di minore; l’uomo per avere lasciato solo il figlio, la donna per non essersi precipitata a recuperarlo.
D’altra parte, il nostro codice penale punisce con la reclusione da 6 mesi a 5 anni, il genitore che abbandona un minore infraquattordicenne; il ché è anche logico se l’abbandonato è in tenera età, ma cosa succede per i c.d. grand-enfants, cioè per tutti gli adolescenti e preadolescenti dotati di un minimo di raziocinio? L’interpretazione dei Giudici in questi casi è saggiamente prudente; occorrerà valutare, caso per caso, se il distacco materiale abbia creato una situazione di pericolo, anche solo potenziale, per l’incolumità del figlio, basandosi su una serie di indici: durata del distacco, età e capacità di discernimento del figlio e il suo grado di autonomia, pericoli del luogo in cui viene lasciato. Insomma, un conto è lasciare un bambino di 4 anni in cucina con il latte sul fuoco per andare a fare la spesa; un altro è allontanarsi di qualche centinaio di metri per 10 minuti da un figlio di 10/12 anni in un casa senza pericoli, dotandolo di cellulare e conscio, ad esempio del numero da chiamare per ogni emergenza.
Come andrà a finire questa vicenda non è certo (il padre è imputato anche di lesione per aver dato , in altra occasione, un ceffone al figlio). Risulta però già questo ragazzino, oggi quindicenne, non vuole più vedere, da tempo, il padre che nella sua testa di adolescente ha probabilmente assunto i contorni dell’orco cattivo che lo ha abbandonato facendogli rischiare chissà cosa.
*Comitato Scientifico de Il Familiarista di Giuffrè Editore
D’altra parte, il nostro codice penale punisce con la reclusione da 6 mesi a 5 anni, il genitore che abbandona un minore infraquattordicenne; il ché è anche logico se l’abbandonato è in tenera età, ma cosa succede per i c.d. grand-enfants, cioè per tutti gli adolescenti e preadolescenti dotati di un minimo di raziocinio? L’interpretazione dei Giudici in questi casi è saggiamente prudente; occorrerà valutare, caso per caso, se il distacco materiale abbia creato una situazione di pericolo, anche solo potenziale, per l’incolumità del figlio, basandosi su una serie di indici: durata del distacco, età e capacità di discernimento del figlio e il suo grado di autonomia, pericoli del luogo in cui viene lasciato. Insomma, un conto è lasciare un bambino di 4 anni in cucina con il latte sul fuoco per andare a fare la spesa; un altro è allontanarsi di qualche centinaio di metri per 10 minuti da un figlio di 10/12 anni in un casa senza pericoli, dotandolo di cellulare e conscio, ad esempio del numero da chiamare per ogni emergenza.
Come andrà a finire questa vicenda non è certo (il padre è imputato anche di lesione per aver dato , in altra occasione, un ceffone al figlio). Risulta però già questo ragazzino, oggi quindicenne, non vuole più vedere, da tempo, il padre che nella sua testa di adolescente ha probabilmente assunto i contorni dell’orco cattivo che lo ha abbandonato facendogli rischiare chissà cosa.
*Comitato Scientifico de Il Familiarista di Giuffrè Editore