Nelle cause familiari uno dei punti più controversi è sempre stato quello leagato alla prova del tradimento. L'avvento dei social network, ma soprattutto l'uso spesso incauto che i coniugi che si lasciano ne fanno, hanno cambiato lo scenario. Un tempo gli amanti clandestini si rifugiavano nei motel o si appartavano di notte. Oggi, invece, non sono infrequenti i casi di persone che, prese dall'ebrezza dell'apparire, postano fotografie che li ritraggono in ristoranti di lusso - magari seguite da una recensione su Tripadvisor - o impegnati in vacanze da sogno, con immancabile foto al tramonto su Istagram con una bottiglia di champagne sullo sfondo; così come capita che qualche status o tag sbagliato possano far sorgere più di un sospetto su eventuali relazioni extraconiugali.
La Rete non perdona ma soprattutto non dimentica. Se è praticamente impossibile risalire al momento in cui una fotografia è stata scattata, i social sono impietosi nel testimoniare che in quella data, a quell'ora si era in un determinato posto con una certa persona. Ed è così che gli screenshot sono diventati un ottimo strumento per provare l'addebito in una separazione o per aiutare a ricostruire il tenore di vita familiare (valido oggi solo per la separazione ma non per il divorzio).
Ma non sempre i post su Facebook o Instagram sono sufficienti. Proprio di recente due sentenze lo hanno ribadito a chiaramente: nel primo caso, affrontato dal Tribunale di Catania, erano state depositate nel fascicolo della causa le fotografie pubblicate ritraenti il marito abbracciato teneramente a un'altra donna; nel secondo caso, discusso dalla Corte d'appello di Palermo invece, la moglie accusata di tradimento, si era limitata ad accettare il cybercorteggiamento di un altro uomo. Entrambe le decisioni hanno precisato che le fotografie, gli status e i messaggi pubblici sui social network possono servire a livello indiziario, ma non bastano a ritenere comprovata una relazione adulterina.
Sia il marito catanese che la moglie palermitana l'hanno scampata. Rimane però necessario ribadire che un maggior rispetto della propria privacy e la consapevolezza che usare i social equivale a "mettere in piazza" la propria intimità e quella del proprio partner dovrebbero indurre a una maggior prudenza nella condivisione con gli estranei della propria vita. Il prezzo della vanità 2.0 può anche essere molto caro.
* Avvocato del Comitato Scientifico de Il Familiarista, portale interdisciplinare in materia di diritto di famiglia di Giuffrè Francis Lefebvre
La Rete non perdona ma soprattutto non dimentica. Se è praticamente impossibile risalire al momento in cui una fotografia è stata scattata, i social sono impietosi nel testimoniare che in quella data, a quell'ora si era in un determinato posto con una certa persona. Ed è così che gli screenshot sono diventati un ottimo strumento per provare l'addebito in una separazione o per aiutare a ricostruire il tenore di vita familiare (valido oggi solo per la separazione ma non per il divorzio).
Ma non sempre i post su Facebook o Instagram sono sufficienti. Proprio di recente due sentenze lo hanno ribadito a chiaramente: nel primo caso, affrontato dal Tribunale di Catania, erano state depositate nel fascicolo della causa le fotografie pubblicate ritraenti il marito abbracciato teneramente a un'altra donna; nel secondo caso, discusso dalla Corte d'appello di Palermo invece, la moglie accusata di tradimento, si era limitata ad accettare il cybercorteggiamento di un altro uomo. Entrambe le decisioni hanno precisato che le fotografie, gli status e i messaggi pubblici sui social network possono servire a livello indiziario, ma non bastano a ritenere comprovata una relazione adulterina.
Sia il marito catanese che la moglie palermitana l'hanno scampata. Rimane però necessario ribadire che un maggior rispetto della propria privacy e la consapevolezza che usare i social equivale a "mettere in piazza" la propria intimità e quella del proprio partner dovrebbero indurre a una maggior prudenza nella condivisione con gli estranei della propria vita. Il prezzo della vanità 2.0 può anche essere molto caro.
* Avvocato del Comitato Scientifico de Il Familiarista, portale interdisciplinare in materia di diritto di famiglia di Giuffrè Francis Lefebvre