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La tragedia del piccolo Daniele: cosa fare per proteggere i minori

Il recente caso di cronaca riaccende ila discussione su come impedire che si ripetano casi così drammatici: dall'importanza della formazione alla necessità che la tutela sia gestita da giudici e avvocati altamente specializzati, fino all'urgenza di riaprire il dibattito sull'affidamento condiviso
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La tragedia del piccolo Daniele, ucciso dal padre agli arresti domiciliari per un precedente episodio di violenza ai danni di un collega di lavoro, ha riaperto il dibattito sull’incapacità dello Stato di proteggere i figli di genitori separati; lungo è l’elenco delle vittime, tra le quali spicca sicuramente il piccolo Federico, ucciso dal padre durante un incontro svoltosi davanti ai servizi sociali, definito “protetto”, ma che di protetto evidentemente aveva ben poco. La matrice comune di molti di questi delitti è rappresentata dal richiamo al diritto del minore alla bigenitorialità: si assume infatti che il bambino ha il diritto, che si trasforma in dovere, di coltivare rapporti con ciascuno dei genitori (padri ma anche madri) anche se uno di essi è pericoloso.


Ai fan della bigenitorialità a ogni costo, fanno da contraltare gli ultras dell’antiviolenza, che vedono pericoli ovunque e spingono per la rottura d…

La tragedia del piccolo Daniele, ucciso dal padre agli arresti domiciliari per un precedente episodio di violenza ai danni di un collega di lavoro, ha riaperto il dibattito sull’incapacità dello Stato di proteggere i figli di genitori separati; lungo è l’elenco delle vittime, tra le quali spicca sicuramente il piccolo Federico, ucciso dal padre durante un incontro svoltosi davanti ai servizi sociali, definito “protetto”, ma che di protetto evidentemente aveva ben poco. La matrice comune di molti di questi delitti è rappresentata dal richiamo al diritto del minore alla bigenitorialità: si assume infatti che il bambino ha il diritto, che si trasforma in dovere, di coltivare rapporti con ciascuno dei genitori (padri ma anche madri) anche se uno di essi è pericoloso.


Ai fan della bigenitorialità a ogni costo, fanno da contraltare gli ultras dell’antiviolenza, che vedono pericoli ovunque e spingono per la rottura del rapporto genitore/figlio sulla base di un semplice sospetto o di un’accusa, per quanto sgangherata possa essere. E’ di pochi giorni fa la notizia di un padre cui è stato impedito per 5 anni di vedere la figlia, sulla base di una falsa accusa di violenza sessuale; per i servizi sociali, però, l’assoluzione non è stata sufficiente a fargli riabbracciare la bambina; a detta degli operatori la ripresa dei rapporti, dopo anni di interruzione, sarebbe stata scioccante per la piccola.
Si tratta di storture frutto di uno scontro ideologico che ha ormai invaso e conquistato i processi di separazione e affidamento, in cui il giudice preferisce abdicare al proprio ruolo di decisore e appalta le proprie scelte a consulenti esterni pubblici (i servizi sociali) o privati (i consulenti tecnici) che possono operare senza alcun tipo di controllo. Quando il velo del furore ideologico si stende sui processi, i fatti diventano irrilevanti, proprio perché letti sotto la lente di quello che pensa chi li analizza.


Esistono soluzioni per evitare il ripetersi di casi così drammatici? Nessuno può arrogarsi il diritto di proporre ricette magiche, anche se alcuni correttivi potrebbero rivelarsi di aiuto.
In primo luogo sarebbe opportuno che tutti gli operatori che si occupano di violenza siano debitamente formati: il riconoscimento del fenomeno è un compito difficilissimo che non può essere lasciato all’improvvisazione; oggi il rischio è la sottovalutazione (come nel caso del piccolo Daniele) oppure la sopravvalutazione (come nei casi in cui ai padri è impedito di vedere i figli in ragione di una mera accusa di violenza, con tanti saluti alla presunzione di innocenza).
In secondo luogo è necessario che la tutela dei minori sia gestita solo ed esclusivamente da giudici e avvocati altamente specializzati; la riforma del processo appena approvata va nella direzione giusta, ma entrerà a regime solo nel 2025.
Infine, è urgente riaprire il dibattito sull’affidamento condiviso, a 15 anni dalla sua introduzione: ferma restando l’importanza indiscutibile  per un bambino di continuare a godere della presenza continua di mamma e papà anche dopo la loro separazione, è necessario apportare correttivi normativi per bloccare quella deriva che, in nome della bigenitorialità a ogni costo, provoca tragedie.

 

* Alessandro Simeone è un avvocato membro del Comitato scientifico de Il Familiarista di Giuffré Francis Lefebvre