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Mio figlio maggiorenne ha diritto di fronte alla legge a essere mantenuto?

Io e mia moglie viviamo in casa di proprietà con nostro figlio di 28 anni laureato con master alla Bocconi regolarmente pagato. Oggi lavora in stage con una retribuzione di 900 euro, ma continua a pretendere il pagamento di benzina, cellulare, paghetta per i week-end e varie altre spese. Sono corrette le sue pretese? E se non lo sono come dobbiamo comportarci?
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Risponde l'avvocato Alessandro Simeone, comitato scientifico de Il Familiarista di Giuffrè Francis Lefebvre

Da un punto di vista giuridico direi proprio che le richieste di suo figlio – che forse sono capricci - non hanno alcun fondamento giuridico, anche considerando che vive ancora con voi e che non ha spese abitative (affitto, bollette, vitto, etc.). La questione, quindi, potrebbe essere rovesciata: lei e sua moglie potreste legittimamente chiedere al ragazzo un contributo spese mensile perché il figlio non ha solo diritti ma anche doveri, tra i quali quello di “provvedere, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia, finché convive con essa” (art. 315 bis codice civile).
Però è evidente che è meglio evitare un contenzioso giudiziario. Parlate con vostro figlio e spiegategli, anche per il suo bene, che il tempo dell’adolesce…
Risponde l'avvocato Alessandro Simeone, comitato scientifico de Il Familiarista di Giuffrè Francis Lefebvre

Da un punto di vista giuridico direi proprio che le richieste di suo figlio – che forse sono capricci - non hanno alcun fondamento giuridico, anche considerando che vive ancora con voi e che non ha spese abitative (affitto, bollette, vitto, etc.). La questione, quindi, potrebbe essere rovesciata: lei e sua moglie potreste legittimamente chiedere al ragazzo un contributo spese mensile perché il figlio non ha solo diritti ma anche doveri, tra i quali quello di “provvedere, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia, finché convive con essa” (art. 315 bis codice civile).
Però è evidente che è meglio evitare un contenzioso giudiziario. Parlate con vostro figlio e spiegategli, anche per il suo bene, che il tempo dell’adolescenza è finito, che lo avete messo nelle condizioni di spiccare il volo e che crescere vuol dire anche assumersi le proprie responsabilità.
Non vi serve, dunque, un avvocato, ma tanta pazienza e determinazione.