Il decreto Sostegni è in vigore da ieri. Tra le misure la cancellazione delle cartelle fino a 5.000 euro emesse nel periodo 2000-2010 per chi nel 2019 ha avuto un reddito fino a 30.000 euro. L'operazione, però, non entrerà nel vivo prima di giugno: le disposizioni attuative da parte del Ministero dell'economia e delle Finananze dovranno essere entro 30 giorni dalla data di conversione in legge del decreto, e il Parlamento ha 60 giorni si tempo per approvarlo. Di certo c'è che la cancellazione avverà d'ufficio, per cui non sarà necessario presentare nessuna domanda ma spetterà all'Agenzia delle entrate-Riscossione fare i controlli e annullare i debiti. Il governo infatti intende replicare la procedura del 2018 adottata allora per le cartelle fino a 1.000 euro.
Dall'Irpef all'Iva, dalle multe ai contributi
La cartelle che saranno cancellate sono quelle di ammontare complessivo fino a 5.000 euro, compresi interessi e sanzioni, affidate alla riscossione tra il 2000 2 il 2010. Il debito originario, quindi, può essere molto più basso, e la cartella via via aumentata di valore proprio per gli interessi, tanto più si va indietro nel tempo. Da cancellare non solo imposte ma anche multe e contributi, in quanto gli atti possono riguardare qualunque ente creditore, pubblico e privato, che sia ricorso all’utilizzo del sistema di riscossione. Escluso solo il recupero degli aiuti di Stato, i crediti derivanti da condanne della Corte dei conti, multe, ammende e sanzioni dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna; l'Iva riscossa all'importazione.
Il tetto di reddito
La cancellazione del debito, però, diversamente da quanto accaduto in passato sarà selettiva. Non riguarda, infatti, tutti i contribuenti ma esclusivamente i soggetti che hanno percepito redditi imponibili fino a 30.000 euro nel 2019. Sarà comunque il decreto del MEF a definire modalità e date dell’annullamento dei debiti.Tra le cartelle ammesse alla cancellazione anche quelle per le quali è stata richiesta la rottamazione o il saldo e stralcio. Le norme attuative chiariranno in dettaglio cosa accade in questo caso per le rate eventualmente già pagate.
Nessun adempimento richiesto
In ogni caso nella relazione al decreto il governo fa riferimento all'analoga operazione di annullamento dei debiti fino a 1000 euro effettuata nel 2018, attuata senza alcuna necessità di presentare domande. Si potrà invece invece controllare direttamente nel proprio cassetto fiscale sul sito della Riscossione il risultato, una volta definiti i tempi e completata la procedura da parte dell'Agenzia .
I crediti in magazzino
L'operazione d'altra parte ha lo scopo di fare pulizia nel magazzino dei crediti fiscali cancellando quelli diventati ormai inesigibili sia per "anzianità", dato che si tratta di debiti in molti casi di 20 anni fa, sia perché relativi a soggetti falliti o deceduti o a ditte cessate. La mole è veramente impressionante. Secondo i dati del direttore dell'Agenzia Ruffini, attualmente il carico residuo contabile è di 986,7 miliardi, anche se il magazzino netto, ossia quello dei crediti realmente recuperabili, è pari a solo 74 miliardi. Nel 2018 l’annullamento automatico o ha determinato una riduzione del magazzino di circa 32,2 miliardi di euro, pari a circa il 3,5% del carico residuo contabile. Più consistente l'impatto in termini di singoli crediti annullati: il numero delle partite annullate è stato di oltre 123 milioni, pari a quasi il 40% degli oltre 309 milioni di singoli crediti ancora in essere alla data del provvedimento.
Ne resta comunque ancora una montagna. Per questo nel decreto Sostegni si gettanno le basi per la complessiva riforma del sistema della riscossione che dovrà consentire all'Agenzia di concentrare gli sforzi sulle somme realmente recuperabili.