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Liti pendenti con il Fisco, nuovo modello e calendario per mettersi in regola

Scadenza spostata al 30 settembre dal decreto Bollette: è stata di conseguenza aggiornata la piattaforma. Le novità
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Pronto il nuovo modello di domanda per chiudere in via agevolata le liti pendenti con il Fisco. Con la sanatoria si pagano solo i tributi contestati, senza l’aggiunta di sanzioni e interessi. Aggiornata anche la piattaforma per la trasmissione telematica delle domande, per tener conto della proroga della scadenza per la presentazione, che è stata spostata al 30 settembre dal decreto Bollette. Il decreto ha previsto inoltre la possibilità di allungare il numero di rate di pagamento fino ad un massimo di 54.

Le liti interessate

Possono essere definite le controversie di fronte ai giudici tributari in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, in ogni stato e grado del giudizio. Si considerano pendenti le liti il cui atto introduttivo del giudizio in primo grado è stato notificato entro il 1° gennaio di quest’anno e per le quali, alla data di presentazione della domanda, il processo non si è ancora concluso con una sentenza definitiva. L’importo dovuto per chiudere la lite varia a seconda del …

Pronto il nuovo modello di domanda per chiudere in via agevolata le liti pendenti con il Fisco. Con la sanatoria si pagano solo i tributi contestati, senza l’aggiunta di sanzioni e interessi. Aggiornata anche la piattaforma per la trasmissione telematica delle domande, per tener conto della proroga della scadenza per la presentazione, che è stata spostata al 30 settembre dal decreto Bollette. Il decreto ha previsto inoltre la possibilità di allungare il numero di rate di pagamento fino ad un massimo di 54.

Le liti interessate

Possono essere definite le controversie di fronte ai giudici tributari in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, in ogni stato e grado del giudizio. Si considerano pendenti le liti il cui atto introduttivo del giudizio in primo grado è stato notificato entro il 1° gennaio di quest’anno e per le quali, alla data di presentazione della domanda, il processo non si è ancora concluso con una sentenza definitiva. L’importo dovuto per chiudere la lite varia a seconda del grado di giudizio e dell’eventuale vittoria delle Entrate.

Quanto si paga per chiudere la lite

In dettaglio si deve pagare un importo pari al 100% delle imposte contestate, ma senza sanzioni e interessi, se l’Agenzia è vincitrice nell’ultima o unica pronuncia depositata al 1° gennaio 2023 o quando, a quella data, il contribuente ha notificato il ricorso all’ufficio ma non si è costituito in giudizio. Se il ricorso è pendente in primo grado ma non è stata ancora depositata la sentenza o pende il giudizio di rinvio, pace è fatta con il pagamento del 90% del valore della lite.

Quando invece l’Agenzia ha perso si deve pagare il  40% del valore in primo grado o il 15% del valore in secondo grado.

Le liti aperte in Cassazione nelle quali il Fisco ha perso in tutti i precedenti gradi di giudizio, possono essere chiuse con il versamento del 5% del valore.

Infine, per mettere fine alle liti riguardanti esclusivamente sanzioni non collegate al tributo occorre versare il 15% del valore della controversia se l’Agenzia ha perso nei precedenti gradi di giudizio, o il 40% negli altri casi.

Domande distinte per ogni causa

Per sanare si deve presentare, entro il 30 settembre prossimo, una  domanda di definizione per ciascuna lite, ossia relativa al singolo atto impugnato.

Entro lo stesso termine va versato l’importo dovuto oppure, in caso di pagamento dilazionato, la prima rata. La rateizzazione è ammessa quando l’importo a debito supera i 1000 euro. Previsto un massimo di 20 rate di pari importo con una cadenza trimestrale, per le rate successive alle prime tre, oppure in un numero massimo di 54 con cadenza mensile dopo per prime tre. Le prime tre rate in entrambi i casi vanno pagate entro  30 settembre, 31 ottobre,  20 dicembre.

Per le rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali a partire dal giorno di pagamento della prima rata.

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