Dall’abbigliamento agli oggetti di arte o antiquariato; dalle bollette ai medicinali; dall’argenteria alle spese del mutuo o per il telefono; dalle cene fuori casa agli abbonamenti pay-tv, alle spese per barbieri, istituti di bellezza, giochi e addirittura il mantenimento di un cavallo. Sono alcune delle voci contenute nell’allegato al decreto del 7 maggio, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di lunedì 20 con la firma del viceministro Maurizio Leo, che dettaglia su quali spese il Fisco si concentrerà per verificare che il reddito dei contribuenti sia coerente con il loro stile di vita. Si aggiorna dunque il “Redditometro”, lo strumento che dovrebbe consentire di risalire da un fatto certo (una spesa effettuata da una persona fisica) a uno incerto (la presenza di un reddito superiore a quello dichiarato).
Forza Italia: “Sempre contro”. Lega: “Da sempre critici”
Uno strumento che riapre però una crepa nella maggioranza, a pochi giorni dalla spaccatura sul Superbonus: "Forza Italia è sempre stata contro il redditometro", fanno sapere fonti del partito azzurro manifestando perplessità sulla misura. Si accoda alle critiche la Lega. "Mi sembra di capire che sia un provvedimento fatto dal viceministro Leo quindi chiedete a FdI", dice all’Ansa il capogruppo del Carroccio in Senato, Massimiliano Romeo. "La trovo solo un pò strana come proposta, perché noi del centrodestra siamo stati sempre stati critici su questi strumenti", ha aggiunto il senatore. Replica immediata da Fratelli d’Italia: "Non credo sia una svolta epocale”, dice il presidente della commissione Finanze, Marco Osnato. “È un aggiornamento di alcuni parametri. Non annacqua né intacca la riforma fiscale né l'atteggiamento del governo Meloni"
La difesa di Leo: “Così più tutele”
Lo stesso Leo – che ha concordato con la Presidenza del Consiglio di relazionare al prossimo Cdm in materia – fa presente che “il centrodestra è sempre stato contrario al meccanismo del ‘redditometro’ introdotto nel 2015 dal Governo Renzi”. Accostamento che non piace a Italia Viva, che subito precisa come lo strumento risalga al 1992 e che quello avvenuto nel 2015 è stato soltanto un suo aggiornamento, con l’eliminazione del riferimento alle medie Istat per calcolare le spese congrue dei contribuenti. Per Leo, l’ultimo decreto con la sua firma “fissa dei paletti precisi a garanzia del contribuente”.
Risalire al reddito presunto
Ma su cosa si discute, in concreto? Il Redditometro punta proprio a risalire al reddito presunto dei contribuenti. Per questo, passerà al setaccio i redditi dal 2016 (ma si tratta del 2018, considerando la prescrizione) in avanti. Il decreto Dignità del 2018 aveva congelato e rimandato a un decreto successivo la definizione del “contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva”, senza smontare in toto l’accertamento sintetico ovvero quell’accertamento attraverso il quale “l'amministrazione finanziaria determina il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso di un periodo d’imposta”, spiega la stessa amministrazione.
Le informazioni sotto la lente del Fisco
Il nuovo provvedimento di Leo indica "le informazioni utilizzabili per determinare gli elementi indicativi di capacità contributiva presenti negli archivi in possesso dell'amministrazione finanziaria". Così si procederà alla “determinazione sintetica del reddito” sulla base delle spese presuntivamente attribuibili al contribuente o – in assenza di dati in anagrafe tributaria su queste uscite – sulla base di soglie minime di spesa per restare sopra la soglia di povertà assoluta, indicata dall’Istat, e tenendo in considerazione la composizione delle famiglie. In pratica, in assenza di dati certi si presume una certa soglia di spesa.
Il lungo elenco allegato al provvedimento parte dai consumi di generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature. Si prendono poi in considerazione le spese per il mutuo o per pagare l'affitto, l'eventuale canone per il leasing immobiliare e le relative spese per pagare acqua e condominio e anche le spese per la manutenzione o per eventuali agenti immobiliari. Quasi tutti gli investimenti sono presi in esame: dalle azioni ai francobolli. Ci sono poi le spese per combustibili ed energia.
L'amministrazione potrà prendere in esame anche se si è in possesso o meno di un riscaldamento centralizzato. Ma anche la lavatrice nuova potrebbe rientrare: saranno infatti verificate anche le spese per mobili, elettrodomestici e servizi per la casa. Non sfuggono neanche i collaboratori domestici e altri beni e servizi per la casa (biancheria, detersivi, pentole, lavanderia e riparazioni).
Poi le spese per la sanità a partire da medicinali e visite mediche.
Altro capitolo è quello dei trasporti: si prenderanno in considerazione ai fini del reddito presunto le spese per assicurazione per la responsabilità civile, incendio e furto per auto, moto, caravan, camper, minicar e anche il pagamento del bollo. Lo stesso sarà per aerei e natanti insieme ai costi di manutenzione (pezzi di ricambio, ad esempio). Rientrano anche le spese per tram, autobus, taxi e altri trasporti.
Anche un nuovo cellulare e le relative bollette potranno essere all'esame insieme alle spese per l'istruzione. In questo caso si terrà conto di quelle per libri scolastici, tasse scolastiche, rette e simili per: asili nido, scuola per l'infanzia, scuola primaria, scuola secondaria, corsi di lingue straniere, corsi universitari, tutoraggio, corsi di preparazione agli esami, scuole di specializzazione, master. E non sfuggono neanche i soggiorni di studio all'estero o gli affitti degli universitari.
Per il tempo libero, cultura e giochi si verificheranno le spese per: giochi e giocattoli, radio, televisione, hi-fi, computer, libri non scolastici, giornali e riviste, dischi, cancelleria, abbonamenti radio, televisione ed internet, lotto e lotterie, piante e fiori, riparazioni radio, televisore, computer. Non sfuggono gli abbonamenti pay-tv, le attività sportive e i cavalli: in questo caso si presume una spesa per cavallo mantenuto in proprio di 5 euro per il numero dei giorni di possesso risultanti in Anagrafe tributaria, 10 euro per cavallo a pensione. Si guarda anche agli animali domestici con relative spese veterinarie. Il lungo elenco comprende poi: gli assegni al coniuge, la bigiotteria, il barbiere-parrucchiere.
Se il Fisco dovesse poi dare seguito ad accertamenti, il contribuente potrà dimostrare che eventuali spese sono state sostenute grazie a redditi diversi o esenti relativamente al periodo d’imposta oggetto d’attenzione, oppure attraverso risparmi del passato.