Mamme lavoratrici, con il taglio dei contributi benefici fino a 1.700 euro. Ecco come funziona
Sgravi in arrivo, in busta paga, per le lavoratrici madri. La Manovra prevede infatti per il triennio 2024-2026 un esonero dai contributi a favore delle lavoratrici – pubbliche e private - che abbiamo tre o più figli e con almeno un minore. Solo per il 2024, l’esonero va anche alle lavoratrici con due figli, finché il più piccolo compie dieci anni. E’ previsto un massimale di 3mila euro.
Alcune precisazioni sulla platea. Si parla di lavoratrici a tempo indeterminato, quindi lo sgravio contributivo va ad escludere molte zone di lavoro più precario, dove forse ci sarebbe maggior bisogno di sostegno. Nell’audizione dell’Istat sulla Manovra, si capisce come questo operi tagliando la platea. Le lavoratici dipendenti con due figli con almeno uno di età inferiore ai 10 anni sono 738mila, mentre quelle con tre o più figli con almeno uno di età inferiore ai 18 anni sono 280mila, spiegano infatti gli statistici. Per aggiungere: “Il collettivo si restringe se si considerano solo le madri lavorat…
Sgravi in arrivo, in busta paga, per le lavoratrici madri. La Manovra prevede infatti per il triennio 2024-2026 un esonero dai contributi a favore delle lavoratrici – pubbliche e private - che abbiamo tre o più figli e con almeno un minore. Solo per il 2024, l’esonero va anche alle lavoratrici con due figli, finché il più piccolo compie dieci anni. E’ previsto un massimale di 3mila euro.
Alcune precisazioni sulla platea. Si parla di lavoratrici a tempo indeterminato, quindi lo sgravio contributivo va ad escludere molte zone di lavoro più precario, dove forse ci sarebbe maggior bisogno di sostegno. Nell’audizione dell’Istat sulla Manovra, si capisce come questo operi tagliando la platea. Le lavoratici dipendenti con due figli con almeno uno di età inferiore ai 10 anni sono 738mila, mentre quelle con tre o più figli con almeno uno di età inferiore ai 18 anni sono 280mila, spiegano infatti gli statistici. Per aggiungere: “Il collettivo si restringe se si considerano solo le madri lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato: quelle con due figli con almeno uno di età inferiore ai 10 anni sono 624mila, mentre quelle con tre o più figli con almeno uno di età inferiore ai 18 anni sono 228mila”.
Un’altra categoria da escludere, è quella delle donne con rapporto di lavoro domestico. Ecco allora che “il numero scende rispettivamente a 600mila e 214mila. Insieme, esse rappresentano il 27,8% delle madri lavoratrici dipendenti con almeno un figlio minore, il 10,0% delle donne lavoratrici dipendenti e l’8,4% delle donne occupate”.
Ma quanto vale, in busta paga, la misura? Bisogna ricordare che l’anno prossimo scatterà anche il taglio generalizzato al cuneo contributivo, o meglio verrà confermato quello attuale che premia con 6 punti di sgravio i lavoratori fino a 35mila euro di reddito annuo, potenziato al 7 per cento per chi sta entro 25mila euro. Sul calcolo dei benefici, torna utile l’audizione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Autorità indipendente dei conti pubblici. L’Upb calcola che nel complesso “le lavoratrici madri con figli beneficeranno di una riduzione di contributi di circa 1,5 miliardi”, che però si deve per poco più della metà (790 milioni) al taglio al cuneo contributivo generalizzato. La parte restante delle risorse arriva proprio dalla misura specifica per le madri: “L’intervento specifico per le madri è per circa il 57 per cento a vantaggio delle lavoratrici con meno di 35.000 euro e per il restante 43 per cento è invece destinato a lavoratrici con retribuzioni superiori”, spiega l’Upb.
In pratica, simula l’Ufficio, l’effetto composto dei due interventi comporta che le lavoratrici non pagheranno contributi fino a una retribuzione di circa 32.600 euro. Oltre tale soglia scatta il massimale, e in pratica scatta l’aliquota contributiva sul reddito eccedente: “A 65.000 euro di retribuzione, si pagherebbe la metà dei contributi dovuti a legislazione vigente”. Significa che “in corrispondenza di una retribuzione di circa 65.000 euro l’aliquota contributiva effettiva è pari alla metà dell’aliquota legale”.
La minore contribuzione a carico del lavoratore genera, per altro, un maggior gettito Irpef che in parte compensa i costi delle minori entrate contributive: l’Autorità stima un costo per l’erario della decontribuzione specifica per le lavoratrici madri nel 2024 al netto della maggiore Irpef e addizionali locali di circa 450 milioni. Se si guarda dunque al beneficio al netto delle imposte “cresce progressivamente fino ad attestarsi su circa 1.700 euro, raggiunti in prossimità della retribuzione lorda di 27.500 euro, valore che resta pressoché costante per le retribuzioni superiori”.