Bonus mamme lavoratrici, l’Inps sblocca la circolare per la decontribuzione
di Raffaele RicciardiMILANO – Passo in direzione dello scongelamento della decontribuzione per le madri lavoratrici, introdotta dalla legge di Bilancio per il 2024 ma finita nel congelatore in assenza delle istruzioni operative da parte dell’Inps.
Passato il cedolino di gennaio senza vedere il bonus, l’Istituto – che nei giorni scorsi aveva tranquillizzato sul fatto che il dovuto sarebbe comunque stato recuperato – ha licenziato la relativa circolare. L’Inps ricorda che la Manovra ha previsto il “Bonus mamme”: l’esonero della contribuzione previdenziale, fino a un massimo di 3.000 euro annui da riparametrare su base mensile, per le lavoratrici (9,19% della retribuzione) che hanno almeno tre figli a carico.
Dice infatti la norma, ricordata dalla circolare: “Per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026 alle lavoratrici madri di tre o più figli con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ad esclusione dei rapporti di lavoro domestico, è riconosciuto un esonero del 100 per cento…
MILANO – Passo in direzione dello scongelamento della decontribuzione per le madri lavoratrici, introdotta dalla legge di Bilancio per il 2024 ma finita nel congelatore in assenza delle istruzioni operative da parte dell’Inps.
Passato il cedolino di gennaio senza vedere il bonus, l’Istituto – che nei giorni scorsi aveva tranquillizzato sul fatto che il dovuto sarebbe comunque stato recuperato – ha licenziato la relativa circolare. L’Inps ricorda che la Manovra ha previsto il “Bonus mamme”: l’esonero della contribuzione previdenziale, fino a un massimo di 3.000 euro annui da riparametrare su base mensile, per le lavoratrici (9,19% della retribuzione) che hanno almeno tre figli a carico.
Dice infatti la norma, ricordata dalla circolare: “Per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026 alle lavoratrici madri di tre o più figli con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, ad esclusione dei rapporti di lavoro domestico, è riconosciuto un esonero del 100 per cento della quota dei contributi previdenziali per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore fino al mese di compimento del diciottesimo anno di età del figlio più piccolo, nel limite massimo annuo di 3.000 euro riparametrato su base mensile”.
Per il 2024, in via sperimentale, il bonus è attribuito anche in presenza di due figli a carico. Anche in questo caso, con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, a esclusione dei rapporti di lavoro domestico, ma fino al mese del compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo.
L’agevolazione riguarda tutte le dipendenti del settore pubblico e privato (anche agricolo, in somministrazione e in apprendistato) con contratto a tempo indeterminato. Sono escluse invece le lavoratrici domestiche. Le madri, in possesso dei requisiti a gennaio 2024, hanno diritto all’esonero dallo stesso mese di gennaio. Se la nascita del secondo figlio interviene in corso d’anno, il bonus sarà riconosciuto dal mese di nascita fino al compimento del decimo anno del bambino.
Nel 2025 e nel 2026, invece, il beneficio è assegnato dalla nascita del terzo figlio e si conclude con il compimento del diciottesimo anno dell’ultimo figlio.
L’Ufficio parlamentare di Bilancio, in audizione sulla Manovra, aveva fatto un esercizio di microsimulazione degli effetti della decontribuzione ad hoc per le madri, unita alla conferma generalizzata del taglio del cuneo. “Nel complesso le lavoratrici madri con figli beneficeranno di una riduzione di contributi di circa 1,5 miliardi, per poco più della metà (790 milioni) dovuti alla decontribuzione generalizzata e per la restante parte alla misura specifica”, concludeva. Mentre il taglio al cuneo interviene sotto i 35mila euro di reddito, “l’intervento specifico per le madri è per circa il 57 per cento a vantaggio delle lavoratrici con meno di 35.000 euro e per il restante 43 per cento è invece destinato a lavoratrici con retribuzioni superiori”.