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Aziende che non trovano, dipendenti insoddisfatti. Il cortocircuito del lavoro

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Secondo la ricerca di Hays, mentre le società lamentano la carenza di competenze e personale, sei su dieci sono insoddisfatti perché non riescono a crescere. Non basta il recupero delle buste paga: +3,7% nel 2024 Il calcolatore dello stipendio giusto
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MILANO – Le aziende intendono assumere, in gran quantità. Dicono che la carenza di competenze e la difficoltà a trattenere il personale sono i principali ostacoli per la crescita delle imprese stesse. Però i lavoratori vedono poche possibilità di svilupparsi, chances esigue che la propria carriera possa prendere il volo. E le loro buste paga, che pure un po’ sono cresciute, restano insoddisfacenti. Così sono disposti a fare armi e bagagli, per un aumento di stipendio (magari variabile) ma anche per ricercare progetti più stimolanti.

E’ la contraddizione di fondo che emerge a leggere la Salary Guide di Hays, gruppo del recruiting quotato alla Borsa di Londra, presentata in mattinata. “Emerge una situazione complessa e ricca di sfide –…

MILANO – Le aziende intendono assumere, in gran quantità. Dicono che la carenza di competenze e la difficoltà a trattenere il personale sono i principali ostacoli per la crescita delle imprese stesse. Però i lavoratori vedono poche possibilità di svilupparsi, chances esigue che la propria carriera possa prendere il volo. E le loro buste paga, che pure un po’ sono cresciute, restano insoddisfacenti. Così sono disposti a fare armi e bagagli, per un aumento di stipendio (magari variabile) ma anche per ricercare progetti più stimolanti.

E’ la contraddizione di fondo che emerge a leggere la Salary Guide di Hays, gruppo del recruiting quotato alla Borsa di Londra, presentata in mattinata. “Emerge una situazione complessa e ricca di sfide – commenta in una nota Carlos Manuel Soave, Managing Director di Hays Italia – Da un lato, è incoraggiante vedere che l'81% delle aziende sia pronto ad assumere. Tuttavia, la bassa soddisfazione dei lavoratori e la loro propensione a cambiare lavoro indicano la necessità di un ripensamento delle strategie aziendali”.

L’andamento degli stipendi

La ricerca offre intanto un assaggio di come sono andate le buste paga nel 2024: si è assistito a un recupero del potere d’acquisto, considerando che le retribuzioni in generale sono salite del 3,7% mentre la media dei prezzi censita dall’Istat è del +1%. Lo stipendio medio annuo lordo (RAL) dei colletti bianchi è indicato intorno ai 56.000 euro, con ovvie ma significative gradazioni seconda delle posizioni: Junior/Specialist (35.000), Senior Specialist/Coordinator (58.000), Manager (70.000), Director (78.000) e C-Level (98.000). Tra i settori più remunerativi si indicano Life Sciences con una RAL media di circa 71.700 euro e Banking con una RAL media di circa 69.800.

Buste paga che risalgono, dunque, ma resta alta l’insoddisfazione. Per guadagnare di più la strada principale è quella di cambiare azienda. Secondo molti lavoratori (57%) l’attuale stipendio non è adeguato alle responsabilità che ricoprono e oltre 4 professionisti su 10 (43%) continuano a essere insoddisfatti della propria situazione economica. Più della metà del campione intervistato non ha ricevuto alcun aumento retributivo e per il 2025 il 63% non si aspetta un incremento. I più fortunati, invece, hanno visto crescere la busta paga principalmente perché hanno cambiato lavoro (per il 32%), solo il 21% per prestazioni individuali e il 20% per promozioni. Un messaggio ben compreso dai lavoratori: per guadagnare di più si deve cambiare azienda, spiega Hays. Come si stanno orientando le società per il 2025? Se per il 42% delle aziende non ci saranno politiche retributive aggiuntive, per il 55% sono previsti aumenti, ma contenuti (la maggior parte entro il 5%).

L’insoddisfazione dilaga

E i lavoratori come la prendono? Sei su dieci si ritengono soddisfatti, in linea con lo scorso anno, anche se i totalmente felici rappresentano solo una minima parte (l’8%). Dall’altro lato, però, ci sono 4 lavoratori su 10 che vivono una situazione di “malessere”. Un esercito composto da milioni di lavoratori (perlopiù donne e over 50) pronto a trovare strade alternative. Per l’anno appena iniziato, ben il 51% prevede di lasciare la propria società per un’altra (47%) o per mettersi in proprio (4%), soprattutto per mancanza di opportunità future (per il 44%), stipendio basso (43%), ruolo poco stimolante (32%) e c’è anche chi indica tra le cause il proprio manager (19%).

Quando si guarda ai possibili nuovi impieghi, oltre ovviamente allo stipendio di base, il trend che cresce è quello del pacchetto benefit, indicato da ben il 49% degli intervistati. Seguono i ruoli e i progetti stimolanti (43%), un ambiente lavorativo adeguato (43%), lo smart working (42%) e la crescita professionale (38%).

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